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Inter, su Dimarco era fallo ma bisogna giocare sempre: persa di testa

L’Inter esce male dalla trasferta di Roma contro la Lazio, dopo aver perso 3-1. Questo anche a seguito dell’episodio che ha visto protagonista (involontario) Dimarco.

GIOCARE FINO AL FISCHIO – In caso di calciatore fermo a terra in campo il gioco può essere fermato solo dall’arbitro, per un colpo alla testa oppure se il giocatore è in una posizione di campo pericolosa. Da questa definizione bisogna partire per analizzare quanto avvenuto all’81’ di Lazio-Inter, con il gol del 2-1. Un episodio che ha cambiato l’inerzia della gara e fatto sprofondare i nerazzurri, di fatto spariti dal campo in quel momento. La Lazio ha giocato con Federico Dimarco fermo a terra, l’Inter è rimasta a guardare e da lì ne è nato un caos incredibile. Di chi è la colpa? Dell’arbitro non di certo (vedi moviola), bensì di una fissazione tutta italiana dove si tende a fermare il gioco in ogni situazione anche quando non c’è necessità.

GIOCO NON INTERROTTO – Giusto sgombrare il campo da interpretazioni: su Dimarco era fallo. Pure da ammonizione per Lucas Leiva, ma l’arbitro Massimiliano Irrati dopo cinque minuti di stop (e quattro cartellini) se n’è dimenticato. Quello che succede dopo toglie però molte responsabilità, perché l’Inter gioca. Lautaro Martinez, che certo non poteva fermarsi, scende centralmente e conclude dai venti metri, peraltro ignorando Matias Vecino libero a destra. Perché la Lazio doveva fermarsi? Vero, più giocatori dicono a José Manuel Reina di buttare fuori il pallone per soccorrere Dimarco, ma è stata l’Inter la prima a proseguire (giustamente) l’azione sfruttando il vantaggio. La partita non passerà certo alla storia per episodi di sportività, ma con l’arbitro che fa giocare (e non aveva motivi per fare diversamente) l’errore è di chi si è fermato ad aspettare non si sa che cosa.

GESTIONE SBAGLIATA – L’ha detto anche Simone Inzaghi nel dopogara (vedi articolo): «Un gol strano ma abbiamo perso la testa, questo non deve succedere». Ecco, è proprio qui l’errore: essere andati in tilt (vedi articolo) su un episodio del genere non si può. Non è accettabile. L’Inter doveva giocare fino al fischio dell’arbitro, anziché fermarsi con mezza squadra (difendono in quattro sul gol, contro due avversari…). Anzi, meglio ancora: con Dimarco a terra una volta che la Lazio era ripartita bisognava fare fallo ed evitare guai. Meglio un cartellino giallo che un gol subito, anche perché la rissa ne ha portati due (più altrettanti nei minuti seguenti, figli del nervosismo). Gli ultimi dieci minuti più recupero non sono esistiti, e le reazioni scriteriate di alcuni giocatori hanno fatto rischiare un’espulsione, che sarebbe costata la Juventus.

PROBLEMA DI TESTA – La morale di questa vicenda è solo una: purtroppo l’Inter ha perso per colpe proprie. L’ha ammesso Inzaghi, probabilmente lo capiranno anche i giocatori rivedendo gli episodi, lo si capisce analizzando la partita a freddo. Bisognava gestirla meglio, prima facendo lo 0-2 e poi evitando di concedere un rigore stupido (porta inviolata solo all’esordio: questo è un altro problema). E non bisognava perdere la testa dopo il 2-1, perché il tempo per recuperare c’era. La Lazio l’ha sfruttato e si è presa i tre punti, l’Inter ora dovrà voltare pagina perché contro lo Sheriff dopodomani è già una sfida senza appello. Con una speranza: che quanto successo con Dimarco faccia capire a tutti che è ora di smetterla col buttare fuori il pallone in ogni circostanza, anche perché poi spesso ne approfittano certi simulatori seriali. Ci pensi l’arbitro a fermare il gioco: è l’unico delegato a decidere.

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