L’Inter, Biraghi e l’ombra di una rivoluzione copernicana

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27 Luglio 2020, 10:23
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In molti parlano di una rivoluzione già in programma, sul mercato, per l’Inter di Antonio Conte. Costoro fanno fatica ad accorgersi che la squadra nerazzurra ha già cambiato pelle. Cristiano Biraghi, con le sue debolezze e i suoi punti di forza ha fatto parte di questo principio di nuova Inter, che piaccia o no. Ciò non implica un riscatto, ovviamente, ma le valutazioni sul suo futuro dipendono (anche) da altri fattori. 

RIVOLUZIONE? – Questo è un articolo leggermente provocatorio, non tanto per le qualità o il valore di Cristiano Biraghi, che all’Inter è tornato per esigenze non solo di campo, ma anche di liste. Quanto per la scarsa credibilità tecnica che il terzino nerazzurro vanta tra i suoi tifosi. Stando agli ultimi aggiornamenti, Biraghi difficilmente resterà all’Inter il prossimo anno. Sul suo capo pende un diritto di riscatto ingombrante, da 12 milioni di euro. I nerazzurri vorrebbero dirottare in maniera diversa quei soldi. Ma siamo così sicuri che la dirigenza del club la pensi allo stesso modo? L’Inter metterà davvero in piedi una massiccia rivoluzione?

I NUMERI – Molte cose fanno propendere per il sì, alla prima domanda, anche se le lamentele di Antonio Conte non legittimano in toto quella che i media fanno passare per una ‘mega-rivoluzione‘ copernicana. Il tecnico ha già scosso l’Inte e in parte l’ha già rivoluzionata, se ci atteniamo ai numeri. Sempre guardando le statistiche, viene fuori che Cristiano Biraghi, con quello dell’altro ieri, è arrivato a quota 5 assist in campionato. Alcuni anche decisivi, come quello nella trasferta di Lecce per il gol del pareggio di Alessandro Bastoni. Si aggiungono poi 2 reti in Serie A, 1 in Europa League e un altro assist in Coppa Italia. Numeri che, se rapportati al minutaggio, non sono poi così distanti dai 5 gol e gli 8 assist in campionato di Antonio Candreva (che a quanto pare verrà certamente confermato la prossima stagione), che però vanta quasi 400 minuti in più in campo.

CIRCOSTANZE – Per fortuna, la valutazione sui calciatori non è mai una questione squisitamente di numeri e neppure di caratteristiche ‘oggettive‘. Si tratta quasi sempre di una questione di circostanze, che spingeranno l’Inter ad esercitare l’opzione di rinnovo di contratto di Ashley Young, e a non esercitare quella di Biraghi.

LUCI E OMBRE – Osservando attentamente Biraghi, si scopre un calciatore molto essenziale nelle scelte e nello stile di gioco. Il fondamentale in cui eccelle di più è il cross. Ma per quale motivo l’Inter dovrebbe decidere di bocciarlo? In primis, la squadra ha bisogno di rinfrescare le alternative di fascia. Qualora venisse preso un profilo ‘à la Achraf Hakimi‘, sulla sinistra, ci sarà posto per uno soltanto tra Young e Biraghi. In virtù del rendimento, ma non soltanto, la scelta sembra presto fatta. Ma le motivazioni che porteranno al non-riscatto di Biraghi sembrano molto legate alle circostanze. La cifra troppo alta per l’eventuale acquisto fa parte di questo range di motivazioni. Ma occhio ad utilizzare la parola ‘rivoluzione’ con Antonio Conte e con questa Inter. In primis perché, se l’Europa League regalerà emozioni fino alla fine, ci sarà pochissimo tempo per preparare la nuova stagione. E poi, questa Inter non ha fatto così male come qualcuno vorrebbe credere.

CAUTELA – Aspettative ed hype erano altissimi, certo. Ma legati (purtroppo o per sfortunata) alla figura di Antonio Conte, non ancora capace di fare miracoli. Tra l’altro, il tecnico (pur lamentando carenze in organico) ha dimostrato di saper lavorare con determinati profili e di aver comunque apprezzato i passi in avanti dei suoi ragazzi. Di questa squadra, purtroppo o per fortuna, fa parte anche Cristiano Biraghi, con le sue lacune, i suoi errori e i suoi punti di forza. Con i suoi 1486 minuti in Serie A e le 4 presenze nei gironi di Champions League. L’Inter sta già cambiando volto e pelle, per chi non se ne fosse accorto. E probabilmente Biraghi, come molti altri, non farà parte della rosa che rimetterà piede in campo a settembre. Ma la parola ‘rivoluzione‘ va sempre presa con due pinze belle grosse.




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