Sensi e Nainggolan, situazioni differenti ma stesso problema per Conte

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4 Dicembre 2020, 20:14
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Stefano Sensi e Radja Nainggolan sono stati a loro modo protagonisti della conferenza stampa odierna di Conte. Tuttavia, le parole del tecnico non vanno fraintese.

NUMERO 12 – Per descrivere la situazione di Stefano Sensi e Radja Nainggolan, oggi Antonio Conte ha usato toni lapidari. Per il primo, ha detto che “non è pronto”. Una frase che ha gettato nello sconforto molti tifosi dell’Inter, ormai rassegnati a fare ancora a meno del numero 12. Il centrocampista è a disposizione di Conte da più di una settimana. Sabato scorso è entrato negli ultimi cinque minuti contro il Sassuolo. E non più tardi di martedì era in panchina contro il Borussia Monchengladbach. Sensi si sta piano piano mettendo alle spalle i problemi fisici che hanno tormentato l’ultimo anno della sua carriera, e Conte non intende metterne a repentaglio l’integrità fisica con rientri affrettati.

NUMERO 44Diametralmente opposta invece la situazione di Nainggolan. Il belga è rientrato all’Inter in estate, non riuscendo a realizzare la sua speranza di rimanere a Cagliari. Non è mai stato nei piani di Conte, e anche qui, è bene analizzare bene le parole usate oggi dal tecnico. L’allenatore non solo ha ribadito l’indisponibilità di Nainggolan, ma ha anche aggiunto “per le situazioni individuali dovete chiedere ai dirigenti”. Facile quindi ipotizzare come società e giocatore stiano lavorando per un accordo che accontenti entrambi, favorendone l’uscita già a gennaio (se possibile), o al più tardi in estate.

MAL COMUNE – Rimane tuttavia un problema unico per Conte, che deve fare a meno di due centrocampisti (cui si aggiunge il lungodegente Matias Vecino). Questo obbliga il tecnico a ridurre al minimo le rotazioni a centrocampo, pesando non poco sulla stanchezza muscolare dei giocatori più utilizzati (Nicolò Barella su tutti). Le speranze di provare a riorganizzare il reparto già nella sessione di mercato di gennaio sono minime, piazzare alcuni esuberi non sarà semplice. A meno che non arrivi un’offerta congrua per Christian Eriksen.



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