Conte, quante soluzioni in difesa! Linea a 3 certezza Inter, un’eccezione

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3 Settembre 2019, 22:42
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Conte ha tante soluzioni difensive a disposizione: il tecnico nerazzurro ha sottolineato che la squadra è stata costruita per il modulo 3-5-2, ma le caratteristiche dei duttili centrali interisti sono talmente varie da non escludere il passaggio a una linea a 4 in determinate situazioni

SOLIDITÀ L’Inter di Antonio Conte, uscita vittoriosa dalla trasferta di Cagliari, è tornata a casa con tre punti, il primato temporaneo in classifica e una certezza: la difesa è il centro del nuovo alveare tattico del tecnico nerazzurro. Conte non ha in mente soltanto la costruzione di solide mura di cinta di fronte a Samir Handanovic, bensì una linea a tre con elementi intercambiabili a seconda delle esigenze e delle circostanze. Contro i sardi ne abbiamo avuto un assaggio anche in condizioni di sofferenza evidente, quando i rossoblu premevano con forza sotto i bastioni di un’Inter piuttosto assonnata dopo lo zero a uno.

VECCHIE CERTEZZE I nerazzurri negli ultimi due anni non hanno mai subito più di 33 gol in un campionato, fermandosi addirittura a quota 30 col primo Luciano Spalletti (meglio anche dell’Inter del Triplete); nonostante il record del nuovo secolo sia saldamente in mano ala formazione targata Roberto Mancini 2007/08. Questo testimonia la grande crescita difensiva dell’Inter in mano al tecnico di Certaldo. Si tratta di un fondamentale vantaggio per Conte, non più costretto a ripartire da zero come ai tempi della Juventus. L’ex tecnico bianconero, infatti, ha potuto contare su una base solida su cui basarsi, sia negli elementi che nei meccanismi rodati. Ma per far sì che la metamorfosi, dal punto di vista mentale, avvenisse per davvero, Conte ha dovuto stravolgere suddetti ingranaggi rimescolando un po’ le carte. Ma il cambiamento, a volte, può portare in dote i medesimi profitti della situazione precedente, seppur con novità apparentemente sostanziali. E qui diventa opportuno calarsi negli uomini, ma sempre in relazione al sistema di gioco innovativo proposto.

BRUTTI RICORDI – Dici Conte e intendi difesa a tre, dici difesa a tre e pensi alla fugace esperienza di Gian Piero Gasperini in nerazzurro, seppur in un contesto profondamente diverso. Non sarebbe giusto né opportuno fare paragoni, ma per quanto scomodo occorre osservare che anche il “Gasp” partiva da una base apparentemente solida negli uomini, seppur in un sistema di gioco pensato diversamente. Cosa c’è di così distante, allora, nel rendimento? Probabilmente l’età degli elementi in questione, sicuramente la predisposizione all’adattamento e all’upgrade personale. Ma forse, e qui interviene la mano della società, anche l’assortimento del parco difensori.

GERARCHIE Con molta probabilità, quando i tempi e i muscoli saranno maturi, il terzetto difensivo reciterà Diego Godin, Stefan de Vrij e Milan Skriniar in probabile ordine di posizionamento. L’uruguagio è appena rientrato da un infortunio scomodo, che lo ha messo KO in un momento delicato, ma in terra sarda ha già dimostrato quali novità potrebbe apportare allo scacchiere nerazzurro (in un ruolo a lui praticamente nuovo): personalità, carisma, conduzione spavalda della sfera e qualche rischio in fase d’impostazione che non guasta mai. Eppure, Godin non gioca a tre da parecchio tempo e costringerlo ad allargarsi sulla fascia potrebbe essere un rischio, oltre che uno spreco. Ma si sa, soprattutto in difesa, le manie di protagonismo vanno messe da parte ai fini di un progetto più grande di qualunque egoismo. E allora spazio a de Vrij nel mezzo, nonostante l’ex Lazio possa ricoprire senza problemi tutti i ruoli del pacchetto. Per ammissione dello stesso compagno Skriniar (in un’intervista di qualche tempo fa), l’olandese è uno dei migliori nella costruzione del gioco dal basso, anche perché è in grado di disimpegnarsi egregiamente con entrambi i piedi. E qui veniamo, forse, all’unico neo del terzetto: la posizione di Skriniar, confinato a sinistra, ha fatto storcere il naso soprattutto durante le apparizioni estive. Lo slovacco è apparso leggermente in difficoltà quando si trattava di aprirsi verso il campo, non fosse altro per la predisposizione naturale alla verticalizzazione col piede forte. Nel giro palla l’ex Sampdoria è inevitabilmente portato a venire dentro o a ricominciare dal suo portiere, facendo perdere uno o più tempi di gioco allo sviluppo della manovra. Tuttavia, si tratta di un dazio da pagare per averlo in campo in tutte le altre situazioni di necessità, rinunciando alla sua propensione a supportare la manovra che avevamo imparato ad apprezzare.

