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Marotta: «Conte? Ci ha spiazzati! Vlahovic era secondo obiettivo Inter»

Marotta è ospite del Festival dello Sport a Trento. L’Amministratore Delegato dell’Inter racconta l’addio di Conte e Lukaku, la vicenda Eriksen e l’arrivo di Dzeko.

TRIONFOGiuseppe Marotta celebra lo scudetto dell’Inter: «Quando abbiamo raggiunto l’aritmetica certezza di aver raggiunto un traguardo straordinario. Non dico impensabile, perché volevamo ottenere il massimo. È stata una liberazione aver ottenuto questo trofeo che mancava in bacheca da tanti anni. Il momento decisivo? Uno preciso direi no. Devo dire che la grande valutazione positiva è stata quando abbiamo vinto in casa con la Juventus: era uno scontro diretto, ma anche di valori. Lì abbiamo capito che potevamo essere protagonisti e arrivare lontano».

REAZIONE – Marotta racconta come l’Inter ha superato l’uscita dall’Europa a dicembre: «È chiaro che la differenza sostanziale che c’è fra la Champions League e il campionato è che un torneo è quasi a eliminazione diretta. Lì devi avere i giocatori al meglio, le condizioni atmosferiche giocano un ruolo importante: in Champions League non sempre vince la squadra più forte, in campionato sì. È come al Giro d’Italia, dove vince il ciclista con la performance migliore. C’era rammarico lì, non ce l’abbiamo fatta ma abbiamo spostato l’obiettivo sullo scudetto e su tutto quello che porta dietro, cioè vedere i nostri tifosi festeggiare davanti a un emblema come il Duomo».

L’ADDIO – Marotta spiega come è andata con Antonio Conte: «È stata una libera scelta fatta dall’allenatore, che evidentemente non vedeva un percorso comune. Fa parte dello sport e della vita: se uno decide di interrompere un rapporto bisogna accettarlo e andare avanti. Le società restano e gli allenatori passano, bisogna ripartire con la grande consapevolezza di rappresentare un grande club e di far parte di professionisti che hanno conquistato il titolo con merito».

LA SVOLTA – Marotta parla della scelta di Simone Inzaghi: «La decisione di Conte non era prevedibile, ci ha un po’ spiazzati. Abbiamo dovuto agire con rapidità per trovare il profilo migliore e l’abbiamo trovato in Inzaghi, che stava definendo il suo rinnovo. La tempestività mia e di Piero Ausilio è stata bloccare questo rinnovo nottetempo, presentare il nostro programma e la serietà del progetto. È stato sposato immediatamente e da lì siamo ripartiti, trovando un allenatore con una visione della squadra che non doveva essere stravolta».

IL DRAMMA – Marotta parla della vicenda che ha visto protagonista Christian Eriksen: «Sicuramente è stato un momento drammatico. Si è passati dalla gioia di una bella partita all’ansia di una persona conosciuta che rischiava di morire. Il nostro responsabile sanitario si è subito messo in contatto con i medici sul campo, è riuscito ad avere una prima diagnosi. Era difficile e anche oggi siamo nell’ambito delle ipotesi, ma la cosa bella è che ha subito reagito. Il recupero? Intanto è bello poterlo avere ancora tra noi, poi in questo momento è difficile fare ipotesi. Aspettiamo l’evolversi della situazione, abbiamo dei grandissimi consulenti e al momento opportuno si vedrà. La certezza è che oggi abbiamo ritrovato una persona».

L’ALTRO ADDIO – Marotta racconta l’uscita di Romelu Lukaku: «Ha manifestato l’intenzione di essere ceduto al Chelsea. Davanti a una situazione del genere non si può che rispettare una scelta del genere, si inizia con una trattativa e abbiamo agito in questo modo, facendo il prezzo e trovando le alternative. Queste sono dinamiche che nel calcio si verificano, non mi sono sentito né tradito né sconvolto. È stata anche un’opportunità di introitare una cifra importante per le finanze del club e ci siamo fatti valere, realizzando una bella operazione. I sostituti? Ci dev’essere sempre la consapevolezza di raggiungere il massimo degli obiettivi. Edin Dzeko era sicuramente prioritario, aveva la promessa della lista gratuita in caso di richieste. C’è stata la facilità di chiudere grazie al rispetto delle promesse. Dusan Vlahovic? È un talento ma era difficile arrivare a una conclusione. Era il secondo obiettivo dopo Dzeko, ci sarebbe stata una situazione complementare di uno esperto e uno per il futuro».

DIFFICOLTÀ – Marotta parla dei problemi finanziari: «È giusto, anche eticamente, non dipendere da un solo azionista. Il mecenatismo è ormai superato, la famiglia Suning ha immesso oltre settecento milioni. Il management deve mixare gli equilibri sportivi con quelli patrimoniali. La tranquillità l’abbiamo avuta con le due cessioni: siamo tranquilli e abbiamo gli stessi obiettivi dell’anno scorso, coi nuovi giocatori che ci stanno dando grandi soddisfazioni. Ma non è giusto, eticamente, che le proprietà immettano soldi in un momento di grande difficoltà per tutti. L’Inter esiste oggi, esisteva prima ed esisterà nel futuro. La competitività è garantita».

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