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Calhanoglu nell’Inter di Inzaghi: molto più Eriksen 2.0 che Luis Alberto bis

Calhanoglu non avrà un compito facilissimo all’Inter e non solo per via del suo recente passato al Milan. Le pressioni sono tutte su di lui, ancor di più dopo aver raccolto frettolosamente il testimone di Eriksen. Le etichette già non mancano, a partire da quella di nuovo Luis Alberto interista. Analizziamo insieme il profilo del nuovo centrocampista dell’Inter di Inzaghi

COLPO A ZERO – Un nuovo acquisto porta con sé tanti commenti, soprattutto se la novità crea polemica già prima di vederlo in campo. Il caso di Hakan Calhanoglu è perfetto, anche se tecnicamente è sbagliato parlare di “acquisto” visto che l’Inter non ha dovuto trattare il suo cartellino con un’altra società. Né ha scucito un centesimo di euro. L’arrivo del centrocampista turco a parametro zero dal Milan è un gran colpo low cost della squadra campione d’Italia (vedi focus). Tralasciando l’aspetto economico dell’ingaggio, oggettivamente più alto del “dovuto” ma coerente con qualsiasi altro innesto a titolo gratuito, Calhanoglu si presenta come un affare. Il giocatore perfetto. L’ex numero 10 rossonero arriva all’Inter nei modi giusti (meno per il Milan…), nel momento giusto e nel posto giusto. Il ruolo che gli confezionerà Simone Inzaghi nella Milano nerazzurra è quello di backup di Christian Eriksen, di cui diventerà immediatamente alter ego e sostituto. In attesa di capire l’evoluzione legata al futuro sportivo del danese. Il profilo di Calhanoglu, sul mercato, era il più simile possibile a quello di Eriksen. Ma guai a confonderli.

ERIKSEN 2.0 – I due differiscono almeno in altrettanti aspetti. Il primo aspetto, molto teorico: il danese, al top della forma, è di almeno due livelli superiori al turco e a qualsiasi altro aspirante top player nel ruolo. Ma è normale, visto che il top di gamma è Kevin de Bruyne e tutti gli altri ibridi del ruolo, perlopiù giovani, non possono ancora dirsi superiori al miglior Eriksen. Calhanoglu si inserisce in questo nutrito gruppo di pseudo-trequartisti che ha qualità in regia e visione di gioco per giocare in mediana, assist e tiro con entrambi i piedi per finalizzare sulla trequarti, potenza e precisione per risultare decisivo sui calci da fermo. Il turco sa giocare a calcio ma è un altro n.10 atipico. Il secondo aspetto, molto pratico: Eriksen garantisce molta più qualità che quantità, Calhanoglu l’opposto. Non è un difetto, anzi. La velocità di testa del danese si “scontra” con la velocità di gamba del turco, che macina chilometri come un mediano ma sa avere giocate di classe come un trequartista. Il tutto con molta naturalezza, seppur troppa discontinuità. Calhanoglu con Inzaghi può fare quello che Eriksen ha fatto con Antonio Conte nel 2021, ma con ritmi diversi. Pur essendo di livello inferiore, il turco paradossalmente può essere visto come un upgrade tattico del danese: un Eriksen 2.0, pronto ad aiutare i compagni di reparto e fare da raccordo con l’attacco. Non migliora la formazione-tipo dell’Inter ma può farla evolvere in una veste più dinamica rispetto all’approccio perlopiù statico – ma qualitativo – visto finora.

LUIS ALBERTO BIS – Negli ultimi giorni, in maniera giustamente scontata e fin troppo banale, il profilo di Calhanoglu in ottica Inter è stato accostato a quello del laziale Luis Alberto, vero gioiello del lavoro fatto da Inzaghi a Roma. Il paragone non è sbagliato, soprattutto se sarà lo stesso Inzaghi a chiedergli di reinventarsi in quel ruolo. Altrettanto giusto, però, è tenere distanti i due profili. Quello della mezzala è un ruolo che Calhanoglu – così come Eriksen – conosce già. E nel 3-5-2 dell’Inter può esaltarsi proprio giocando sul centro-sinistra. Sono le caratteristiche e i compiti a dover differire. L’approccio che dovrà avere il centrocampista turco, per quanto ispirato allo spagnolo della Lazio, non potrà mai essere emulato. Luis Alberto ha un paio di caratteristiche innate che lo rendono unico in Serie A, al momento. Inzaghi l’ha reinventato mezzala di qualità ma è un regista a tutti gli effetti, in grado di far partire e terminare l’azione. Non è solo un “ex trequartista” adattato nel traffico del centrocampo. Lo spagnolo gioca con naturalezza per vie centrali, sia che debba interdire sia finalizzare. In maniera più dinamica e ordinata possibile. Tutti e tre i centrocampisti descritti si esaltano nel gioco in verticale, a testa alta, ma lo fanno con ritmi diversi. Gambe e testa, così come rapidità e velocità, non vanno confuse tra le skill di una mezzala simile. Un profilo obbligatoriamente complementare e speculare a quello di Nicolò Barella, che non si limita più a fungere da mezzala di quantità. L’evoluzione nerazzurra partirà da questa base.

INTER DI INZAGHI – Calhanoglu, proprio come Eriksen, nella sua evoluzione tecnico-tattica ha dimostrato di potersi adattare anche nel ruolo più esterno sulla trequarti. Preferibilmente da ala a piede invertito per essere più pericoloso in zona gol. Chiedergli di ragionare subito come Luis Alberto, senza prima avergli fatto fare qualche step graduale (dall’ottimo lavoro fatto al Milan con Stefano Pioli a quello fatto da Eriksen con Conte), sarebbe controproducente. Tutti si augurano che il classe ’94 turco nell’Inter riesca a diventare decisivo e prezioso come il classe ’92 spagnolo nella Lazio di Inzaghi, ma per il momento lasciamo le etichette al loro posto. Già è un’impresa dover raccogliere frettolosamente – e si spera solo temporaneamente – l’eredità di un fuoriclasse come Eriksen, figuriamoci pretendere una trasformazione netta. Calhanoglu, dopo aver salutato il Milan di Pioli, deve solo pensare di poter essere Calhanoglu nell’Inter di Inzaghi ma senza numero 10 sulle spalle (e nella testa). Il resto verrà da sé. Il compito non sarà certamente facile ma bisogna essere fiduciosi: le qualità ci sono tutte e Inzaghi saprà essere prezioso in questo passaggio. Molto più Eriksen 2.0 che Luis Alberto bis, per ora: benvenuto all’Inter, Hakan!

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