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Inter, missione Scudetto: solidità, bel gioco e pochi punti deboli

Inter pronta per la missione Scudetto con Inzaghi in panchina. Dopo aver vinto la Supercoppa Italiana contro la Juventus e in attesa del debutto in Coppa Italia contro l’Empoli, la squadra nerazzurra mantiene il primo posto in Serie A. E allunga addirittura sulla prima inseguitrice, il Milan. L’obiettivo seconda stella continua a essere nel mirino dell’Inter, che ha tutte le carte in regola per ripetersi in Italia

La Serie A ha da poco scollinato la metà della stagione. E anche se il girone di ritorno è praticamente appena iniziato, sembra che la lotta Scudetto sia limitata alle due squadre di Milano: Inter e Milan. In particolare, i nerazzurri hanno dimostrato di avere tutte le carte in regola per confermarsi campioni d’Italia. Dopo che nella passata stagione avevano interrotto un digiuno di vittorie che durava ormai da un decennio.

La sensazione è che sarà una lotta serrata fino alla fine. Molto più di quanto non sia successo l’anno scorso, quando a gennaio la squadra allora allenata da Antonio Conte ha cambiato marcia, sbarazzandosi in maniera quasi irrisoria della concorrenza. Ma cerchiamo di capire come e perché l’Inter può vincere nuovamente il titolo nazionale.

Una sola sconfitta in un intero girone

Simone Inzaghi ha preso in mano le redini di una squadra, orfana di Romelu Lukaku, Christian Eriksen e Achraf Hakimi (oltre che di Conte), che aveva bisogno di recuperare certezze. Dopo un inizio di rodaggio, l’Inter ha cominciato a inanellare una serie di risultati positivi. Corroborati da prestazioni sempre all’altezza della situazione. La continuità che ha mostrato la squadra del tecnico piacentino è impressionante. Talmente tanto che nell’ipotetica schedina del giorno di OddsCheker, un risultato positivo dei nerazzurri è quasi una garanzia.

L’Inter in campionato ha perso soltanto una partita. Lo scorso ottobre contro la Lazio. Un risultato forse più pesante di quanto i valori in campo non abbiano detto, al termine di una partita condita da enormi polemiche sulla rete segnata da Felipe Anderson. Da quel momento in poi, l’Inter non si è più fermata. Anzi, è riuscita a recuperare 11 punti al Milan, chiudendo il girone d’andata da campione d’inverno e con 4 punti di vantaggio sui rossoneri.

2935982 - Football Fields (Photo by Pexels)
2935982 – Football Fields (Photo by Pexels)

Ed è proprio la solidità il punto di forza dei meneghini. Inzaghi ha plasmato una squadra mentalmente e caratterialmente dura, che non si abbatte nei momenti difficili e che, anzi, dalle difficoltà riesce a trarre energie e risorse per ribaltare ogni situazione. Anche le più negative. Un tratto comune alle grandi squadre, che non mollano mai a prescindere dal risultato.

Non solo punti

Una delle principali critiche rivolte all’Inter 2020/2021, se mai sia possibile criticare una squadra che vince, era un gioco tutt’altro che spettacolare. L’Inter di Conte si basava sostanzialmente sulle sgasate di Hakimi sulla destra, sulle accelerazioni di Nicolò Barella a centrocampo e sullo strapotere fisico di Lukaku davanti. Una squadra a cui bastava chiudere gli spazi e ripartire. Perché tanto qualcosa là davanti, prima o poi, quei tre avrebbero combinato.

Inzaghi ha cambiato, lentamente ma inesorabilmente, il modo di giocare dell’Inter. Oggi i nerazzurri non si limitano più ad aspettare gli avversari per poi pungerli in contropiede: l’Inter di Inzaghi vuole avere in mano le redini del gioco, vuole comandare la partita, avere il pallone tra i piedi. Lo fa grazie a un pressing organizzato, molto più alto rispetto all’anno scorso, e a un ritmo magari senza picchi incontenibili ma costantemente alto.

