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Torino-Inter: prestazione sonnolente, ma cambi decisivi con Sanchez atipico

Torino-Inter si complica ma finisce nel modo migliore, con tre punti sofferti ma fondamentali. L’1-2 porta le firme di Lukaku (su rigore) e Lautaro Martinez, ma a risultare decisivi sono i cambi nella ripresa. Prima Eriksen e poi Sanchez, schierato da Conte per fare un triplo ruolo che vale la vittoria. Ecco l’analisi tattica di Torino-Inter

PRESENTAZIONE PRE-PARTITA

FORMAZIONE – Ecco l’undici di partenza scelto da Conte per affrontare il Torino in Serie A: Handanovic; Skriniar, de Vrij, Bastoni; Hakimi, Barella, Brozovic, Gagliardini, Perisic; Lukaku, Lautaro Martinez.

Torino-Inter formazione ufficiale
Torino-Inter formazione ufficiale

MODULO – Il 3-5-2 schierato da Stellini (in panchina al posto dello squalificato Conte, ndr) è più vicino a quello dell’Inter “operaia” versione 2020, con la qualità messa un po’ da parte a causa di un centrocampo perlopiù di quantità. Accantonato inizialmente il modello del doppio regista.

RESOCONTO PARTITA

PRIMO TEMPO – Manovra lentissima e senza sbocchi. Il Torino sceglie di difendersi praticamente con la linea a cinque, ma l’Inter non riesce minimamente a sfondare. I ritmi sono blandi oltre la soglia di accettazione e gli errori eccessivi. Al 29′ lo scivolone di Bastoni in area si conclude con il palo di Lyanco, che salva Handanovic da gol certo. Brutta prova sulle fasce, da dove non arrivano molti palloni giocabili per le punte, comunque obbligate a giocare spalle alla porta per provare a ricevere palla. Il primo tempo termina 0-0: difficile analizzare oltre 45′ di nulla cosmico.

SECONDO TEMPO – Nessuna modifica nell’intervallo su indicazione di Conte, che prova a dare fiducia all’undici iniziale. Ma in avvio di ripresa non arrivano risposte adeguate per sperare nel cambio di marcia. Al 56′ primo doppio cambio per l’Inter: fuori Gagliardini e Perisic, dentro Eriksen e Young. Staffetta sul lato sinistro del centrocampo. E il danese entra subito nell’azione che porta al rigore per atterramento di Lautaro Martinez in area. Al 62′ Lukaku dal dischetto spiazza Sirigu e sblocca la partita. Lo svantaggio non fa aprire il Torino, che insiste nella partita difensiva fatta di catenaccio e contropiede. Al 70′ incomprensibile dormita difensiva che manda in gol Sanabria, lasciato libero di calciare con Handanovic dietro la linea di porta dopo la prima respinta e quattro uomini a terra in mischia, tra cui Skriniar su cui sembrerebbe esserci fallo. Il caos nell’area nerazzurra riassume benissimo la prestazione condotta con errori elementari e pochissima concentrazione. All’81’ terzo cambio per Stellini: fuori Brozovic, dentro Sanchez. Il cileno si posiziona sulla trequarti facendo passare l’Inter al 3-4-1-2. Ma Sanchez non si accontenta di innescare le punte, così si abbassa agendo quasi da mezzala destra. E all’85’ è bellissimo il gol di Lautaro Martinez di testa su cross di Sanchez, che proprio dal centro-destra assiste il compagno “alla Barella”. All’88’ doppio cambio finale per l’Inter: fuori Hakimi e Lautaro Martinez, dentro Darmian e Vecino. L’italiano si posiziona largo a destra con l’uruguayano mezzala al suo fianco, si torna così al 3-5-2 (come da immagine sotto allegata, ndr). La gestione del risultato non è brillante ma si evita il tracollo. Il secondo tempo termina 1-2: altri tre punti importantissimi in trasferta scippati più con la forza che con la qualità.

Torino-Inter formazione finale
Torino-Inter formazione finale

CONSIDERAZIONI POST-PARTITA

PROTAGONISTA – La vittoria arriva nel momento in cui viene azzardato il tridente, in cui brilla il giocatore decisivo per i tre punti: Sanchez. Il cileno continua a dimostrarsi arma tattica in più dalla panchina, ma stavolta è costretto a tornare quello pre-rivoluzione tattica. Conte non gli chiede di fare la punta ma gli lascia la libertà di inventare qualcosa partendo da numero 10. E Sanchez fa un po’ trequartista, un po’ ala, un po’ mezzala. L’assist per Lautaro Martinez è più di un bonus nei tre punti. Chiude da seconda punta ma continua a ruotare intorno a Lukaku per non dare punti di riferimento agli avversari e cercare la ripartenza che chiude la partita. Scheggia.

COMMENTO – Una partita da vincere assolutamente si complica senza capire come, rendendo impensabile la vittoria finale. E invece arriva l’1-2 nel momento di maggiore confusione tattica. Se l’Inter voleva mandare un segnale, a Torino ci è riuscita benissimo giocando la sua partita peggiore della stagione italiana. Anche per questo motivi i tre punti sono una boccata di ossigeno in un pomeriggio che sfiora lo psico-dramma. La prestazione è sottotono dal 1′ al 93′, quando il triplice fischio finale sa di liberazione. Lukaku di buono batte solo il rigore, mentre Lautaro Martinez firma la vittoria azzeccando la prima giocata a 5′ dalla fine. Ciò non significa che l’attacco titolare abbia deciso la partita, dato che senza le intuizioni di Eriksen e Sanchez l’Inter nemmeno sarebbe arrivata al tiro. I cambi decisi da Conte nella ripresa restituiscono un’Inter più offensiva che ripone nella qualità la fiducia di poter avere la meglio su un avversario agguerrito. Per il resto, il passo indietro è troppo netto. A partire dal capitano Handanovic – insicuro dal primo intervento – fino al già citato Lukaku, che sbaglia perfino la giocata al 92′, perdendo il tempo della giocata per l’1-3 ma soprattutto la gestione della palla fino al triplice fischio finale. Crollano tutti i singoli, addirittura i giovani Bastoni e Hakimi. Solo Barella prova a tenere alta l’asticella ma la stanchezza si nota sia a livello fisico sia mentale. L’Inter dorme in campo e fa addormentare i tifosi davanti alla TV, perché una brutta prestazione così sonnolente di domenica pomeriggio non era davvero pronosticabile. Ma conta solo il risultato a questo punto della stagione. E il risultato dice che l’Inter porta a casa altri tre punti, sale a quota 65 punti in classifica e per un’altra settimana non deve preoccuparsi del risultato delle inseguitrici. Non si poteva davvero chiedere di più, nemmeno una bella partita. Anzi, vincere così serve proprio per dare un segnale a chi insegue: per fermare l’Inter di Conte oggi non basta giocare meglio, serve impedire ai suoi singoli di trovare la giocata vincente. Avanti così.

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