Inter, Gagliardini è imprescindibile per Conte? Proviamo a capire perché

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23 Luglio 2020, 08:22
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Roberto Gagliardini ha fatto parlare molto di sé da quando è ripartita la Serie A. Stando ai numeri, è diventato un uomo essenziale per Antonio Conte. In questo pezzo cerchiamo di capirne i motivi

ESSENZIALE – Con la presenza in Inter-Fiorentina, Roberto Gagliardini ha messo insieme la decima partita da titolare consecutiva. Dopo il lockdown, insomma, le ha giocate tutte dal primo minuto, in Serie A. L’ultima panchina, infatti, risale alla semifinale di ritorno di Coppa Italia contro il Napoli. Gagliardini, in quell’occasione, è rimasto a guardare durante tutti i novanta minuti. Ma dopo quell’amaro pareggio, al San Paolo, soltanto in due occasioni Gagliardini è uscito dal campo prima del 70′: contro Roma e Brescia. In molti si sono interrogati su questo apparente feticismo di Antonio Conte per l’ex Atalanta, soprattutto dopo il goffo errore da pochi passi contro il Sassuolo. Alcuni lo considerano ormai inevitabilmente imprescindibile, altri non sopportano più la sua presenza in campo e Gagliardini è diventato per loro il capro espiatorio di qualunque mancata vittoria. Come al solito, la realtà è un po’ più complessa di così.

GERARCHIE – Presenze e minutaggio di Gagliardini non mentono. L’ex centrocampista di Atalanta e Vicenza è ormai una costante nelle (non)rotazioni di Antonio Conte, in quel reparto. In realtà, Gagliardini è solo undicesimo per presenze stagionali in Serie A (22) e decimo per minuti totali in campionato (1700) tra i suoi compagni. Ciò è dovuto soprattutto ad una prima parte di stagione in cui il classe ’94 ha avuto qualche acciacco fisico di troppo e il tecnico, quando poteva, ha ampiamente dimostrato di preferirgli Matias Vecino. Ma l’uruguaiano sta combattendo con dei problemi recalcitranti al menisco del ginocchio destro (QUI le ultime). Inoltre, il rapporto tra l’ex Fiorentina e Conte sembrava essersi pesantemente incrinato a gennaio. In ogni caso, proprio in quel periodo (19 gennaio – 16 febbraio) Gagliardini era ancora alle prese con un problema fisico e per risalire all’ultima volta che aveva messo insieme più di 4 presenze di fila, dal 1′, bisogna tornare ai mesi di ottobre e novembre.

TATTICA E CIRCOSTANZE – Gagliardini ha messo a segno 4 gol in Serie A, percorre più di 10,5 km a partita (quarto nella graduatoria della squadra) e ha tirato 25 volte verso la porta: poco meno di Antonio Candreva e Marcelo Brozovic, ma quasi come gli attaccanti, che però vantano molte più presenze di lui. Sarebbe scontato sottolineare che le circostanze hanno teso a Gagliardini una grossa mano nel mettere insieme tutti questi bei numeri. Le lunghe assenze, alternate, di Nicolò Barella e Brozovic hanno svuotato il centrocampo di Conte delle sue naturali alternative. Col passaggio al 3-4-1-2, inoltre, Borja Valero è diventato un riferimento sulla trequarti, più che nei due di mezzo, a cui è richiesto un lavoro molto più dispendioso fisicamente. Inoltre, Gagliardini possiede caratteristiche che, in linea di massima, Conte ha dimostrato di apprezzare. Fisicità e capacità di inserimento sono in cima alla classifica delle richieste del tecnico per un papabile nuovo acquisto a centrocampo.

HOMO NOVUS? – Attenzione, però. Non si sta dicendo che Gagliardini è diventato un totem della mediana dell’Inter. Antonio Conte, come sappiamo, ha in mente un profondo restyling della sua rosa e l’ex Atalanta è sulla black-list dei partenti già da prima del goffo errore contro il Sassuolo. Anzi, con molta probabilità il tecnico ha cercato solo di recuperarlo psicologicamente dopo quell’errore, concedendogli altre chance per rimettere in piedi la sua credibilità. La mossa non è stata fuori luogo, anche perché nelle ultime due uscite Gagliardini è sembrato tra i più positivi (QUI la nostra valutazione sulla sua partita di ieri).

FUTURO – Ma quindi la risposta alla domanda di sopra? Gagliardini è davvero così imprescindibile per Conte? I numeri dicono di sì, questo tuttavia non lo rende un baluardo inscalfibile. Le circostanze hanno avuto la loro quota di responsabilità ma occhio a darlo per sicuro partente in sede di mercato. A Conte piace molto lavorare sull’aspetto psicologico di questo tipo di calciatori e difficilmente l’Inter deciderà di mettere in vendita sia lui che Vecino.




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