Bergomi: “L’Inter ha valori, esserne il capitano non è solo per i gagliardetti”

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2 Aprile 2020, 15:09
Giuseppe Bergomi
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Giuseppe Bergomi è stato ospite insieme all’altro ex capitano dell’Inter Javier Zanetti a “Casa Sky Sport” (clicca qui per la prima parte delle dichiarazioni di Zanetti, qui per la seconda parte). Le parole di Bergomi sull’attualità e sulla sua storia in nerazzurro

LA DECISIONE DEL BELGIO – Oggi il Belgio ha deciso di chiudere il suo campionato, fermo come gli altri per l’emergenza Coronavirus (qui la notizia) assegnando il titolo. L’opinione di Bergomi: «Bisogna capire le diverse sensibilità. Assegnare il titolo è relativo, ci sono campionati come quello inglese dove sarebbe assurdo non assegnarlo al Liverpool, mentre da noi le distanze tra Juventus, Inter e Lazio sono minime e diventa difficile. Sono decisioni che vanno rispettate, poi noi vedremo che scelte faremo, ma non mi sorprende questa decisione del Belgio come hanno fatto in altri sport come il rugby. Il nostro calcio muove interessi diversi e quindi siamo in attesa di capire cosa fare».

COME CONCLUDERE IL CAMPIONATO – Bergomi parla delle ipotesi per concludere il campionato: «Sui play-off io sono sempre stato contrario, non si può cambiare un regolamento con cui si è partiti. Poi è difficile inserire solo le prime 3 squadre, al limite ci si può mettere una quarta, ma le altre sono troppo distanziate e non sarebbe giusto per chi ha condotto un campionato di vertice. Se vogliamo trovare una formula per assegnare il titolo sarebbe corretto dare dei vantaggi a chi ha una posizione migliore perché va riconosciuta».

LA MIGLIOR PARTITA E IL MIGLIOR ALLENATORE – Si passa ai ricordi di una vita in nerazzurro, Bergomi ricorda la sua miglior partita con l’Inter e il suo allenatore preferito: «Sono tante partite, ma io ne ricordo una che ha dato il via a una Coppa Uefa. Inter-Aston Villa, abbiamo vinto 3-0 in casa dopo aver perso 2-0 l’andata, ma potrei dirne altre. Tutti gli allenatori mi hanno dato qualcosa, ma se devo fare un nome dico Giovanni Trapattoni».

L’ARRIVO DI ZANETTI – Javier Zanetti arrivò in Italia all’Inter quando Bergomi era già capitano dei nerazzurri, così ricorda il primo impatto con il nuovo compagno di squadra proveniente dall’Argentina: «Javier è stato straordinario. Io avevo accolto lui e Rambert insieme al povero Giacinto Facchetti e al Presidente Moratti. Mi ricordo il primo allenamento a Cavalese dove non gli toglievi mai la palla e mi sono detto “ahia, questo è forte”. Ne ha messi tanti in panca, anche se avevamo ruoli diversi, si giocava ancora con il libero e i marcatori. Lui aveva un altro ruolo e poteva interpretarlo in difesa o centrocampo. Ma soprattutto aveva un ruolo di leadership e di capitano che poi è diventato».

CHE COSA RAPPRESENTA L’INTER – Bergomi specifica cosa significa per lui l’Inter: «Vuol dire tanto. Ogni squadra ha dei propri valori, non dico che all’Inter sono migliori o peggiori, ma sono diversi. Io e Zanetti siamo stati capitani e indossare quella fascia non voleva dire solo scambiare gagliardetti, ma avere dei valori. Quei valori che accomunano questi colori, c’è anche la canzone “Pazza Inter” che dice sofferenza, soffrire per un risultato. I tifosi sanno quello che il giocatore dà e cosa vogliono dal giocatore, che sudi la maglia. I valori sono uguali per tutte le squadre, ma quelli dell’Inter sono diversi e particolari».

IL RUOLO DI ERIKSEN – Si passa all’attualità e al ruolo dell’ultimo arrivato in casa Inter, Christian Eriksen, che fino a prima della sospensione della stagione aveva mostrato grandi doti tecniche ma anche difficoltà di inserimento tattico negli schemi di Antonio Conte: «Io all’inizio avevo individuato le criticità di Eriksen che poi sono emerse. Io penso non possa giocare davanti alla difesa, come diceva anche Capello un giorno al club, perché anche se ha tempi di gioco e piedi buoni non ama il contatto fisico e in quella zona lo devi avere. Io penso che lui sia bravo quando arriva vicino alla porta perché sa calciare e dare le palle importanti, quelle sono le sue doti».

IL MIGLIOR COMPAGNO – Si chiude col miglior compagno di squadra avuti all’Inter e Bergomi cita due mostri sacri della storia nerazzurra: «Davanti ci metto Matthaus per mentalità. Lothar era un vincente in assoluto. Mentre in tecnica e velocità quello che ho visto fare a Ronaldo non l’ho visto fare a nessun altro».


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