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Bellugi: “Ogni giorno ho dei miglioramenti. All’Inter tre momenti top”

Bellugi, come noto, ha subito prima di Natale l’amputazione di entrambe le gambe per complicazioni da Coronavirus (vedi articolo). L’ex difensore dell’Inter ha partecipato a “Kick Off”, il podcast ufficiale della società, parlando con Alessandro Villa e Ilaria Alesso della sua esperienza e ricordando alcuni momenti in nerazzurro.

IL RECUPEROMauro Bellugi, prima di tutto, aggiorna sulle sue condizioni di salute: «Non c’è male. Procede abbastanza bene, la cosa è un po’ lunga ma tutti i giorni c’è un miglioramento. È stata durissima la cosa, molto dura come potete immaginare. Però adesso sono già nella fase riabilitativa, sono già con il fisioterapista: comincia a farmi lavorare su tutti i muscoli, che ormai da due mesi sono andati. Vediamo cosa riusciamo a fare, dopo mi metteranno le protesi e riuscirò a battere Oscar Pistorius (ride, ndr)».

I PROBLEMI – Bellugi con le gambe ha, purtroppo, avuto diversi problemi: «Mi sono fatto male spesso, perché ho avuto un ginocchio che tre volte mi ha stoppato. Una volta addirittura un anno, prima dei Mondiali in Argentina: alla prima partita mi ruppi il ginocchio, poi Enzo Bearzot mi volle portare in Argentina lo stesso. Comunque sono stato anche un po’ sfortunato nella mia carriera, avrei anche potuto vincere i Mondiali del 1982 perché se non mi fossi fatto male Bearzot mi avrebbe portato. Non mi lasciava a casa».

MARCATURA UNICA – Bellugi ha segnato solo un gol in centoquaranta presenze con l’Inter: «Me lo ricordo, però c’è una cosa che dovete sapere. Quando io giocavo in quell’Inter c’erano Luis Suarez, Mario Corso, Roberto Boninsegna eccetera. Se io mi azzardavo a superare la metà campo mi saltavano addosso tutti, quindi dovevo dare la palla e ritornare al mio posto. Una volta c’era una specializzazione: il difensore doveva fare il difensore, l’attaccante doveva fare gol. Se il difensore ferma Gigi Riva vinci la partita. Il gol al Borussia Monchengladbach? Non me lo ricordo neanche perché ero lì. Jair calciò un corner, arrivò al limite dell’area e io d’istinto presi e tirai. Poi tutti mi venirono ad abbracciare e non avevo capito che cavolo avevo fatto».

RUOLO – Bellugi non ha sempre fatto il difensore: «Forse lo sanno in pochi, ma io quando mi ha comprato l’Inter giocavo mezzala. Ho fatto tre anni nella Primavera dell’Inter, vincendo due volte lo scudetto facendo la mezzala e un sacco di gol. Avevo come ala destra Oscar Damiani, che andava fino in fondo crossava e facevo gol. Ho fatto gol anche nella finale del campionato, 1-0. Ma, quando sono arrivato in prima squadra, Helenio Herrera mi ha messo dietro e non dovevo superare la metà campo».

IL RICORDO – Bellugi chiude con i tre momenti top della sua carriera all’Inter: «Il gol al Borussia Monchengladbach, lo scudetto del 1971 che eravamo sette punti dietro al Milan e abbiamo vinto. Poi, anche se è brutta, la finale di Coppa dei Campioni con l’Ajax. Lì, quando vidi Johan Cruijff che alzava la coppa, mi girarono un po’ le palle. Lì solo la prima andava a giocarla, non potevi iniziare un campionato dicendo di arrivare quarti e andare a pigliare i soldi in Champions League».

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