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Conte dribbla pure il piano B dell’Inter, ma si gode il percorso con il piano C

Conte stavolta l’ha fatta grossa. I nemici che si è “creato” all’esterno non aspettavano altro che il passo falso dell’Inter in Europa, ma anche all’interno le cose non vanno meglio. La stagione nerazzurra dovrà avanzare in una direzione unica. E dopo il piano C non esiste davvero altro

FALLIMENTO – Nel calcio business non si parla solo di tattica. Ancora di più nel 2020. Soprattutto dopo la crisi globale causata dal Coronavirus. L’epilogo di Inter-Shakhtar Donetsk è il più triste ma allo stesso tempo più grave tra quelli possibili. Ai microfoni nel post-partita Antonio Conte non è riuscito a dettagliare le scelte fatte o non fatte. Non è stato facile analizzare l’ennesima prestazione fallimentare dell’Inter in campo internazionale. O comunque in una partita decisiva, la cosiddetta “finale”. Anche se tale non era. Gli è stato chiesto il piano B a livello tattico. La risposta non è arrivata. Anzi, è arrivato un dribbling che ha davvero spiazzato tutti. Ma non è il piano B tattico che interessa oggi. A nessuno è mai davvero interessato sapere perché l’Inter può giocare solo con la difesa a tre. O perché non regge qualità extra in mezzo al campo. Oppure perché le sostituzioni arrivano solo a partita compromessa. A tutti interessa solo ed esclusivamente fare polemica. E Conte stavolta ha servito un assist vincente: l’uscita dell’Inter da ogni competizione UEFA. Il fallimento in Champions League non è mai stato tale. Per la storia nerazzurra si tratta di un evento storico. Negativamente. Non si parla di perdere una finale di Europa League (può succedere…). Questo è peggio. E lo si potrà capire solo quando i conti verranno estesi al lato economico. Finora si è parlato semplicemente del danno sportivo causato dall’uscita prematura dall’Europa che conta. O indirettamente del danno d’immagine che riguarda l’Inter. Ma il danno economico è molto più preoccupante in questa situazione, perché avrà conseguenze sugli altri due. A causa del fallimento europeo dell’Inter il discorso causa-effetto si è ribaltato.

PIANO C – L’Inter oggi deve fare i conti con quelli che sono i piani aziendali in stagione. Gli obiettivi raggiungibili a livello economico-sportivo. Falliti contemporaneamente il piano A (ottavi di Champions League) e il piano B (sedicesimi di Europa League), resta il piano C: vincere lo Scudetto. Che poi è il male minore per un allenatore che punta dritto a trionfare in campo nazionale. Se Conte avesse potuto scegliere, senza fare i conti con la proprietà, sicuramente avrebbe gradito questa soluzione. L’Inter da oggi può concentrarsi solo ed esclusivamente sul campionato (e sulla Coppa Italia, ovvio). Ma dopo il piano C non esiste un piano D: arrivare secondi a pari punti con i primi a causa degli scontri diretti (persi) non sarebbe un miglioramento rispetto al -1 della passata stagione. Forse è arrivato il momento di battere la Juventus sul campo e pure il Milan attualmente capolista (per merito). Per farlo non servirà un mercato rivoluzionario a gennaio, bensì sfruttare al meglio la rosa già a disposizione. A partire da Christian Eriksen, ieri visto in campo solo negli ultimi 10′ (vedi analisi tattica di Inter-Shakhtar, ndr). La rosa è valida per farlo giocando solo una volta a settimana. Gli alibi sono finiti. E anche le sterili polemiche pre e post-partita. Il “percorso” – godibile fino a un certo punto – ha portato l’Inter fuori dall’Europa, ora c’è poco da scherzare: il piano D è quello delle dimissioni e il piano E l’esonero, pertanto è meglio per tutti che Conte si concentri sul piano C. Vincere il campionato.

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