Cannavaro su Coronavirus: “Italia ancora con carta e penna! Qui in Cina…”

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17 Marzo 2020, 16:41
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Cannavaro parla ai microfoni di “Sky Sport 24” in collegamento telefonico dalla Cina. L’ex Campione del Mondo descrive la situazione in Cina, dove l’emergenza Coronavirus è stata tamponata con regole ferree. Le stesse che invoca per l’Italia. Di seguito le sue dichiarazioni

SOTTO CONTROLLO Fabio Cannavaro parla dalla Cina, dove l’emergenza Coronavirus è sotto controllo: «La situazione qui sta migliorando, è stata gestita in modo esemplare. In strada non c’era nessuno, a ogni angolo c’erano i militari, tutti avevano la mascherina e misuravano la temperatura. Era vietatissimo uscire per strada. La Cina ora sta tornando alla normalità, il virus non è stato sconfitto ma è sotto controllo. Io sento la gente italiana dire che tra dieci/quindici giorni potrà uscire di casa ma ho paura che durerà più a lungo. Bisogna insistere a far stare la gente a casa. La preoccupazione è affollare troppo le nostre strutture che non sono attrezzate per accogliere tutte quelle persone. Qui in Cina non c’è Nord, Sud, zona rossa o non rossa. Qui c’è un Paese che deve uscire fuori da una situazione di emergenza e deve farlo con leggi rigide e pugno duro».

PREOCCUPAZIONE – Cannavaro dimostra molta preoccupazione per l’atteggiamento italiano: «Io penso che più di dare date, la cosa più importante è cercare di controllare questo virus. Il picco in Italia non è arrivato e la cosa mi preoccupa. Io penso che nessuno possa fare previsioni, chi le fa in questo momento perde solo tempo. Inutile parlare del futuro se non si è sicuri del presente. E’ vero che gli anziani sono più a rischio, ma dai numeri che leggo vedo anche donne, bambini, giovani. La gente deve stare a casa, non bisogna avere contatti».

CARTA E PENNA – Per finire, Cannavaro invita il Governo a regole dure: «La prima regola qui in Cina era quella di comunicare dove eri stato negli ultimi 14 giorni. La seconda era un’applicazione che diceva dove si trovava la gente infetta. Noi in Italia stiamo ancora con carta e penna e per questo sono molto preoccupato. L’importante è che il Governo capisca che deve mettere regole dure finché questo virus non sarà sotto controllo. Alla gente che viene dall’estero qui viene fatto il tampone, si misura la febbre e viene messa in quarantena. Io due volte al giorno mando il controllo della febbre alla polizia. Finché non si fanno regole così, io la vedo dura».


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