De Grandis: “Calcio motore economico, dopo l’emergenza deve partire”

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2 Aprile 2020, 13:38
Stefano De Grandis
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Stefano De Grandis, giornalista di Sky, ha esposto ai microfoni di Sky Sport la sua opinione su come il calcio dovrebbe ripartire dopo l’emergenza Coronavirus

SI DEVE RIPARTIRE – Il calcio deve pensare a ripartire quando la situazione sarà migliore: «Io parto dal presupposto che è chiaro che la priorità è la salute pubblica, è stato fatto qualche errore in precedenza giocando quando non si doveva giocare, ma è giusto prevedere una ripartenza. Se si comincia a uscire dal tunnel è giusto prevedere una ripresa della stagione, è normale. Io non capisco chi dice che il calcio non conta, il calcio è un’azienda e deve ripartire anche l’azienda calcio altrimenti ci saranno fallimenti. C’è un giro di interesse da difendere quindi è giusto e non amorale prevedere una ripartenza, ovviamente al netto di una condizione di sicurezza che non può non essere considerata. Si deve ricominciare quando ci saranno le condizioni, il calcio oltre che un divertimento è anche un’azienda ed è anche un motore economico».

FINIRE I CAMPIONATI E POI LE COPPE – De Grandis è a favore dell’ipotesi di dare priorità al campionato chiudendo le coppe in agosto: «A me piace di più giocare campionati in giugno e luglio e chiudere le coppe in agosto, giocando in parallelo non ci stanno le coppe. Sarebbe una stagione diverse, le coppe non influenzerebbero il campionato quindi meglio per le squadre impegnate in Europa. Le coppe in agosto diventerebbero un piccolo mondiale o come i tour estivi, dipenderà ovviamente da come si presenterà il virus e dai tempi che ci saranno a disposizione, con tempi larghi si può anche rispettare il format, altrimenti si fa diventare una specie di final eight o una sorta di mundialito dove tutti possono giocare in gare secche nello stesso posto, diventerebbe una bellissima competizione lo stesso».

NO AI PLAY OFF – L’ipotesi play-off per concludere il campionato non suscita entusiasmo: «A me piace di più un campionato dove vince chi sta in testa dopo 38 partite, non mi piacciono i play-off. Li prendo come ipotesi per superare il guado, ma non mi piacciono».

NO ALLA A CON 22 SQUADRE – Si ipotizza anche una Serie A a 22 squadre per la prossima stagione: «Io credo che si possa giocare con una certa intensità, va ripensata la formula del campionato. Secondo me 20 squadre in A sono troppe, non tutte possono tenere il passo. Io ricordo il campionato a 16 squadre, non dico 16 perché sono poche, ma tornare alle 18 squadre penso sarebbe un vantaggio».


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