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ESCLUSIVA IN – Vecchi: «Io all’Inter, due momenti di orgoglio. Zaniolo, avevo compito»

Vecchi ha guidato l’Inter in prima squadra nel 2016-2017 in due parti diverse della stagione, prima e dopo il passaggio di Pioli. L’ex allenatore della Primavera nerazzurra, al format di Inter-News.it “Summertime”, ricorda il suo quadriennio interista e dà un giudizio di alcuni giocatori che ha avuto. Qui il primo intervento di Vecchi.

Vecchi, i tuoi quattro anni in Primavera all’Inter si possono definire trionfali per tanti motivi: non solo le vittorie, ma anche la valorizzazione e la crescita di tanti calciatori.

Erano state fatte tante scelte anche dal punto di vista economico, con plusvalenze sui giocatori della Primavera. Bene o male sono stati ceduti tutti, poi qualcuno è rimasto legato alla società come Dimarco e Pinamonti. Vanheusden credo possa avere un diritto di recompra l’Inter, ma c’era stata una monetizzazione di tutto l’organico della Primavera. Bonazzoli era stato in organico della prima squadra, poi è stato ceduto e sta cercando di emergere in una categoria come la Serie A che è complicata. Zaniolo si sta riprendendo dall’infortunio, ma sicuramente è la punta di diamante che ho avuto all’Inter. Kouamé della Fiorentina l’ho avuto in Primavera, Manaj che gioca nel Barcellona B… Dire chi può rientrare è difficile: Zappa ha fatto un campionato straordinario, non godeva di grande soddisfazione invece è diventato un giocatore importantissimo. È titolare nell’Under-21, così come Sala: bello vedere dei ragazzi fare una carriera di questo livello. Per stare nell’Inter bisogna essere molto bravi.

Hai potuto toccare con mano in Serie C il progetto delle squadre B. Ritieni si possa proseguire su questa strada?

Lo ritengo un passaggio necessario, a mio avviso. Solo l’Italia finisce il campionato giovanile con l’Under-19: in Inghilterra c’è l’Under-23, in Spagna, Francia e Germania ci sono le seconde squadre. In Italia si è cercato di iniziare, però come spesso succede ci si è fermati a metà strada e si è trovato il compromesso. All’Inter non era facile una cosa di questo genere: se vincevi non avevi grandi possibilità di fare una squadra competitiva in Serie C, dove ci vuole un organico importante. Non bastano tre-quattro giocatori big, ma diciotto-venti giocatori da Serie C. La Juventus Under-23 fa giocare i suoi giocatori, ma ne ha anche sui trent’anni. Dopo la prima esperienza, che hanno preso le misure e rischiato la retrocessione, poi hanno abbinato ai giovani forti che hanno qualche giusto vecchietto. Loro stanno facendo un’esperienza importante, all’Inter non si è riusciti perché si sarebbe fatta una squadra poco competitiva, viste le cessioni fatte. Soprattutto alla fine diventava una cosa troppo dispendiosa.

Uno dei grandi protagonisti dell’ultima Primavera di Vecchi, 2017-2018, è stato Zaniolo.

Zaniolo è arrivato all’Inter già con delle credenziali abbastanza buone. Era un profilo importante della Primavera della Virtus Entella, a Chiavari gli avevano fatto fare delle presenze in Serie B quando la squadra era già salva. Aveva messo in mostra le qualità e le potenzialità che aveva. È stato fatto un investimento importante, su di lui ci abbiamo creduto. Forse sono state un po’ disattese le sue aspettative, perché gli era stato prospettato l’inserimento in prima squadra. Invece, dopo il ritiro con Spalletti, magari si aspettava una considerazione diversa. In Primavera era un giocatore fuori categoria, poi bisognava incanalare il carattere ma come per tutti. Il fatto di giocarla facile in Primavera, dove bastavano magari venti minuti fatti bene per fare la differenza, faceva sì che tendesse ad accontentarsi. Il compito mio era di tenerlo sulle spine, farlo rendere al massimo per un’ora e mezza o due di allenamento. Lui è stato frenato solamente dagli infortuni, poi che abbia un carattere esuberante è vero. Però, fondamentalmente, è un professionista serio e un bravo ragazzo. Anche a lui spetta capire di che persone si circonda e di fidarsi, non solo nel calcio ma anche nella vita privata.

Cosa ricordi di Gabigol?

