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Inter prima ma la festa può attendere: il paradosso dell’effetto Suning

I risultati dell’Inter di Conte in campo di settimana in settimana passano in secondo piano, spingendo all’estremo il concetto della banalità di vincere contro nessuno e allegando una serie di allarmanti problemi extra-campo. È l’effetto Suning sulla stagione nerazzurra in Italia

RUMORE DEI NEMICI – L’Inter può godersi il primo posto in classifica in Serie A (vedi classifica) ma solo tra le mura amiche. Tra Appiano Gentile e la Milano nerazzurra, dove la parola tabù non viene ancora citata. All’esterno, invece, si racconta qualcosa di molto diverso che va oltre i risultati del campo. E stavolta non c’entrano le boiate sul “bel gioco” che non c’è per i moderni esteti del pallone che rotola. Quando José Mourinho parlava di «rumore dei nemici» intendeva un mix di concetti. Dalle critiche unidirezionali alle polemiche futili, passando per la disinformazione tipica del mondo in cui lavora. Ma era strategia. A inizio stagione è sempre strategia. La scelta dell’allenatore portoghese di mettersi ulteriormente contro tutto e tutti, tranne il mondo nerazzurro, era mirata. A mo’ di calamita. Tutte le attenzioni su di sé mentre la squadra lavora in campo per ottenere i risultati. Uno contro tutti, tutti contro uno. Poi dopo nove mesi vinse tutto e andò via in tempi record. Anche per questo Mourinho andrebbe ricordato più come stratega che come allenatore. Comunicatore eccezionale. Ma nel 2021 la situazione in casa Inter non può più essere così, anche se si rivive una sensazione simile dopo oltre dieci anni.

ATTACCO ALL’ITALIANA – I “nemici” sono cambiati. Se prima il problema era soltanto lo straniero che arrivava in Italia per dettare legge – dentro e soprattutto fuori dal campo – più con il bastone che con la carota, in virtù di un contratto ricchissimo da poter criticare, adesso il mirino è puntato con precisione su chiunque possa essere attaccabile. Non solo Antonio Conte, che mantiene fede alla sua natura («sono antipatico perché vinco? Non è un problema mio») ma viene visto con occhi diversi ora che a livello mediatico non è più una bandiera juventina. E il tema contrattuale torna sempre in auge per sminuire il lavoro del tecnico leccese all’Inter. L’obiettivo principale è la proprietà Suning, che ha preso il posto di Mourinho in quanto nemico straniero dell’informazione italiana. Anche perché oggi non si ironizza più sull’Inter “poco italiana” in campo, però sulla sua proprietà cinese sì. E sui calciatori sono già state sparate tutte le cartucce possibili, dallo strapagato Romelu Lukaku («meglio tenere Mauro Icardi!») all’oggetto misterioso Christian Eriksen («operazione fallimentare, ci sono ragazzi italiani più forti in circolazione!»).

SUNING NEL MIRINO – Il motivo per cui è la proprietà cinese a finire al centro delle discussioni sulle pagine giornalistiche e nei salotti televisivi è semplice. Ed è così da mesi: dalla Cina non arriva nulla in Italia. E quel minimo che filtra diventa una traccia utile per montare dei casi mediatici più grandi di quelli reali. Tutte le “notizie” date con i se, i condizionali e termini ad hoc per non sbilanciarsi troppo rientrano nel tipico atteggiamento da “rumore dei nemici”. Fino a qualche settimana fa si parlava di Inter prima “ma…”. E dopo il “ma” si elencavano una serie di problematiche extra-campo, dai debiti insoluti agli stipendi arretrati, dal mercato bloccato ai big da cedere per fare plusvalenza, dagli sponsor in fuga al fallimento imminente. Ecco, ora non si parla nemmeno più dell’Inter “prima”. Lo Scudetto è stato già annunciato, dato per scontato («Conte non può fallire, deve vincere dopo l’uscita dell’Inter dalla Champions League!») senza citare il ribaltamento delle gerarchie ai danni della Juventus e non solo. Come se non fosse un’impresa sia sportiva sia umana, vista la stagione complicata vissuta da tutti i protagonisti.

PARADOSSO DA VINCENTE – Il fatto che di Inter si parli sempre in certi termini dovrebbe far riflettere su quanto interessano veramente le chiacchiere oggi all’ambiente nerazzurro. Perché i problemi ci sono, sia chiaro, ma si lavora da mesi alla loro soluzione. Silenziosamente. Solo che questo non interessa, non dà titoli. Come ha smesso di interessare la fuga dell’Inter in Serie A. Tutto ciò finirà, forse, non appena rimetterà piede a Milano il Presidente Steven Zhang (vedi articolo). O forse nemmeno quel giorno, perché sulla cessione delle quote di Suning a un socio di maggioranza – che negli ultimi giorni è diventato di minoranza… – se ne parlerà ancora un po’. Anche dopo l’eventuale festa di fine campionato. Ma quella festa oggi può e deve attendere. Tanto, finché l’Inter di Conte continuerà a vincere sul campo nello scomodo ruolo di “ammazzacampionato”, non le verrà dato il giusto tributo in Italia. Oggi l’Inter è tornata improvvisamente a essere “la squadra di Suning piena di problemi”, che può fallire proprio come il Jiangsu dopo la vittoria del Campionato Cinese. È questo il problema. Il paradosso di Suning vincente prima del fallimento. Un paradosso esistente solo perché dalla Cina non arrivano novità in Italia, così il silenzio degli Zhang permette di far sentire meglio il rumore dei nemici.

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