Conte si assume le responsabilità ma a questa Inter non basta più reagire

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5 Luglio 2020, 23:51
Antonio Conte Inter
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Conte non è deluso, di più. Non è arrabbiato, peggio. Inter-Bologna rischia di essere una partita cruciale per le sorti nerazzurre. Non tanto per la stagione attuale, già compromessa per tanti altri motivi. Nel programmare la prossima il tecnico vorrà mettere in chiaro fin da subito cosa serve per vincere. Ma soprattutto chi serve

ASSUNZIONE DI COLPA – È colpa mia. La colpa è dei miei calciatori ma è anche colpa mia. Anzi, la colpa è dei calciatori che mi hanno dato ma è anche mia. O meglio, la colpa è dei calciatori inadeguati che ho trovato per provare a vincere qualcosa ma anche mia. Le parole di Antonio Conte al termine di Inter-Bologna suonano più o meno così. Da una parte difende il gruppo. Dall’altro lo distrugge. E la cosa “divertente” è che non ha assolutamente torto. Tutt’altro. Conte ha ragione. Purtroppo. Conte ha ragione perché gli hanno chiesto di fare miracoli con un’Inter incapace di fare mezza cosa buona in quasi un intero decennio. Sono cambiate proprietà, dirigenti e allenatori, ma i calciatori rimangono pressoché gli stessi. Certezze, nell’abbondare la nave alla prima difficoltà. Solo i tifosi interisti hanno più presenze di questi intoccabili, anche se in questo periodo non possono fare rumore né a San Siro né in trasferta. Conte ha ragione ma deve comunque metterci del suo per risolvere il problema prima che scoppi un’altra mina più vagante che mai.

LAVORO NON MIRACOLI – In meno di un anno non può essere Conte a trasformare Samir Handanovic in un portiere-capitano vincente come Gianluigi Buffon. Né far diventare Danilo D’Ambrosio un leader difensivo alla Andrea Barzagli. Neppure può plasmare Marcelo Brozovic affinché diventi intelligente come Andrea Pirlo. E che dire di Lautaro Martinez, che non batterà mai un rigore come Eden Hazard. Nella sua carriera da allenatore l’ex CT della Nazionale Italiana ha fatto overperformare un nutritissimo gruppo di gregari, che per una – massimo due – stagione ha pensato di poter far parte di una squadra vincente. Invece l’unico vincente era il tecnico, la cui mentalità non riesce a essere trasferita nella sua totalità in questa Inter. Che non è l’Inter di Luciano Spalletti, ma le differenze sono minime. I miglioramenti visti sono proprio quelle novità su cui Conte ha lavorato maggiormente, ma i problemi ereditati non sono stati risolti. Alcuni si sono addirittura accentuati. Fino a diventare insostenibili. Anche se c’è chi si è adeguato alla mediocrità.

NUOVO STEP NECESSARIO – La lucidità con cui il tecnico nerazzurro analizza la rimonta subita per mano del Bologna è apprezzabile. Si assume la responsabilità in virtù del ruolo che riveste, ma allo stesso tempo chiede a tutta la squadra di fare la medesima cosa. Stavolta però non è un concorso di colpa. Non può essere così. Ci sono dei colpevoli che devono pagare e altri che sono pagati per risolvere una volta per tutto il problema. La stagione sta per finire e non serve più una reazione. Blindare il terzo posto (miglioramento rispetto alle ultime due stagioni) o tentare di arrivare secondi, piuttosto che finire quarti, cambia poco per il futuro di questa rosa. E anche vincere l’Europa League ad agosto non sarebbe necessario. Fare bene le ultime quattro partite stagionali per ottenere l’ennesimo rinnovo… anche no. Il progetto tecnico deve andare avanti con Conte in panchina. Chi non è considerato all’altezza venga fatto accomodare fuori. La maglia dell’Inter (anche quella a zig-zag) va onorata dalla prima all’ultima giornata, non solo quando serve illudere la dirigenza per strappare la conferma. Questo circolo vizioso deve finire. E Conte deve assumersi proprio questa responsabilità ora: spremere la rosa fino all’ultima goccia, poi via tutti quelli non reputati “da Inter”. Da Inter che deve tornare a vincere, ovviamente.


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