Gravina: “Rispetto per il calcio. Serie A a 22 squadre? Lo escludo”

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26 Marzo 2020, 13:38
Gabriele Gravina
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Gabriele Gravina, presidente della FIGC, ha parlato ai microfoni di “Sky Sport” di come il calcio affronta e affronterà l’emergenza Coronavirus

COVERCIANO A DISPOSIZIONE – Gravina annuncia che la FIGC ha messo a disposizione le strutture di Coverciano per combattere la pandemia: «Il calcio ancora una volta ha dimostrato una grande sensibilità nel cercare di stare sempre più vicino ai suoi tifosi e lanciare messaggi di solidarietà e soprattutto comportamenti votati a una grande solidarietà, con un grande abbraccio a chi soffre. Alcune idee, come le regole del gioco, alla campagna di solidarietà lanciata dai campioni del 2006 come Cannavaro e Del Piero e gli altri, alla solidarietà delle società. Vorrei aggiungere l’ultimo tassello per lanciare una campagna di sensibilizzazione nel rispetto delle norme, oggi la Federazione mette a disposizione il suo gioiello di famiglia. Abbiamo proposto, ringrazio Dario Nardella sindaco di Firenze e gli assessori per aver accettato la nostra disponibilità di mettere il Centro Tecnico di Coverciano a disposizione. Abbiamo messo a disposizione una palazzina per i vigili del fuoco, oggi mettiamo a disposizione la foresteria per medici, infermieri e tutti coloro che ne hanno bisogno e la grande palestra dove ricavare 20-30 posti per rianimazione. Questo è il calcio che vive, che mostra il suo vero lato, di stare vicini ai tifosi. Siamo pronti a mettere in campo le nostre energie per questo processo che tutti insieme dobbiamo percorrere e vincere».

IL CALCIO DEVE RINNOVARSI – Gravina parla di un calcio che si rinnoverà da questa esperienza: «Noi abbiamo la massima disponibilità, il calcio è migliore di quello che dicono tanti. Il calcio non chiede risorse al Governo, è solo in un momento di riflessione, fa le sue analisi economiche, ma in tanti cercano di strumentalizzare la dimensione economica. Oggi vanno analizzate le reali dimensioni del mondo del calcio, stiamo cercando di difendere il trascorrere del tempo che accompagna il calcio e cerchiamo di adattare la storia e le sue dimensioni ai nuovi valori che stiamo riscoprendo in queste giornate e stiamo cercando nuovi fattori di sviluppo. Tutti assieme dobbiamo sviluppare maggiore capacità di adattamento e la capacità di coinvolgere tutti in un progetto comune. Lo dico senza false retoriche, ciò che il calcio fa in queste giornate è un processo di autodeterminazione. Noi abbiamo dei problemi ma stiamo cercando di risolverli al nostro interno con la consapevolezza che un processo di innovazione dipende anche dalla capacità che avrà il mondo fuori dallo sport».

NECESSARIA L’UNITA’ – Gravina dice che in questo momento è fondamentale l’unità che il mondo del calcio ha creato intorno alla Federazione: «Il calcio ha ritrovato un’unità di intenti nel riconoscere il ruolo centrale della FIGC e non avveniva da tempo. Questo stato di emergenza ha reso tutti coscienti, questo messaggio è consolidato al nostro interno. Ci sono stati dei momenti di scambio di dialettica anche abbastanza accesi, ma io mi chiedo che cosa non è stato, nel nostro paese, in emergenza come questa, un momento in cui tutti hanno ritrovato unità? La dialettica aiuta a rinforzare i vincoli e i limiti all’interno di tante istituzioni. Non entro nel merito di altri settori, ma anche tra gli imprenditori abbiamo avuto conflittualità. Oggi è il momento di abbandonare le polemiche, non lo dico come calcio, ma come forza economica del paese. Stiamo vicino a chi sta in prima linea a cui rivolgo un grande applauso e un grande abbraccio, sono persone che rischiano la vita. Il calcio ora interessa meno al paese, ma è la terza industria del paese, è un elemento che genera entusiasmo. Oggi abbiamo riscoperto l’esigenza che sia la FIGC l’unico interlocutore nel rappresentare le esigenze delle diverse componenti».

