Cairo: “Serie A in estate, rischia di esserci un problema. Rimedi…”

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26 Marzo 2020, 23:24
Urbano Cairo
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Cairo, presidente del Torino, è dubbioso sulla possibilità che la Serie A sfori oltre il 30 giugno prospettata da Gravina (vedi articolo). Secondo lui ci sarebbero problemi anche sulla stagione 2020-2021, perciò sarebbe meglio chiuderla qui e aspettare che il Coronavirus passi.

DIFFICOLTÀUrbano Cairo non vede la Serie A pronta a ripartire: «Secondo me benissimo il fatto di voler salvare i campionati, le coppe e tutto quello che si può salvare. Però andare troppo in là coi tempi, quindi andare oltre il 30 giugno, rischia di essere un problema: rischi di intaccare una stagione futura. Se parlassimo del 30 luglio vorrebbe dire che ad agosto i calciatori dovrebbero riposarsi, perché la stagione sarebbe stata troppo dura e troppo stressante per questi cambiamenti. Poi avresti un mese per prepararti, con amichevoli e altro andresti a giocare a metà ottobre. Diventerebbe una cosa molto particolare e molto complicata, rischiando davvero di compromettere non una ma due stagioni. Credo che dobbiamo cercare in tutti i modi di giocare e terminare il campionato entro il 30 giugno, poi non ci dev’essere accanimento perché rischiamo di fare un errore anche per la stagione prossima».

SERIE A AL BIVIO – Cairo prosegue: «Si pensa di poter ripristinare una vita in qualche modo normale alla fine di maggio. Vuol dire che venti giorni per allenarti e due mesi per completare il campionato e le coppe: arrivi a sforare la stagione dopo. Il problema è come riuscire a risolvere questa situazione, assolutamente epocale e mai vista prima, totalmente imprevista. Per quanto riguarda la classifica non so quale sarebbe la soluzione, è una cosa che va discussa in FIGC e nelle varie leghe per trovare le soluzioni. Questa è una situazione senza precedenti, quindi ci vogliono anche rimedi senza precedenti. Non puoi ignorare la situazione: mi ricordo le prime riunioni che facevamo via Skype coi presidenti. Qualcuno diceva: “Beh ma adesso noi continuiamo ad allenarci, riprendiamo a giocare e lo facciamo a porte chiuse”. Io dicevo che non sarebbe stato possibile, perché il numero di casi sarebbe stato importantissimo».


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