Valencia-Inter: gambe pesanti, teste pensanti. La qualità è (solo) Esposito

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11 agosto 2019, 01:12
Sebastiano Esposito

Quinta (e ultima?) amichevole di lusso dell’Inter, che ottiene un’altra vittoria ai rigori: l’1-1 in rimonta, con pareggio di Politano proprio dal dischetto, viene trasformato in 7-8 dopo la lotteria finale, decisiva la realizzazione di Bastoni. Un primo tempo da dimenticare per la squadra di Conte, che nella ripresa migliora la propria organizzazione tattica e recupera lo svantaggio grazie a uno spunto di Esposito. Ecco alcune considerazioni tecnico-tattiche dopo Valencia-Inter

MODULO E FORMAZIONE – La sesta Inter stagionale di Conte, in casa del Valencia, è una conferma del solito 3-5-2 con il gradito ritorno di un attaccante vero (Lautaro Martinez) nel reparto offensivo. Ecco l’undici iniziale: Handanovic; D’Ambrosio, de Vrij, Skriniar; Candreva, Barella, Brozovic, Sensi, Dalbert; Lautaro Martinez, Politano.

DIFESA – Il pacchetto arretrato soffre più delle ultime uscite, molto di più, sinonimo che la settimana di lavoro è stata piuttosto impegnativa dal punto di vista atletico. Il gol del Valencia arriva al 38′ con un inserimento di Soler, che di testa trafigge Handanovic, quest’ultimo chiamato a respingere più di una conclusione ravvicinata e dalla distanza nel corso della partita, mentre non riesce a parare nemmeno un rigore nella lotteria finale. La linea a tre balla troppo, stavolta anche de Vrij non è impeccabile, soprattutto in un paio di interventi pensati per giocare d’anticipo e bucati a tal punto di dover rincorrere gli avversari, anche se al 90′ salva sulla linea un gol già fatto, mentre D’Ambrosio sul centro-destra alterna errori (posizionamento troppo alto a lasciare praterie alle sue spalle) e buoni interventi (diagonali difensive disperate ma efficaci), più complicata la prestazione di Skriniar, ancora lontano dalla condizione ideale e talmente imballato da faticare sia impostazione sia in marcatura, compresa quella in occasione del gol dell’1-0 spagnolo.

CENTROCAMPO – La difesa non brilla, ma in mezzo al campo non regna sicuramente lo spettacolo, anzi. La regia affidata a Brozovic non riesce a illuminare il gioco della squadra, priva di spunti nella prima parte e solo nella ripresa più incline ad avere un ritmo accettabile, ma il croato in questa occasione è più croce che delizia, il problema è che Barella sulla sua destra riesce addirittura a fare peggio, disordinato e impreciso nella maggior parte delle giocate, molto meglio Sensi che sul centro-sinistra è l’unico a mettere in mostra un certo livello di qualità nelle imbeccate verticali e nelle accelerate per cambiare ritmo alla manovra, che per il resto resta sterile. Sulla destra male Candreva, in involuzione rispetto alle partite precedenti e capace di sbagliare cross, semplici passaggi e movimenti tardivi lungo tutta la fascia, ad esempio dalla sua “marcatura” arriva il cross dell’1-0, però Dalbert a sinistra non fa meglio, escludendo un recupero in difesa a squadra completamente mal posizionata e spiazzata in contropiede.

ATTACCO – Una prestazione sottotono non può mancare di critiche nel reparto avanzato, dove l’improvvisazione regna sovrana fin dal primo giorno di ritiro. Conte contro il Valencia testa la coppia più leggera a disposizione: Politano agisce intorno a Lautaro Martinez senza toccare mezzo pallone, in pratica corre a vuoto per il campo e all’82’ riesce a sorpresa a entrare sul tabellino calciando bene il rigore dell’1-1, mentre l’argentino non trova gli spunti giusti per farsi notare, pur provando a portare pressing e cercare la giocata, ma è evidente che dopo pochi giorni di lavoro non sia assolutamente nelle condizioni per fare la differenza da solista in un reparto senza rifornimenti.