I nerazzurri hanno mostrato grande maturità, riuscendo fin qui a interpretare al meglio tutte le fasi delle partite. Anche durante i momenti meno brillanti, l’Inter non soffre mai più del dovuto, forte anche di un’organizzazione difensiva ormai diventata marchio di fabbrica.

Una difesa impenetrabile

In campionato, l’Inter è la seconda miglior difesa, dietro soltanto al Napoli di Luciano Spalletti (ex tecnico nerazzurro). Milan Skriniar, Stefan de Vrij e Alessandro Bastoni rappresentano il muro impenetrabile, per la verità già alzato ai tempi di Conte. Tre difensori molto forti fisicamente, abbastanza veloci e dotati di buona tecnica di base, capaci – insomma – tanto di contenere quanto di far ripartire l’azione sia palla al piede (soprattutto Skriniar) sia con lanci precisi (grazie al sinistro di Bastoni).

L’Inter difende a tre ormai per la terza stagione consecutiva e i meccanismi della retroguardia appaiono ben oleati. Tanto che, anche in caso di assenze, i sostituiti (Andrea Ranocchia e Danilo D’Ambrosio) non fanno rimpiangere i titolari. C’è da dire che il trio arretrato è anche ben protetto, perché a centrocampo i centrali fanno un gran lavoro di schermatura, mentre le due ali garantiscono entrambe le fasi di gioco.

114296 - Soccer ball on football field (Photo by Pexels)
114296 – Soccer ball on football field (Photo by Pexels)

Un Calhanoglu in più

Anche a centrocampo, l’Inter ha qualità e quantità. Rispetto alla passata stagione, si è aggiunto Hakan Chalanoglu, un giocatore polivalente: può fare il trequartista, l’esterno nel tridente, la mezzala e all’occorrenza anche il regista basso. Il turco ha mostrato sin qui una continuità di rendimento vista raramente negli anni passati sull’altra sponda del Naviglio e si è integrato alla perfezione con gli altri due mammasantissima del centrocampo nerazzurro, Marcelo Brozovic e Barella.

Il croato è ormai il perno della mediana, un giocatore a tutto campo capace di dettare i tempi, interdire la costruzione del gioco altrui e far girare la squadra nei modi e nei tempi giusti. Il nazionale azzurro è invece un motorino instancabile, dotato di un senso dell’inserimento senza eguali e di una visione di gioco da mezzapunta.

Tante soluzioni offensive

Se l’anno scorso la produzione offensiva nerazzurra veniva monopolizzata da Lukaku, quest’anno con l’arrivo di un centravanti di manovra come Edin Dzeko le soluzioni sono aumentate esponenzialmente. L’Inter può fare gol in molti modi: sfruttando il suo centravanti, certo, ma anche i guizzi delle seconde punte.

Lautaro Martinez è oggi un top player a tutto tondo, ma anche Alexis Sanchez sta tornando quello ammirato fino a qualche anno fa, un giocatore capace di tirar fuori il classico coniglio dal cilindro. Joaquin Correa, che Inzaghi ha già allenato alla Lazio, è invece quel tipo di giocatore capace di spaccare le partite anche partendo dalla panchina.

Lo sviluppo della manovra nerazzurra coinvolge un po’ tutti, difensori e centrocampisti compresi. L’Inter è molto forte sui calci piazzati (solo il Bologna ha segnato più gol in questo modo in Serie A), è letale in ripartenza, sa far male con gli inserimenti degli esterni (Ivan Perisic, Denzel Dumfries e Matteo Darmian sono tre minacce da non sottovalutare) e ha nel tiro da fuori (soprattutto Calhanoglu) un’arma importante.

Con queste premesse, l’Inter può davvero puntare a confermarsi come la squadra più forte d’Italia, smentendo chi sosteneva che l’addio di Conte, Hakimi e Lukaku avrebbe spianato la strada ad altre compagini.

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