Inter-Juventus è (anche) la vittoria di Marotta: il grande navigatore

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19 Gennaio 2021, 15:21
Giuseppe Marotta Giuseppe Marotta
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Marotta è rimasto all’ombra dei proclami di Inter-Juventus. Ma questa società continua a tenersi in piedi grazie (soprattutto) alla sua figura. L’ex dirigente bianconero è costretto a navigare a vista, ma con le idee ben chiare. E una mano dai risultati la accetta volentieri

ONORI – I tre punti di Inter-Juventus hanno sospinto i nerazzurri di Antonio Conte verso alture luccicanti, difficilmente pronosticabili alla vigilia. E in gran parte dovute alle modalità con cui il derby d’Italia è stato portato a casa, più di mille giorni dopo l’ultima volta a San Siro. La divisione degli onori ha giustamente coinvolto, al medesimo tavolo, una pletora d’invitati, con sezione e posti particolari per chi, una rivincita simile, la covava personalmente da anni. Ad Antonio Conte è addirittura scappato un sorriso compiaciuto, quasi infantile, negli ultimi istanti di partita. Salvo tornare a corrucciare la fronte appena le telecamere e i microfoni si sono riaccesi. E via, di nuovo giù col mercato e i percorsi da seguire, i gap da colmare e le cose che non vanno. Giusto così, d’altronde abbiamo imparato a conoscerlo. Forse non ancora a digerirlo, ma a quello sta provvedendo un individuo rimasto leggermente fuori dal cono di luce che ha ammantato il tavolo dei vincitori. Giuseppe Marotta, il grande navigatore.

ONERI – La bella vittoria contro i bianconeri ha parzialmente offuscato l’humus finanziario in cui l’Inter, e i suoi calciatori, hanno affrontato una gara vitale per le ambizioni del progetto tecnico-sportivo. I discorsi sulla cessione delle quote di Suning hanno lasciato il posto alle sgroppate di Nicolò Barella e ai lanci di Alessandro Bastoni, ma giusto per una serata. Immaginate cosa sarebbe successo se l’Inter avesse perso contro la Juventus, in quello stesso contesto in cui, dopo tre punti così luccicanti, sembra sia di nuovo possibile muoversi a cuor leggero. A Marotta, i tre punti nel derby d’Italia avranno fatto tirare un lungo sospiro di sollievo: può continuare a cucire la sua tela, mediando a fatica tra allenatore, calciatori e proprietà.

FATICHE – L’ex dirigente della Juventus ha messo da parte una pur ineccepibile rivincita personale, concentrandosi sul ruolo che, da quando è arrivato all’Inter (dicembre 2018), ha ricoperto in maniera totale. Accentratore, navigatore, tessitore: il nuovo corso di Suning, l’anno e mezzo di vera “potenza di fuoco”, ha portato Marotta in copertina, che nel frattempo ne ha viste di tutti i colori. Dalla gestione di Mauro Icardi a quella di Lautaro Martinez, assecondando la volontà del club di darsi una dimensione mediatica nuova, probabilmente destinata a posticiparsi di fronte alle difficoltà economiche della pandemia.

TESSITORE – Inter-Juventus, per Marotta, non è stata soltanto una non-sconfitta, ma un preziosissimo collante identitario, per la ciurma di una nave che sta cercando in tutti i modi di tenersi a galla. Ci mancava solo la questione degli stipendi, ad aizzare le correnti avverse, filtrata mediaticamente proprio a ridosso di una partita così importante. Marotta ha rassicurato tutti, ha tirato le file, agendo come un frangiflutti costantemente bersagliato dalle traversie del suo allenatore e dalle difficoltà del comparto societario.

PROSPETTIVE – Non è facile avere a che fare con Antonio Conte. Marotta lo conosce da tempo e ha dovuto incassare malumori e attacchi gratuiti un giorno sì e l’altro pure. Nonostante i chiarimenti di Villa Bellini, il tecnico conserva idee precise, radicate in compartimenti stagni. Ma fino a quando convergeranno coi risultati, e col gioco, nessuno si farà male. In questa fase delicata, il ruolo di Marotta, non è soltanto connesso alle vicende di campo: deve rassicurare, mediare, intessere. Quello dei risultati è certamente un aiuto ipergradito, che attenua i malumori e fa inghiottire le pillole amare di un mercato in stallo, di una famiglia che ha visto spegnersi all’improvviso (o forse no?) le speranze di legare il proprio nome a questa Inter, a questi tifosi e a uomini del calibro di Marotta. Costretti a navigare sempre a vista, sospesi sopra un ponte tibetano di difficoltà.




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