Julio César: “All’Inter come dei fratelli, ecco quale fu il segreto di Mourinho”

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9 agosto 2019, 16:24
Julio Cesar

Julio César, portiere dell’Inter dal 2005 al 2012, è stato intervistato da DAZN all’interno del documentario The Making Of dedicato a José Mourinho (qui e qui le parole del tecnico). Nella parte relativa alla Champions League dei nerazzurri nel 2010 ha ricordato i passaggi chiave del Triplete.

OBIETTIVO RAGGIUNTOJulio César spiega il salto di qualità raggiunto nel 2009-2010: «L’Inter faticava a giocare bene e a raggiungere la finale di una competizione europea, specialmente la Champions League. José Mourinho veniva da tanti successi conquistati con i precedenti club, arrivò con l’obiettivo di portare la Champions League all’Inter. Quella squadra non aveva una stella, non c’era un giocatore che fosse al di sopra degli altri. Riuscimmo a dimostrare la forza di un gruppo, ciò che si può raggiungere quando tutti camminano nella stessa direzione. Credo che il suo arrivo diede molta fiducia al club e ai giocatori per vincere la Champions League, credo che questo sia stato il suo segreto».

PREPARAZIONE IDEALE – Julio César racconta l’avvicinamento alla finale Bayern Monaco-Inter e il primo gol: «Se non mi sbaglio, nell’ultima riunione prima dell’ultima partita restammo a parlarci un’ora. A me iniziavano a chiudersi gli occhi (ride, ndr), avevo sonno, ma le riunioni di Mourinho erano così. Erano molto utili perché riusciva a trasmettere ai giocatori cosa sarebbe successo durante la partita, ovviamente non sempre ci azzeccava ma la maggior parte delle volte sì. Lo 0-1 in finale? In quel gol c’è anche un po’ del mio. Ci fu un retropassaggio, non ricordo di chi, e ho rinviato. Ricordo che Diego Milito fece una bella finta a tu per tu col portiere, mettendolo a sedere, per poi mandare il pallone in rete. Ero felice del mio contributo, perché abbiamo segnato con quattro tocchi: rinvio mio per Milito, tocco per Wesley Sneijder, assist a Milito e gol».

DECISIVO – Julio César fu cruciale, perché nel primo minuto del secondo tempo evitò l’1-1 con una grande respinta: «Ricordo che accadde tutto molto in fretta a inizio ripresa, fu un momento importantissimo perché mi capitò una parata coi piedi. Se il Bayern Monaco avesse pareggiato così la nostra situazione si sarebbe molto complicata. Su Arjen Robben fu una bella parata, un po’ plastica. Sapevo che aveva quel tiro nel repertorio, così decisi di spostarmi un attimo prima del tiro e parare in sicurezza. Mi diede fiducia durante la partita, questo a un portiere serve sempre. In quella stagione Milito era nella migliore fase della sua carriera, perché tutto quello che faceva gli riusciva».

GRUPPO – Julio César chiude spiegando l’importanza del gruppo: «Eravamo come dei fratelli. Mourinho ebbe un ruolo importantissimo: trasformò quel gruppo in una famiglia. Quando guardavo chiunque in quel gruppo sentivo di guardare come un fratello, per me è stato come un padre. Sono riuscito a capire meglio i momenti in cui mi tirava le orecchie, per farmi capire le cose e dove potessi arrivare. Non lo vedo come un capo, ma come un padre che vuole il meglio per suo figlio. La chat WhatsApp? Il più attivo è incredibilmente Mourinho, è molto legato. Quando sei un suo giocatore ti comporti in un modo, ma ora che molti hanno smesso e Mourinho non è più il loro mister è un rapporto diverso. Siamo più liberi di scherzare con lui, è un gruppo molto divertente».

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