CHIUDERE IL CAMPIONATO AL 30 GIUGNO? – Gravina parla della possibile chiusura del campionato: «Noi abbiamo un piano a cui abbiamo dato priorità, il valore della competizione. Tutti saremmo felici e contenti di definire gli organici sul campo. Ci siamo attivati affinché la FIFA, che ha già avviato una task force per rivedere i tempi e le proroghe dei contratti. Oggi la deadline è il 30 giugno, attendiamo comunicazioni da UEFA e FIFA che si stanno impegnando tanto per trovare una soluzione che salvi il campionato. Per noi l’ideale è andare oltre il 30 giugno con deadline al 30 luglio, con partenza entro maggio. Come tutti oggi sostengono dobbiamo attenerci al rispetto delle ordinanze, alle indicazioni che arrivano dalle autorità politiche e scientifiche. Dipendiamo dall’OMS, non possiamo prevaricare il loro ruolo. Il calcio deve arrivare in fondo ma nel rispetto delle indicazioni delle autorità sanitarie».

L’ASSEGNAZIONE DEL TITOLO – Gravina al momento non pensa all’ipotesi di assegnare il titolo senza finire il campionato: «Abbiamo pensato che se non si può giocare faremo delle riflessioni per salvare il valore raggiunto sul campo, non gli abbiamo dato attenzione perché permettetemi di essere ottimista. L’assegnazione del titolo è un tema su cui ci soffermeremo, spetta al Consiglio Federale. Sottolineo che mi piace sognare che questo campionato si possa finire, lo dico non solo per togliere imbarazzo al Consiglio, ma lo dico perché avremmo superato questo bruttissimo incubo».

CAMPIONATO IN AUTUNNO – Irrealistico pensare di chiudere il campionato in autunno: «No, andremmo a compromettere in maniera decisiva anche il campionato 20/21. A giugno del 2021 abbiamo l’Europeo e con un altro blocco che ci farà riflettere sulle decisioni da prendere e le prenderemo in tempi rapidi».

NON SOLO LO SCUDETTO – Non c’è solo lo scudetto, ma tutto un mondo sotto la Serie A che dovrà essere definito: «Noi pensiamo che il calcio italiano vive solo per lo scudetto, ma abbiamo dei campionati dilettantistici e professionistici. Dobbiamo assegnare i posti in Europa, promozioni e retrocessioni, dobbiamo comunque arrivare alla definizione degli organici per la stagione 20/21».

RICHIESTA DI MODERNITA’ – Gravina chiede che la politica intervenga snellendo le leggi che regolano il mondo del calcio e dello sport: «Dobbiamo cercare da soli i nostri fattori di sviluppo affidandoci a tutte le capacità imprenditoriali. Noi chiediamo un processo di innovazione per applicare i fattori di sviluppo. Non chiediamo soldi, chiediamo solo uno snellimento di alcune norme che oggi fanno da tappo e generano una serie di processi penalizzanti, ma non per il calcio, per lo sport. La legge fondamentale dello sport è del 1981, siamo nel 2021, voi pensate che dopo 40 anni lo sport italiano possa essere disciplinato da una legge di 40 anni fa? Abbiamo bisogno di ammordenamento, abbiamo bisogno che lo sport italiano abbia quella considerazione e rispetto che non solo merita sul campo, ma che dimostra attraverso comportamenti virtuosi verso il Paese. E’ un atto doveroso da parte della politica».

