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Zanetti: «Molto contento di lavorare nell’Inter. Voglio continuare qui»

Lungo intervento di Zanetti al programma argentino ESPN 360. Dopo aver parlato del mercato e di Lautaro Martinez (vedi articolo) il vice president dell’Inter ricorda i passaggi della sua carriera e il suo nuovo ruolo.

PRESENTE NERAZZURROJavier Zanetti parla dell’Argentina, in tutti i sensi: «Per prima cosa voglio fare i complimenti a Marcelo Gallardo per quello che sta facendo nel River Plate. Il lavoro negli anni gli ha permesso di migliorare, di fare ottime squadre e ottenere risultati. Sicuramente Gallardo in un momento avrà l’ambizione di andare fuori dall’Argentina e mettersi alla prova. Gli auguro un gran futuro. Andare io in Argentina? In realtà sto molto bene qui in Italia. Sono contento per il lavoro che sto facendo, voglio continuare ad apprendere e fare altre esperienze. Sono ventisei anni che vivo in Italia, i miei tre figli sono italiani. Abbiamo la fondazione e molti cari amici in Argentina, quando ci torniamo siamo sempre contenti ma il mio presente è qui».

IN PATRIA – Zanetti racconta gli esordi: «L’Inter aveva preso Sebastian Rambert, poi prese anche me. Feci una partita alla Bombonera nel 1994 col Boca Juniors, dove mi iniziarono a vedere da fuori. Ho un aneddoto: a fine partita non avevo macchina e me n’ero tornato a piedi con mio padre e un amico. Avevo incrociato diversi tifosi del Boca Juniors, che mi avevano riconosciuto e mi chiedevano se fossi davvero quello in campo. Il giorno prima non ero nessuno, da quello dopo alle 8 del mattino c’erano le telecamere della TV fuori da casa mia: questo è quello che comporta giocare grandi partite. Ruolo preferito? Ce ne sono tanti, ho giocato a centrocampo o a destra e sinistra. Aver giocato fino a quarantuno anni è stato molto bello. L’Independiente mi lasciò andare perché ero molto piccolo. Poi, per fortuna, sono riuscito a proseguire il sogno di giocare a calcio».

NUOVO RUOLO – Zanetti prosegue sul lavoro all’Inter: «Mi sto divertendo molto. Quando ho deciso di fare il dirigente la prima cosa era dover chiudere una grande esperienza come giocatore, ripartendo da zero. Quello che avevo fatto in campo volevo che mi venisse riconosciuto anche fuori. Un dirigente deve avere una visione a 360°, collaborare con le distinte aree di un club di calcio. Mi godo il quotidiano, quello che succede. Di tempo non ce n’è mai tanto, bisogna essere molto concentrati e molto responsabili. Ora non ho potuto viaggiare molto per via della pandemia, ma prima l’ho fatto rappresentando l’Inter. Mi sono messo a studiare: prima uno si dedicava solo a preparare le partite per vincere, adesso so che per mandare la squadra in campo serve tutto un lavoro da fuori. Ho studiato finanza, marketing, relazioni internazionali e molto altro».

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