Inter-Napoli: Sensi frena tutti, meglio con Eriksen e a 4 (ma troppo tardi)

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13 Febbraio 2020, 00:14
Sensi
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L’Inter si ferma in casa e in Coppa Italia. Il Napoli ha la meglio nella semifinale di andata, ma solo di misura. Lo 0-1 di San Siro evidenzia che nell’Inter che gioca ogni tre giorni qualcosa non gira come dovrebbe, turnover o meno. Ad esempio non gira Sensi di ritorno dal 1′, mentre il finale giocato da Eriksen dà buone indicazioni per il futuro prossimo. Così come il cambio modulo di Conte. Ecco l’analisi tattica di Inter-Napoli

PRESENTAZIONE PRE-PARTITA

FORMAZIONE – Ecco l’undici di partenza scelto da Conte per affrontare il Napoli: Padelli; Skriniar, de Vrij, Bastoni; Moses, Barella, Brozovic, Sensi, Biraghi; Lukaku, Lautaro Martinez.

Inter-Napoli Formazione Ufficiale

Inter-Napoli Formazione Ufficiale

MODULO – L’Inter affronta i primi 90′ di coppa senza rinunciare al 3-5-2, ma c’è una variazione. Si torna alle origini con Sensi mezzala a fare da raccordo tra i reparti, si risiede Vecino dopo le fatiche del Derby di Milano. Forze fresche sulle fasce, mentre dietro torna Bastoni e davanti Lautaro Martinez. Dopo qualche settimana di novità, l’approccio anti-Napoli è quasi “storico” per Conte.

RESOCONTO PARTITA

PRIMO TEMPO – Inter piuttosto schiacciata nel primo quarto di gara, quello impostato da Conte è più un 5-3-2 ché non vuole rischiare nulla. Si cerca la ripartenza ragionata, ma quasi sempre si opta per il lancio lungo e per il cambio di gioco sulle fasce. Completamente assente il centrocampo, motivo della difficoltà nella manovra e nelle due fasi. Barella scarico, Brozovic poco brillante e Sensi anonimo. A metà tempo viene alzato il baricentro, ma il fraseggio resta piuttosto scarso e si fatica a costruire azioni concrete. Un paio di lampi sporadici per farsi vedere in area di rigore, ma niente di che. Il primo tempo termina 0-0: spettacolo nullo, come le azioni degne di nota.

SECONDO TEMPO – La ripresa si apre con il primo cambio immediato di Conte: fuori Skriniar, dentro D’Ambrosio. Il jolly italiano torna in campo e lo fa da terzo di destra. L’approccio alla partita è completamente diverso, proprio come successo nel derby. Finalmente l’Inter fa girare la palla riuscendo a fare la partita. Nel miglior momento nerazzurro, al 57′ il Napoli colpisce con una bella conclusione a giro di Fabian Ruiz dal limite dell’area, colpevole la difesa immobile a copertura di Padelli, ma soprattutto Sensi per la palla persa. Al 66′ secondo cambio per l’Inter: fuori Sensi, dentro Eriksen. Il danese agisce da mezzala sinistra. Serve qualche minuto per rimettere in ordine il reparto. Al 74′ terzo e ultimo cambio per Conte: fuori Moses, dentro Sanchez. Il cileno agisce da ala sinistra in quello che sembra un 4-3-3 asimmetrico con Lukaku perlopiù defilato sulla destra (come da immagine sotto allegata, ndr). Il dettaglio più interessante è Eriksen che gioca a tutto campo, da regista che detta i tempi, va negli spazi e anche al tiro. Migliora non poco la manovra e la pericolosità sfruttando le corsie laterali, soprattutto quella destra. Il secondo tempo termina 0-1: Inter punita alla prima vera occasione e incapace di rimediare.

Inter-Napoli Formazione Finale

Inter-Napoli Formazione Finale

CONSIDERAZIONI POST-PARTITA

PROTAGONISTA – La sconfitta va analizzata ponendo l’attenzione soprattutto su ciò che non funziona, un titolare ritrovato su tutti: Sensi. Il numero 12 nerazzurro è lontano parente del funambolico centrocampista visto all’opera dal ritiro estivo fino all’infortunio di fine anno. Non sembra neppure lui. Gioca da mezzala senza fare la mezzala, facendo rimpiangere Vecino. Non fa il regista, facendo rimpiangere Borja Valero. Non fa neppure il mediano statico, facendo rimpiangere Gagliardini. E soprattutto, giocando titolare non fa giocare Eriksen dal 1′. Sensi si vede poco e, quando si vede, sbaglia quasi sempre la giocata. Facendo sbagliare tutti quelli che gli ruotano attorno, esclusi i giocatori del Napoli. Fantasmico.

COMMENTO – Dopo oltre un’ora piuttosto deludente, le migliori cose dell’Inter si vedono nella mezz’oretta finale. Tre i fattori determinanti: 1. il gol subito da recuperare; 2. l’uscita di Sensi; 3. l’ingresso di Eriksen. Non può essere tutto così casuale. E la differenza si nota subito: Sensi si nasconde per un’ora e raggiunge il culmine nella palla persa che porta al gol del Napoli, invece Eriksen gioca a tutto campo dettando i tempi al resto della squadra. Niente di eclatante, ma ben altro ritmo e qualità. Il fatto che Sensi non sia ancora al top della forma non sorprende, anche se il problema sembra più mentale che fisico. Vederlo impiantato in mezzo al campo, incapace di reagire, va oltre l’aspetto atletico. Tornando a Eriksen, le sensazioni sono positive anche se andrebbe visto dal 1′ nel quintetto di centrocampo a supporto della coppia offensiva. Quintetto di centrocampo smontato da Conte nel finale, quasi a sorpresa: il passaggio alla difesa a quattro è una (gradita) notizia. Negli ultimi venti minuti si vede finalmente qualcosa di nuovo. L’Inter smette di “costruire” da dietro, ma va all’attacco con terzini puri. D’Ambrosio, abbandonando il ruolo di terzo bloccato in difesa, è l’uomo più pericoloso… in attacco. Assurdo solo immaginarlo. Il cambio di modulo permette alla squadra di Conte di essere meno prevedibile e quindi più pericolosa. Poi il gol non arriva, anche per via della stanchezza accumulata, ma sicuramente il test “disperato” dà buone risposte. Peccato per le tempistiche, perché la formazione viene modificata solo dopo lo svantaggio e a partita compromessa. Troppo tardi per invertire l’inerzia. Il ritorno vedrà il Napoli stra-favorito, ma non finisce certo qui: adesso testa a Serie A (Sampdoria tra Lazio e Juventus) ed Europa League (doppio Ludogorets), poi il tutto per tutto a Napoli. La finale di Coppa Italia resta il primo obiettivo della stagione.


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