RINCALZI MA NEANCHE TROPPO – E ora veniamo al piatto forte della difesa, o certamente al più inaspettato e quantomai insperato. Già con l’acquisto di de Vrij l’Inter aveva scoperto una nuova luce oltre la siepe della coppia titolare tradizionale. Certamente il ritorno in Europa aveva imposto soluzioni alternative e di un certo calibro. Ma colpisce in tal senso quanto l’addio di Joao Miranda sia stato assorbito senza alcun sussulto, nonostante possa sembrare un rincalzo molto più blasonato degli attuali, e futuri, Andrea Ranocchia, Skriniar e il mai utilizzato Alessandro Bastoni. L’Inter ha iniziato la sua stagione con sei centrali a disposizione, che non sono pochi ma, in ottica disposizione in campo e impegno su tre competizioni, neanche tanti. Colpisce, ma forse non più ormai, la straordinaria capacità di Danilo D’Ambrosio nel riciclarsi, arretrando di qualche metro il proprio raggio d’azione. L’ex Torino si renderà utile potendo giocare su entrambe le fasce con puntuale affidamento, dando il cambio ad uno dei tre colossi titolari. Discorso molto simile per il baluardo Ranocchia, ma con meno ipotetiche apparizioni da titolare e ancor meno duttilità. Tuttavia, se pensiamo all’ultima volta in cui l’ex Bari (dove ha lavorato proprio con Conte) aveva messo in fila due presenze per tutti i novanta minuti, c’e quasi da riaprire i libri di storia alla stagione 2014/15: Mancini era subentrato da qualche mese, Mauro Icardi (sì, proprio lui) vinceva la classifica cannonieri, in coabitazione con Luca Toni, e Andrea era addirittura il capitano dell’Inter. Col senno di poi, viene quasi da sorridere per come è andata a finire. Ma una cosa è certa, Ranocchia è tornato credibile.

SORPRESE – L’ultimo di questa lista è Bastoni, reduce da una buona stagione con la maglia del Parma, che Conte sta cercando di tenere in guardia per quando i giochi (e le rotazioni) inizieranno a farsi duri davvero. Stante la situazione attuale, per il classe ’99 sarà dura trovare spazio nell’undici titolare, e anche tra i rincalzi l’ex Atalanta parte dietro la duttilità di D’Ambrosio e la ritrovata popolarità di Ranocchia. Il plusvalore di Bastoni, tuttavia, risiede proprio nell’essere l’unico centrale mancino a disposizione (escludendo il nuovo arrivato Cristiano Biraghi, che tuttavia potrebbe adattarsi bene in quel ruolo). E allora ecco che Conte potrebbe scegliere di utilizzarlo per variare le fonti di gioco, oltre a concedere minutaggio ad un ragazzo comunque promettente. Non solo, ma il numero di centrali effettivi in rosa, e la grande varietà di elementi a disposizione, potrebbe solleticare Conte verso il ritorno a una difesa a quattro in situazioni di emergenza. Schieramento in cui tutti gli elementi difensivi renderebbero al meglio e sul quale ognuno di essi, eccezion fatta per de Vrij, ha praticamente costruito la propria carriera.




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