SECONDO TEMPO – La ripresa si apre senza modifiche per Conte, che solo al 70′ mette in azione la prima girandola di cambi (Bastoni, Vecino, Gagliardini, Asamoah ed Esposito per Skriniar, Barella, Sensi, Dalbert e Lautaro Martinez), seguita all’83’ dalla seconda (Dimarco, Borja Valero e Longo per Candreva, Brozovic e Politano). L’Inter termina così la partita: Handanovic; D’Ambrosio, de Vrij, Bastoni; Dimarco, Vecino, Borja Valero, Gagliardini, Asamoah; Esposito, Longo. In difesa Bastoni si prende tutta la scena solo nel momento in cui segna il rigore decisivo per la vittoria dell’Inter; a centrocampo Vecino ha un paio di “fiammate” che cambiano un po’ l’inerzia della staticità finale e spiazza pure Cillessen dal dischetto, solito Borja Valero che gioca da fermo con la visione di gioco ma senza ritmo, mentre Gagliardini si fa notare perché gioca a testa alta negli spazi più ampi e fa centro dagli undici metri, interessante Dimarco messo fuori ruolo sulla fascia destra dove si rende protagonista dell’unico vero tentativo dell’Inter con un pericoloso tiro mancino che va di poco sopra la traversa, inoltre segna un rigore splendido, primi minuti a sinistra per Asamoah, che macina i primi metri ed è fortunato dal dischetto con la sua dubbia conclusione centrale; in attacco Esposito entra e con una serpentina in area si procura il rigore che permette all’Inter di pareggiare, poi ovviamente segna il suo nella lotteria finale, così come Longo, che nei minuti finali mette grande impegno, soprattutto in ripiegamento.

CONSIDERAZIONI – Un inizio terribile che va via via scemando fino a ottenere un insperato pareggio su rigore e poi la vittoria dagli undici metri. L’Inter di Valencia non c’è nelle gambe, ma per fortuna sa ritrovarsi nella testa. Nella prima mezz’ora non funziona nulla poi, appena inizia a compattarsi la squadra intorno alle giocate dell’unico illuminato (Sensi), arriva il gol che costringe la squadra di Conte a reagire, nella ripresa. Un’altra volta l’Inter è due facce, meglio la seconda che la prima. La qualità del gioco è bassa, forse fin troppo. La voglia di non perdere è alta, orgogliosamente alta. Questo è il segreto di una brutta Inter che può trasformarsi in una squadra convincente solo grazie alla grinta che spinge i giocatori a cercare la via del gol senza avere in campo profili buoni per andare a segno. Certo, serve anche la qualità, ma se – a parte a sprazzi da Sensi – quella arriva solo dal classe 2002 Esposito c’è da porsi qualche domanda, no? Basterà uno stato di forma migliore di Lautaro Martinez e compagni? Basterà inserire nei meccanismi il super colpo Lukaku? Basterà riorganizzare il 3-5-2 con i giocatori non presenti a Valencia (Godin, Lazaro e il già citato Lukaku) e quelli in arrivo dal mercato? Chissà. Forse. Probabilmente. Quella a disposizione di Conte è una finta Inter, che non ha nulla o quasi da vedere con l’undici ideato dal tecnico leccese. Eppure anche contro questo buon Valencia non si subisce più di un gol e si riesce a strappare un successo last minute. Sono segnali importanti. Piccoli, ma importanti. Conte sta lavorando più sugli uomini che sui calciatori, più sulla testa che sui piedi: le gambe sono pesanti in piena fase massacrante a opera di Pintus, le teste pensanti nell’attivarsi per non voler perdere a nessun costo. Adesso sotto con il mercato, perché contro il Lecce non saranno ammessi altra crash test: tra due settimane i tre punti serviranno entro i 90′ più recupero, altro che lotteria dei rigori finali…

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