Una leggenda purtroppo all’Inter non lo è stata. L’ho fatto entrare nella partita in casa contro il Sassuolo, perché a furor di popolo tutti gli interisti gridavano il suo nome. Ho pensato che mi toccava metterlo, altrimenti non sarei uscito dallo stadio (Vecchi ride, ndr). A parte gli scherzi è un ragazzo a posto, che è venuto anche lui con aspettative diverse. Sicuramente la sua stagione all’Inter è stata segnata più dalle delusioni: è un ragazzo con qualità indiscusse, però non era facile giocare con un attaccante come Icardi che canalizzava tutto il gioco su di sé. L’Inter ha sempre fatto fatica, con Icardi, ad avere un compagno di reparto che potesse giocare assieme. Aveva bisogno di due esterni che facessero tanti cross e accompagnassero il gioco in area di rigore, ma un altro vicino a lui non c’era. Tanti allenatori, quando ci hanno provato, era solo per necessità di recuperare una partita, anziché per voler giocare con due attaccanti là davanti. Un po’ ha trovato la strada chiusa, lui aveva aspettative diverse e poi l’Inter ha fatto altre scelte. In quel periodo era difficile discutere Icardi e metterlo in discussione per far giocare Gabigol: era un giocatore affermato, contro uno che doveva dimostrare in Italia.

Ti saresti mai aspettato che, con Icardi, si sarebbe arrivati a una rottura come quella del 2019?

È stato un po’ odio e amore con Icardi. Ha fatto tantissimi gol, era un giocatore in quel momento fondamentale. Poi odio per qualche sua situazione extra, di vita privata, magari anche non per colpa sua. Io ho conosciuto un professionista serio, un ragazzo bravo e buono di anima e di spirito. Poi è normale che le aspettative di una squadra e le sue siano un po’ cambiate: sono venuti a galla alcuni screzi, che magari erano sotto terra e un po’ nascosti. Lì c’è stato, da un lato, il periodo difficile e complicato gestito benissimo da Spalletti, perché ha rinunciato a qualcosa di suo magari andando contro al giocatore singolo di quella squadra. Ma poi ha permesso di costruire qualcosa dopo, con Conte, prendendo Lukaku.

Dei quattro anni in Primavera cosa ti porti dietro con maggiore orgoglio?

Abbiamo vinto tanto, però proprio perché credo in alcuni valori e nel lavoro di gruppo e di squadra del settore giovanile la cosa che mi è piaciuta di più è stata l’ultimo Viareggio Cup (2018, ndr). Giocammo senza dieci nazionali e le seconde linee vinsero il torneo, con Zappa che vinse il premio di miglior giocatore e non era considerato. Vergani era sotto età di due anni e fece gol in finale, Rover e altri giocatori che adesso giocano in Serie C. È la dimostrazione di un settore giovanile forte indipendentemente dai vari Bettella, Emmers e gli altri andati in nazionale.

E dei due passaggi in prima squadra, invece?

Sicuramente l’emozione della prima partita in Europa League, dove c’erano quarantamila spettatori. Mannaggia all’autogol di Nagatomo! (Vecchi ride, ndr) C’era van Dijk che fece gol e prese una traversa, imprendibile da marcare sulle palle inattive. L’atmosfera di preparare quella partita e vivere quella situazione, allenando l’Inter anche se in un momento difficile e complicato, è una cosa unica. L’Inter è considerata come una delle squadre più importanti al mondo, per un allenatore come me è solo un momento di orgoglio. Tutti quei momenti sono stati di crescita, indimenticabili.

Hai appena chiuso un’ottima esperienza al Sudtirol, sfiorando la Serie B. Sai già come sarà il tuo futuro in panchina?

Adesso si sta muovendo un po’ di più il mercato degli allenatori. Qualche squadra ha già confermato l’allenatore, qualche telefonata l’ho avuta. Di concreto non c’è ancora niente, mi auguro di trovare qualcosa. Dopo un campionato come questo non vorrei rischiare di rimanere fermo, ma anche il mercato degli allenatori vive di incastri e momenti particolari. Allegri è stato fermo due anni, un allenatore che ha vinto tantissimo e con l’ambizione di poter andare all’estero, ma non si è mai presentata l’occasione giusta. Il mercato degli allenatori è particolare, in Serie C poi è un Far West perché ci sono tante nuove leve e società che, per monetizzare, scommettono su qualche nuovo allenatore. Non è semplice, mi auguro però che il campionato fatto quest’anno conti qualcosa.

Si ringrazia Stefano Vecchi per la disponibilità mostrata nell’intervista. Rivedi qui tutto il suo intervento a “Summertime”, l’appuntamento video di Inter-News.it che accompagnerà per tutto il periodo estivo.

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