QUALI INTERVENTI – Gravina parla di alcuni interventi legislativi, in particolar modo l’istituzione di un fondo salva calcio: «Io tengo molto al rispetto del diritto d’autore, all’esigenza di creare un fondo salva calcio a cui la FIGC e la FIFA vogliono partecipare. Tutti insieme, compresi i calciatori, da cui ho avuto grande disponibilità. In questo fondo vogliono entrare tutti, quando il calcio va in emergenza tutti dobbiamo essere in grado di dimostrare sensibilità».

CONTATTI INTERNAZIONALI – «Io sono in contatto costante con FIFA e UEFA, io ieri ho avuto uno scambio di opinioni col presidente spagnolo. Io mi sto confrontando col mondo internazionale, non ho il dono dell’infallibilità e dell’esclusività. Sto cercando di imparare e studiare, captando delle esigenze non solo nel mondo del calcio. Per questo chiedo e sono convinto che la Uefa, come organismo di sintesi, ci darà una grande mano insieme alla FIFA».

I NUMERI DELLA CRISI – Gravina ritiene che le cifre ipotetiche sui costi della crisi siano eccessive: «Io credo che le cifre che circolano in questi giorni le ritengo particolarmente elevate. Sono cifre che mi sembrano fuori da ogni logica. Il mondo del calcio vive la sua emergenza all’interno di un’emergenza che colpisce tutto il paese. I presidenti delle società sono imprenditori e vivono la crisi, i nostri tifosi sono lavoratori che subiranno anche loro delle criticità e vivranno maggiormente questo momento di emergenza. Tutti insieme dobbiamo trovare il modo per uscire da questa emergenza. Dobbiamo trovare responsabilità, umanità e coerenza, nel momento in cui si dice di amare il calcio dobbiamo dimostrarlo».

SERIE A CON 22? – Gravina boccia l’idea di una Serie A a 22 squadre: «Sento tantissime ipotesi. Abbiamo le norme e non è facile cambiare i format. L’ipotesi di passare alla Serie A a 22 con un campionato in ritardo, con esigenza di fare meno partite e arrivare alla definizione del campionato 20/21, una Serie A schizofrenica. Si passerebbe da richiedere 18 squadre ad averne 22 e diventerebbe ingestibile».

CRISI PER TUTTO IL CALCIO – Gravina ritiene che la crisi coinvolga tutto il calcio, non solo la Serie A: «Io sono preoccupato per il calcio dalla Serie A al mondo dilettantistico che rischia di perdere 3000 società. Penso alla Lega Pro e alla Lega di B con tutto quello che devono sostenere e il momento di difficoltà della Lega Serie A quando non può fare affidamento su risorse stabili. Lascio fuori tanti luoghi comuni sul calcio. Il mondo del calcio è un mondo che non è esclusiva della FIGC, è di tutto il paese».

GLI EUROPEI – La Uefa ha dovuto rinviare gli Europei: «Con Mancini abbiamo condiviso da subito l’idea del rinvio degli Europei. Ci è dispiaciuto tantissimo, ho pensato ai volontari coinvolti nell’organizzazione, a tutta la struttura della Federazione impegnata, all’impegno del Coni e del Comune di Roma per un evento straordinario. Con Mancini ne abbiamo parlato, l’ho sentito molto sereno e tranquillo come è ormai nel suo stile. La sua battuta che non posso offuscare è che invece di vincerlo nel 2020 lo vinceremo nel 2021».

FIDUCIA AI MEDICI – Gravina invita ad avere fiducia nei medici: «Ci sono medici che hanno consapevolezza delle cose, dobbiamo affidarci a gente esperta. Invito tutti a partire insieme e arrivare insieme».

I RIENTRI DEGLI STRANIERI – Si chiude con un commento sui giocatori stranieri tornati alle loro case dietro autorizzazione delle società: «I calciatori sono uomini, hanno le loro famiglie e tutti hanno bisogno di sentirsi protetti. Mi affido alle decisioni delle singole società. Io rispetto quello che vivono in tanti senza dimenticare che parliamo di professionisti e quando ci sarà una decisione definitiva si rientrerà tutti nel più ampio rispetto degli equilibri».


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