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L’Inter gioca e vince, il Milan parla, picchia e perde! Un derby storico

L’Inter ha vinto lo scudetto della seconda stella nella maniera più entusiasmante possibile: prendendoselo nel derby contro il Milan. Un risultato storico e che segna una pagina impossibile da saltare nella rivalità cittadina.

IL TRIONFO – Campioni d’Italia nel derby. Il sogno dell’Inter e l’incubo del Milan si è materializzato alle 22.43 di ieri sera, quando l’arbitro Andrea Colombo ha fischiato la fine della stracittadina. È lo scudetto più bello di sempre, perché vale la seconda stella e perché festeggiato in faccia ai rivali cittadini. Un qualcosa di impensabile fino a non molto tempo fa, che la squadra di Simone Inzaghi (complimenti, vivissimi) ha reso prima possibile e poi realizzato con un percorso spettacolare, da urlo, che rimarrà impresso nella storia della Serie A. Ma soprattutto in quella della rivalità cittadina, perché dopo i traguardi raggiunti ieri ci sarà per forza un “prima” e un “dopo” quest’ultimo Milan-Inter.

SPAZZATI VIA – Sei vittorie consecutive, record eguagliato. Prima volta che lo scudetto viene assegnato in un derby. Vittoria dello scudetto nel derby in “casa” rossonera. Sorpasso nell’albo d’oro. Seconda stella (punto e basta, come ha detto Benjamin Pavard). Questi sono alcuni dei risvolti che lascia la vittoria di ieri dell’Inter sul Milan. Una manifesta superiorità epocale, che rimarca senza che nessuno possa mettere il minimo dubbio chi sia la squadra più forte di Milano. E in questo momento anche d’Italia, perché in tutta la stagione nessuno è riuscito – a livello nazionale – a frenare la marcia della squadra di Inzaghi. Che ora avrà il giusto premio, cinque passerelle, per quanto fatto finora e proverà magari a togliersi un’altra soddisfazione, ossia raggiungere quota cento punti in classifica. Il tutto raggiunto davanti all’avversario che, assieme alla Juventus, è quello con cui la rivalità è più forte. Tema su cui bisogna soffermarsi.

L’Inter vince giocando, il Milan perde parlando

CHIACCHIERONI – Come al solito, nell’avvicinamento al derby c’era una caratteristica: i milanisti che parlavano. Coi classici proclami, da improbabili tabelle di pseudo-tifosi in cerca di visibilità social fino all’incredibile frase di Davide Calabria. Che gli è tornata indietro come un boomerang, perché nessuno se l’era dimenticata. L’Inter ha scelto una strada: giocare, vincere, diventare campione e zittire tutti. Il Milan, come da tradizione, ha parlato (troppo) prima ed è sparito dopo. Con Stefano Pioli, l’allenatore più perdente nella storia dei derby (dieci su diciassette), che ha evitato la conferenza stampa e la musica a tutto volume per provare (invano) a limitare i festeggiamenti. Oltre alle espulsioni dello stesso Calabria e di Theo Hernandez, che hanno perso la testa e picchiato degli avversari. Due anni fa i milanisti sbeffeggiavano Hakan Calhanoglu, che ora si prende giustamente la rivincita. E alza in faccia al Milan lo scudetto più bello conquistato finora dall’Inter.

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