Vidal-Inter, una frase per entrare nella testa di Conte! E il “nemico” chiama

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27 Dicembre 2019, 15:50
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Vidal e l’Inter di nuovo vicini (vedi articolo). La dirigenza nerazzurra, su specifica richiesta di Conte, sta provando a dare l’assalto al cileno che sembra gradire la destinazione. L’età del centrocampista classe 87′ potrà far storcere il naso a qualcuno, ma il suo arrivo non sarebbe casuale

PUPILLO GUERRIERO – Che Arturo Vidal sia un pupillo di Antonio Conte ormai è chiaro a chiunque. Che Vidal possa far comodo all’Inter è talmente chiaro a Conte da aver convinto la dirigenza nerazzurra a intavolare una difficile trattativa con il Barcellona. L’arte della persuasione del tecnico leccese colpisce ancora, così come la sua propensione al calciatore guerriero. E chi più di Vidal?

METAFORA BELLICA – Risalta ancora una volta la metafora bellica, sì. Un linguaggio tanto caro a Conte, per ovvi motivi. E allora, per riagganciarsi al probabile arrivo di Vidal, citiamo una famosa frase: “Se conosci il nemico e te stesso, la tua vittoria è sicura. Se conosci te stesso ma non il nemico, le tue probabilità di vincere e perdere sono uguali. Se non conosci il nemico e nemmeno te stesso, soccomberai in ogni battaglia“. Escludiamo che l’Inter non conosca se stessa, innanzitutto perché finora ha dato prova del contrario e poi perché Conte non permetterebbe mai il contrario.

CONOSCERE IL NEMICO – Dunque, se conosci il nemico e te stesso la tua vittoria è sicura. Se lo sarà ripetuto spesso Conte e sarà arrivato alla conclusione che per conoscere (e magari battere…) quel nemico che una volta era un alleato e che spadroneggia in Serie A da otto anni, il miglior modo è arruolare (sì, usiamo questo termine non a caso) un soldato che ha una conoscenza ben approfondita. Vidal, appunto.

CONTROMOSSE – Il nemico, da parte sua, sa che Conte è una mina vagante. Uno che intende arrivare in fondo e che non mollerà mai. E quindi cosa fa? Chiama Vidal, nonostante un centrocampo che non avrebbe bisogno di chissà quali ritocchi. Ma lo chiama per provare a infastidire il suo doppio ex (giocatore/allenatore), il suo ex dirigente Beppe Marotta e soprattutto perché l’Inter è un avversario da temere. Quindi da rispettare. E dunque sgambettare.




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