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L’Inter vince e convince. Icardi segna. I numeri confermano le scelte estive

Il turno di Champions League appena concluso ha regalato una vittoria fondamentale all’Inter di Antonio Conte, oltre alla prima doppietta di Mauro Icardi con la maglia del Paris Saint-Germain. L’argentino fa un altro passetto verso il riscatto, i nerazzurro sono già andati oltre la sua assenza. E i numeri stanno iniziando a dar ragione a Marotta. 

C’ERAVAMO TANTO AMATI – La vittoria dell’Inter contro il Borussia Dortmund è coincisa col day after della prima doppietta parigina di Mauro Icardi. Non può essere una coincidenza. Bensì una dimostrazione del fatto che i due coniugi sono effettivamente giunti a separazione, dopo un accordo pre e post matrimoniale firmato tra rivoli di sangue e stridore di denti. Un divorzio che, fino a dodici mesi fa, appariva quasi sacrilego e improbabile, ma che adesso sembra essere sfociato in nuova vita per entrambe le parti. In mezzo, come noto, una serie di polemiche e un caso mai realmente smontato, e che tornerà a battere un ultimo colpo di coda in estate.

DIFFERENZE – L’Inter e il suo ex capitano, Mauro Icardi, hanno intrapreso due strade distinte. Il tempo dirà chi ha scelto la via luminosa, quella con gli uccellini e gli arcobaleni sfavillanti, e chi invece sarà finito in mezzo a foreste oscure e paludi tenebrose. Per adesso, l’unica certezza sono i numeri, che forniscono una prima panoramica del cambiamento concettuale imposto da Antonio Conte. L’Inter ha impennato l’incisività del suo rendimento, mettendo in fila sette vittorie e una sconfitta nelle prime otto gare stagionali. Lo scorso anno i successi erano stati appena cinque a questo punto del campionato, inframezzati da un paio di sconfitte criminose con Parma e Sassuolo. Oltre all’hollywoodiano pari interno contro il Torino.

CONTRIBUTO VARIO – Scendendo ancora più in profondità, è curioso notare (al netto dei luoghi comuni d’agosto inoltrato), che l’ultima Inter di Luciano Spalletti aveva mandato in rete ben nove marcatori diversi, a fronte degli otto della prima creatura di Conte. Di questi nove, due erano difensori (Danilo D’Ambrosio e Stefan de Vrij, per la precisione), mentre ad oggi è soltanto l’ex Torino ad aver timbrato il cartellino in area avversaria. Il dato interessante, tuttavia, viene dagli altri due reparti. L’Inter 2018/2019, nelle prime otto giornate di Serie A, aveva ricevuto un contributo di sei reti dai suoi centrocampisti, considerando Ivan Perisic e Radja Nainggolan  come parte forzata (ma integrante) del reparto (dati transfermarkt). L’unico mediano vero a trovare la via della rete era stato Marcelo Brozovic. La differenza sostanziale è che la nuova disposizione in mezzo al campo insiste sugli inserimenti logoranti delle mezze ali. Questo nuovo atteggiamento ha portato in gol anche Roberto Gagliardini, il sorprendente Stefano Sensi e il ritrovato Antonio Candreva.

MONOPOLIO ROTTO – Parliamo, a tal proposito, di centrocampisti puri, chiamati al lavoro sfiancante nelle due fasi. E per questo motivo teoricamente meno lucidi nei pressi della porta avversaria. Ma il lavoro sporco e funzionale degli attaccanti è evidentemente finalizzato proprio alla compartecipazione offensiva degli incursori di metà campo. Arrivando proprio al reparto dei frombolieri, la differenza è schiacciante: i tre gol di Icardi, nelle prime otto partite, avevano monopolizzato la produzione di marcature della squadra, sommatoria dei contributi singoli di un ancora incerto Matteo Politano e di un balbettante Lautaro Martinez. Questa differenza di numeri è significativa se inquadrata non soltanto all’interno di un upgrade generale di risultati, ma soprattutto nell’ottica di una diversificazione dei concetti di gioco in essere.

RIALZARSI – Qui diventa opportuno tornare alle origini della discussione. Durante la crisi-Icardi, che ancora poco lontana dalla sua conclusione, l’Inter si è mostrata contemporaneamente in balia degli evidenti (confronto diretto con l’Eintracht Francoforte) e capace di sovvertire clamorosamente l’esito degli stessi (derby vinto contro il Milan e salvataggio di D’Ambrosio all’ultimo respiro). La rivoluzione estiva ha dato ai nerazzurri nuove certezze, oltre al conforto di poter sopravvivere all’abbandono e al tradimento del suo precedente amante argentino. La cartina dei numeri, inoltre, fa filtrare un atteggiamento diverso dei meneghini in fase offensiva. Il centravanti non è più il solo imbuto di sfogo del lavoro prodotto dagli esterni di fascia, ma spesso ne è la sorgente a monte. Dividendosi il lavoro (oltre che le opportunità), Romelu Lukaku e Lautaro Martinez sono già andati a segno rispettivamente cinque e quattro volte in campionato.

VITA NOVA – Di requisitorie contro Icardi, e contro il mancato sviluppo di soluzioni offensive che la sua egemonia portava, ne sono state fatte tante. Non è questa la sede più opportuna per inveire contro il centravanti albiceleste e i suoi crimini di guerra. Ma è certamente questo il luogo in cui affermare con forza che un’alternativa, per entrambi gli ex coniugi, c’è: limpida, chiara e percorribile. Icardi è un illuminato degli ultimi sedici metri e nessuno può negarlo. L’Inter, che come ricorda Paolo Condò (vedi articolo) con ‘Maurito’ in squadra non è mai andata oltre il quarto posto, ha cambiato pelle. Quello che prima era un amore a senso unico tra un (ex)capitano e la sua maglia, si è trasformato in una relazione a carattere aperto per la compagine nerazzurra. Conte ha il suo harem di scelte formose in attacco. E fino a prova contraria i numeri gli stano dando ragione, senza bisogno di scappatelle extraconiugali.

 

 

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