Marotta: “Giocatori Inter spaventati di contagiare le famiglie. Gagliardini…”

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13 Novembre 2020, 15:29
Giuseppe Marotta Inter Giuseppe Marotta Inter
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Marotta – intervenuto come ospite a “Glocal 2020 – Il mondo dello sport deve riunirsi per uscire indenne dalla pandemia”, Festival del Giornalismo organizzato da “Varese News -, racconta in che modo ha approcciato l’Inter all’emergenza Coronavirus. Infine una “rettifica” sulla polemica con le nazionali. Di seguito il secondo e ultimo estratto del suo lungo intervento

CATTEDRALI NEL DESERTO – L’intervento di Beppe Marotta (vedi prima parte) continua riassumendo quanto vissuto in casa Inter: «I giocatori hanno avuto paura. Si sono spaventati perché come prima cosa volevano tutelare le loro famiglie. C’era la paura di poter subire il contagio da un compagno o un addetto ai lavori. Oggi stiamo subendo maggiormente il condizionamento nel lavoro perché ci sono tanti positivi in quest’ultima ondata. L’allenatore deve capire quali giocatori ha a disposizione in ogni partita. A Bergamo venerdì Roberto Gagliardini era di nuovo positivo al Covid-19, quindi siamo partiti con l’incertezza di averlo a disposizione. Per fortuna, avendolo “tamponato” sabato mattina ed essendo risultato negativo, siamo riusciti a farlo partire domenica mattina. Avessimo giocato a Napoli non sarebbe stato possibile. Un altro aspetto negativo è dover giocare in “cattedrali nel deserto”, ad esempio San Siro senza spettatori. Questo toglie concentrazione e pressione ai giocatori, che me lo hanno confermato. Perché manca la presenza del pubblico. Ci sono partite che improvvisamente finiscono 4-3, 5-2 e via dicendo. Tutti questi gol per errori non li vedremmo con gli stadi pieni. Stiamo cercando di modulare tutto di volta in volta, perché non possiamo avere certezze in questo periodo».

DIALOGO CLUB-NAZIONALI – In seguito alle recenti polemiche, Marotta conclude l’ospitata dettagliando la sua posizione nei confronti delle nazionali: «La prima cosa da gestire è stata la brutta figura dell’Italia nella disponibilità data dai club alle selezioni nazionali. Le ASL utilizzano protocolli differenti da una città all’altra. Alcuni giocatori sono andati e altri no. Non possiamo privare le nazionali dei giocatori, perché la nazionale è un sentimento che unisce. Ma il dialogo tra club e nazionali non è mai esistito. E non esiste ancora. Io sono per l’uso diverso rispetto a quello di oggi. Cioè, per me bisogna valutare meglio le situazioni dei singoli atleti in base al livello di competizione da giocare. Per le amichevoli di scarsa importanza certi giocatori andrebbero dosati. Se no poi possono succedere cose come in Turchia-Croazia, dove erano presenti due nostri giocatori (Marcelo Brozovic e Ivan Perisic, ndr), e un calciatore (il croato Domagoj Vida, ndr) è risultato positivo nell’intervallo. E ora speriamo di non avere brutte notizie a breve».



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