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Bergomi: «Inter mia seconda pelle, DNA unico. Lo scudetto del ’98…»

Beppe Bergomi, storico ex difensore nerazzurro, è stato il protagonista della terza puntata del format Careers Legend su Inter TV. Nella seconda parte della sua intervista (qui la prima) si è focalizzato sulla vittoria della prima Coppa UEFA e sul gruppo del 1997-98.

RIVALITÀ ACCESA – Tornando a parlare del derby, Beppe Bergomi ha confrontato così il modo di viverlo prima e ora: «Penso che la rivalità nei derby fosse un po’ più accesa allora che adesso. Non dico che i giocatori di oggi non la sentano, ma quando tu arrivi dal settore giovanile hai quel senso di appartenenza e di DNA. E poi quando devi affrontare il Milan, è la partita che senti di più in assoluto. Capire cosa voleva dire giocare e vincere quella partita era tutto. Io quando perdevo un derby non uscivo di casa per tre giorni, era difficile da accettare. Credo che oggi sia vissuto in maniera diversa, una volta l’ossatura delle squadre arrivava dai settori giovanili».

TRAGUARDO – Bergomi ha poi ricordato con piacere il primo trofeo europeo vinto con la maglia dell’Inter: «La prima Coppa Uefa, a Roma, è un traguardo che io sentivo molto. Negli anni ’80 avevo perso delle semifinali europee e non riuscivamo mai ad arrivare oltre. Volevo giocare una finale, come aveva fatto la Grande Inter. Ne ho vinte tre poi, ma la prima è stata fondamentale. L’ho vissuta con grande attesa, non arrivava mai quella partita. È stato un bellissimo traguardo».

COMPAGNI DI SQUADRA – Un pensiero, Bergomi, lo ha voluto dedicare anche a Riccardo Ferri: «È il più grande amico che mi ha dato il calcio. Noi siamo arrivati nello stesso giorno e sul pullman ci eravamo seduti vicini. Abbiamo fatto percorsi simili, anche se lui arrivò leggermente più tardi, circa un anno, perché si fece male in una partita saltando di testa. Ma io e lui abbiamo fatto una carriera parallela anche in nazionale. Non posso poi dimenticare Walter Zenga e Beppe Baresi. Ricordo tutti con piacere, ma loro hanno fatto le giovanili con me e abbiamo fatto delle carriere molto simili».

GRUPPO DEL 98 – Durante la sua intervista, è stato inevitabile per Bergomi ricordare la stagione 1997-98 e due dei suoi grandi protagonisti: «Gigi Simoni un grande uomo, grandissimo. Gli devo tantissimo, a 35 anni mi fece tornare a giocare un Mondiale. Quando arrivò mi disse che chi merita gioca, al di là dell’età. Io feci una stagione incredibile, con anche la vittoria della Coppa Uefa. Non vincemmo il campionato, che si poteva vincere, ma sappiamo come l’abbiamo perso. Gigi è stata una persona incredibile, straordinaria. Si faceva anche rispettare, era molto esigente sul campo. Anche quel gruppo mi è rimasto nel cuore, abbiamo ancora una chat sul telefono. Ronaldo è stato il giocatore più forte in assoluto di quelli con cui ho giocato, incredibile».

SECONDA PELLE – In chiusura, Bergomi ha lanciato il suo messaggio d’amore ai colori nerazzurri: «L’Inter è la mia seconda pelle. Mi ha dato tutto, mi ha fatto crescere, fatto diventare uomo. Devo tutto a questa squadra, ho voluto giocare solo per quella. Mi piace pensare al nostro senso di appartenenza, al nostro DNA. Che non dico sia migliore o peggiore di altri. Semplicemente è unico. Noi siamo l’Inter, io questa cosa me la sento dentro. Se chiudo gli occhi penso a quando il magazziniere a 13 anni mi diede le vecchie maglie della squadra. È un ricordo bellissimo, da lì parte tutta questa storia. Penso di aver dato tutto a questa squadra».

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