Serie A, una data per la ripresa. Il blocco totale fa paura: perdite enormi

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15 Marzo 2020, 00:23
Paolo Dal Pino presidente Lega Serie A
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La Serie A difficilmente potrà ripartire il primo weekend di aprile, ossia quello immediatamente successivo alla scadenza delle restrizioni in vigore. Il sito del “Corriere della Sera” dà una data più o meno realistica e segnala il rischio per i club in caso di stop definitivo.

QUANDO SI RIGIOCA? – La data di ripresa della Serie A è un rebus. Al momento è possibile dal 4 aprile, ma difficilmente si tornerà subito a giocare e per vari motivi. Con AIC (vedi articolo) e medici (vedi articolo) che chiedono di tenere gli allenamenti fermi sino a situazione migliorata servirà altro tempo per riavere i giocatori in forma, quindi è probabile che a Pasqua il campionato sarà ancora bloccato. Il “Corriere della Sera” dà come ipotesi principale da sabato 2 maggio: ci sarebbero nove weekend sino alla fine di giugno, con dodici giornate mancanti. Inserendo tre infrasettimanali, più uno per i quattro recuperi della venticinquesima giornata, ci sarebbe lo spazio (a patto che vengano rinviati gli Europei).

ALTRO GUAIO IN SERIE A – La FIGC ha fatto intendere che si farà di tutto per completare la stagione. Per farlo è necessario chiudere il 30 giugno, data canonica di scadenza dei contratti (sia dei tesserati sia dei prestiti) così come degli accordi con gli sponsor. Perché questo termine sia prolungato “automaticamente” serve un decreto ministeriale, ma non è questo ciò che spaventa le società. Il disastro economico arriverebbe in caso di annullamento della stagione, ossia senza riprendere. Sempre il “Corriere della Sera” stima fra seicento e settecento milioni le eventuali perdite per le società, la maggior parte per i diritti TV. Il presidente federale Gabriele Gravina sta ricevendo la stima sui danni dai club, per inviare una relazione al ministro Vincenzo Spadafora. L’obiettivo è differire i contributi fiscali e ottenere provvedimenti per tenere in piedi il sistema. Altrimenti molte squadre di Serie A rischierebbero di non potersi iscrivere.

Fonte: Corriere.it – Alessandro Bocci, Paolo Tomaselli


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