Hakimi è l’esterno che Conte e l’Inter non hanno mai avuto. Ecco perché

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27 Giugno 2020, 15:04
Hakimi Borussia Dortmund
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Hakimi è vicinissimo all’Inter. Marotta si è mosso nell’ombra per regalare a Conte uno dei terzini migliori del panorama europeo. Un elemento insolito per il tecnico pugliese, ma che potrebbe rappresentare una risorsa esplosiva per l’Inter del futuro

FUORICLASSE – Il terzino (o esterno di fascia) è per sua natura una sorpresa quando viene coinvolto in fase offensiva. Negli ultimi dieci anni ha cambiato drasticamente la sua funzione, trasformandosi da semplice sfogo della manovra a regista neanche troppo da occultare. Achraf Hakimi è uno dei migliori in quel ruolo e si candida seriamente come prossimo Frecciarossa sul binario destro dell’Inter. Potete incrociare le dita, se volete, ma il laterale di proprietà del Real Madrid sarebbe manna dal cielo per diversi motivi.

DESTINO – Per chi si fosse perso Borussia Dortmund-Inter dello scorso novembre, in cui Hakimi fece addirittura due gol, è opportuno ricordare che quella partita ha svolto più o meno la funzione del quarto di finale di Champions League 2017/18 per il passaggio di Cristiano Ronaldo alla Juventus. Ma per convincere il marocchino non sono servite ovazioni. L’Inter ha scelto Hakimi dopo quella partita, ma forse anche prima, nel corso della gara d’andata di fine ottobre. Lo stato attuale della trattativa ci consente di guardare oltre il condizionale e anche Antonio Conte non vede l’ora di lavorare con lui.

NOVITÀ – Il tecnico pugliese non ha mai avuto un esterno di fascia come Hakimi. Per la verità, se riflettiamo sull’unicità (ma non la rarità) di profili come Hakimi nel calcio moderno, l’affermazione precedente diventa in automatico una tautologia. Se pensiamo alle esperienze passate di Conte, e alle richieste che il tecnico consegna in fascia, forse il solo Marcos Alonso potrebbe avvicinare Hakimi in termini di creatività e incisività. Si tratta di calciatori molto diversi, ma l’arrivo di Hakimi suscita grande curiosità proprio nel vedere il tecnico al lavoro con un tale potenziale.

SVEZZATO – La carriera del classe 1998 è legata a doppio filo al Real Madrid (vedi articolo sulla sua storia), ma la sua esplosione avviene in maglia Borussia Dortmund. Si tratta di un ambiente estremamente adatto per la crescita di calciatori come lui, ancora alla ricerca di un’identità strutturata, ma con caratteristiche riconoscibili da imporre in un contesto favorevole. La verticalità, come dogma imprescindibile dei gialloneri, ha consentito ad Hakimi di ordinare le priorità del suo gioco, puntando sempre la porta e raggiungendo una dimensione forse ineguagliabile.

NUOVA AVVENTURA – Ineguagliabile perché lo stile di gioco di Lucien Favre è una palestra perfetta per un certo tipo di calciatori. Il loro svezzamento parte proprio dalla necessità di valorizzarne le caratteristiche, senza l’assillo dei risultati. In quest’ottica, Hakimi sarà chiamato a misurarsi con un contesto nuovo, in cui ogni pallone perso avrà un peso forse maggiore (anche mediaticamente) rispetto al Westfalenstadion.

IDEE CREATIVE – A qualcuno sarà venuto in mente un paragone, oggettivamente forzato, con Joao Cancelo, del cui ritorno si è anche parlato nelle scorse settimane. Si tratta di una tipologia di esterni che, di fatto, Conte non ha mai avuto a disposizione. In parte per attitudine personale. Di calciatori così, obiettivamente, se ne vedono pochi. E non è così facile metterli a proprio agio in un sistema organizzato e non sbilanciato. Forse anche per questo, sostengono alcuni, Conte preferisce collocare la creatività in altre zone del campo, inculcando ai suoi laterali di fascia compiti molto più essenziali nello sviluppo della manovra.

PROFILO EQUILIBRATO – Ovviamente Cancelo e Hakimi restano calciatori molto distanti nell’approccio alle due fasi. Hakimi preferisce di gran lunga il gioco corto e la soluzione rapida ed efficace (come dimostrano i numeri in maglia Dortmund). Si tratta di un calciatore unico nel suo genere proprio perché completo. E dunque adatto a svolgere il doppio lavoro lungo la fascia. Conte non dovrà neanche porsi il problema di abbinarvi un esterno a sinistra che metta una pezza sulle sue scorribande, come faceva Luciano Spalletti puntando su Danilo D’Ambrosio quando Cancelo era ormai diventato titolare.

SCELTE DECISIVE – Le caratteristiche di Hakimi sono tanto efficaci quanto esplosive. Ama convergere e dribblare verso il centro del campo. E questo rappresenta un’alternativa tattica frizzante per Conte, che solitamente utilizza uomini più abili nell’isolarsi sulla fascia o nel tagliare verso il centro solo negli ultimi 16 metri. È un calciatore creativo nelle soluzioni ma non ridondante, anche in fase difensiva. Ha la capacità di andare dritto al punto, e di farlo nel modo giusto. Merce piuttosto rara di questi tempi. Ma soprattutto riesce quasi sempre ad azzeccare le scelte finali, una volta preso il fondo del campo. Cosa che all’Inter è clamorosamente mancata negli ultimi anni. Cancelo a parte.

SPAVALDO – Si tratta di un elemento che non ha paura del traffico delle zone centrali. E concedergli troppo spazio non è mai una buona idea. Hakimi non vede l’ora di arrivare dentro l’area di rigore, proprio per avere l’imbarazzo dell’ultima scelta. In molte occasioni è lui stesso a chiudere l’azione sul palo opposto, appoggiando facilmente in porta come in occasione della seconda rete contro l’Inter. Un’altra caratteristica che sicuramente avrà colpito Conte è la sua grande sfrontatezza nel pressing. Ed è questo che crediamo possa aggiungere a una squadra che deve ancora trovare il modo di assecondare quella pressione per più di 60 minuti.

LOCOMOTIVA – Contro l’Inter gli abbiamo visto compiere triangoli supersonici e galoppate transoceaniche. Senza dimenticare i due gol. Il primo sembra quasi frutto del caso, ma in realtà è dovuto alla grande capacità di orientarsi in area di rigore, che lo porta a trovarsi nella condizione migliore per poter incidere. Hakimi ha affinato questa capacità di essere decisivo, esplosa nei numeri con gli ultimi nove mesi. Il secondo gol contro i nerazzurri è invece tutto costruito con le sue mani. Salta secco Stefano Sensi sulla fascia, partendo da fermo. Una caratteristica propria dei terzini di qualità e che vediamo spesso fare a Juan Cuadrado per rompere il pressing. Poi chiede il triangolo a Jadon Sancho che è già orientato verso la porta e sa già dove infilargli il pallone. Davanti a Samir Handanovic è freddo come un ghiacciolo. Conte potrebbe aver trovato una locomotiva supersonica, ma anche il pezzo mancante di un puzzle secolare.


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