Lecce-Inter: Bastoni fa tutto in 6′ ma Conte è vittima del “mercato” di gennaio

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19 Gennaio 2020, 18:33
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Altro stop per l’Inter, che stavolta non va oltre il pareggio in trasferta. A Lecce il vantaggio del neo entrato Bastoni viene annullato dal pareggio di Mancosu, che sfrutta proprio una leggerezza difensiva nel numero 95. Il che rende vana la lettura di Conte, che dalla panchina (senza mercato) non può pescare altri uomini. Ecco l’analisi tattica di Lecce-Inter

PRESENTAZIONE PRE-PARTITA

FORMAZIONE – Ecco l’undici di partenza scelto da Conte per affrontare il Lecce: Handanovic; Godin, de Vrij, Skriniar; Candreva, Barella, Brozovic, Sensi, Biraghi; Lukaku, Lautaro Martinez.

Lecce-Inter Formazione Ufficiale

MODULO – La prima Inter versione girone di ritorno è praticamente la formazione-tipo di Conte. Nel 3-5-2 rientra de Vrij a guidare la difesa dopo aver rifiatato in Coppa Italia, quindi pronto a iniziare la manovra prima di Brozovic. Ma l’attenzione particolare va rivolta alle coppie ai lati dell’asse centrale: Godin-Skriniar dietro, Barella-Sensi in mezzo e Lukaku-Lautaro Martinez davanti.

RESOCONTO PARTITA

PRIMO TEMPO – Inter in grandissima difficoltà nei primi minuti, in cui mette a segno il record di errori nei passaggi. Costruzione della manovra resa impossibile dalla capacità di far viaggiare il pallone sia in orizzontale sia in verticale. Ritmi bassissimi, l’approccio sembra tutt’altro che confortante. Il centrocampo non riesce a trovare gli spazi per mettere in difficoltà il Lecce. Il giro palla migliora solo dopo il quarto d’ora. Al 19′ gol annullato a Lukaku per una presunta carica sul portiere. A metà tempo l’arbitro attraverso il VAR risparmia l’espulsione a Donati dopo un brutto fallo su Barella. Al 29′ clamoroso palo pieno di Brozovic con un tiro dal limite dell’area, a conclusione di una delle prime azioni da Inter della giornata. Aumentano i palloni crossati in mezzo, ma senza trovare finalizzazione. Sul gong il VAR cancella un rigore inventato fischiato per fallo di Sensi. Il primo tempo termina 0-0: poca Inter, pochissima rispetto a un Lecce molto attento.

SECONDO TEMPO – La ripresa si apre senza modifiche. Giro palla più fluido rispetto al primo tempo, ma con il possesso palla così sterile non si vince la partita. Poche idee, praticamente nessuno spunto offensivo. Manca l’ultimo passaggio. Al 68′ primo cambio per l’Inter: fuori Godin, dentro Bastoni. L’italiano agisce da terzo sinistro, Skriniar si sposta sul centro-destra. E al 71′ l’Inter va in vantaggio proprio grazie al gol di testa di Bastoni su cross di Biraghi dalla sinistra. Cambia l’inerzia della partita, Inter ora più schiacciata. Al 78′ il cross di Majer trova Mancosu, bravo ad anticipare Bastoni e la linea difensiva dell’Inter piuttosto distratta. All’81’ l’Inter rischia con il palo di Falco su punizione. All’82’ doppio cambio finale per Conte: fuori Brozovic e Sensi, dentro Borja Valero e Sanchez. Cambio in regia con lo spagnolo alla sinistra di Barella, si passa al 3-4-1-2 con Sanchez trequartista (come da immagine sotto allegata, ndr). Finale più disordinato del previsto, ma il gol non arriva. Il secondo tempo termina 1-1: altro pareggio beffardo per la squadra di Conte.

Lecce-Inter Formazione Finale

Lecce-Inter Formazione Finale

CONSIDERAZIONI POST-PARTITA

PROTAGONISTA – Croce e delizia come non mai, Lecce-Inter ha la stessa firma: Bastoni. Il classe ’99 entra nella ripresa per cambiare le sorti della manovra nerazzurra, permettendo a Skriniar di spostarsi sulla destra e mandando in panchina Godin. Le discese sulla sinistra sono tutte sue, come se fosse un terzino fluidificante. E invece la prima firma viene messa con un colpo di testa sul primo cross ben messo in area di rigore. Peccato che la gioia del gol venga rovinata dalla dormita collettiva che porta al pareggio del suo uomo Mancosu, dimenticato in area di rigore. L’Inter con Bastoni ha una marcia in più in entrambe le fasi di gioco, ormai si è capito. Valore aggiunto.

COMMENTO – Dopo lo sprint iniziale l’Inter crolla, perché di questo si tratta. Le ottime prove del 2020 contro Napoli e Cagliari (Coppa Italia, nonché prossimo avversario in Serie A) sono alternate da altrettante battute d’arresto. Atalanta ieri, Lecce oggi. Udinese domani? Questa è la domanda che bisogna porsi in casa Inter, dove c’è chi sta facendo più del dovuto per tenere a galla una squadra scoppiata fisiologicamente da un paio di mesi. L’uscita dalla Champions League è stato il segnale di fine 2019, ma la sosta natalizia non può rigenerare un’intera rosa ridotta all’osso. Conte schiera il solito undici (Bastoni parte dalla panchina perché non al 100%) e in panchina ha sempre meno uomini: Lazaro e Dimarco hanno le valigie in mano, ma fanno numero perché Vecino e Politano probabilmente non possono più fare nemmeno questo; Borja Valero (neo 35enne) e Sanchez (in campo dopo tre mesi di stop) sono gli unici schierabili per far rifiatare chi esce ulteriormente acciaccato; poi c’è Esposito (17 anni), risparmiato da inutili pressioni. Conte sta mantenendo l’Inter nei pressi della vetta con undici giocatori contati, usurati e con metà rientrati da infortuni più o meno fastidiosi, in pratica un’impresa sportiva. Più mentale che tecnica, probabilmente.

Succede che Candreva e Biraghi corrono a vuoto pagando ogni errore fatto (Young quando sarà pronto? E dopo il no a Spinazzola, Moses lo sarà mai?). Che Lukaku non ha un alter ego (Giroud quando arriva?). Che Sensi non è nemmeno lontano parente di quello di inizio stagione, idem Barella, ma dopo gli infortuni avuti c’era da aspettarselo (Eriksen arriva a fine gennaio o a inizio luglio? Si aspetta Vidal?). E quindi giocano sempre gli stessi che, appena mollano un po’ la presa, rischiano di affondare. Che Conte non possa fare miracoli è stato detto a più riprese, magari adesso bisognerebbe accelerare il processo di ottimizzazione della rosa sia qualitativamente sia quantitativamente. Servono giocatori pronti, da schierare subito, non figurine da portare in panchina per fare compagnia ai portieri e Ranocchia. Perché la prestazione di Lecce è stata pessima, ma non fa paura. Fa paura vedere la Juventus che scappa, la Lazio pronta al sorpasso e le altre (Atalanta e Roma) motivate a recuperare punti. Lo scudetto non deve essere un’ossessione ma la scusa per fare mercato di riparazione così da crescere ancora: al 19 gennaio l’Inter ha più tolto che dato a Conte, adesso venga fatta chiarezza attraverso un mercato di (fine) gennaio all’altezza.




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