Sileri: “Ripartenza Serie A? Aspetterei, ho ancora perplessità”

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20 Aprile 2020, 15:08
Pierpaolo Sileri
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Pierpaolo Sileri, vice ministro della salute, ha parlato ai microfoni di “Radio Kiss Kiss” delle ipotesi al vaglio del mondo del calcio per la ripartenza delle attività attualmente sospese

VERSO LA FASE DUE – Sileri parla di come il lockdown in atto potrà essere attenuato nelle prossime settimane: «Il numero dei contagi progressivamente scende e scende il numero di contagi che portano le persone in ospedale, un dimezzamento dei posti occupati in terapia intensiva soprattutto in Lombardia. L’opera di contenimento ha funzionato, il numero dei decessi purtroppo cala lentamente ma si è dimezzato quindi progressivamente saranno sempre meno. Ora dobbiamo pensare alla fase due, verso una progressiva ripartenza».

LA RIPRESA DELLO SPORT – Sileri parla della possibilità di far ripartire gli sport: «E’ chiaro che dovranno essere considerate modalità generali. La distanza sociale dovrà essere la quotidianità, l’utilizzo della mascherina dovrà essere mantenuto. Anche lo sport individuale, quando non entri in contatto con altre persone, all’aperto e per il tempo necessario senza farne una scusa per restare fuori ore e ore può essere fatto. Ben diverso è uno sport di gruppo con contatto e rischio di contagio. Queste modalità di riapertura dipende anche dai focolai. Il 4 maggio è una data che vedrebbe la riapertura, ma la riapertura ha bisogno di altre condizioni come la distanza, la disponibilità di mascherine, la presenza di focolai ampi».

LA RIPRESA DEL CAMPIONATO – Sileri parla della possibile ripresa del campionato: «Serve una posizione scientifica. Riaprire gli stadi al pubblico, come detto tempo fa, è inverosimile perché riaprire lo stadio significa far entrare migliaia di persone in contatto. Fare una partita a porte chiuse è verosimile. Da medico vedrei qualche problema, vero che se si fa a porte chiuse non ci sono spettatori, ma i giocatori entrano in contatto tra di loro e come si fa a tutelare giocatori che dovrebbero stare e due metri di distanza. Durante la partita il rischio esiste, vedo un problema medico, ma immagino che il comitato medico scientifico e tutte le autorità mediche del calcio stiano provvedendo a risolvere in maniera appropriata. Se mi si dice di aprire lo stadio al pubblico lo vedo inverosimile. Tra i grandi sport il primo che può riaprire è il golf, si gioca da soli ben distanziati, il nuoto, il tennis è molto più fattibile. Senza pubblico, in questo momento, ciò non toglie che il pubblico in qualche settimana possa tornare ma ora è presto per dirlo».

IL PROTOCOLLO DELLA FIGC – Sileri parla del protocollo stilato dalla Federcalcio per la ripresa degli allenamenti: «E’ stato stilato in maniera appropriata con una base medica dietro, ma aspetterei del tempo. Rimangono dei rischi per i giocatori, anche se fai i tamponi. Fare il tampone oggi non esclude ci si possa contagiare domani, per tutelare la salute serve la più ampia condivisione possibile. Nessuno vuole vietare la partita di calcio, ma pensiamo alla sicurezza degli atleti che si prestano al gioco».

LA NECESSITA DI TAMPONI – Per far ripartire le attività delle squadre di calcio servirà un elevato numero di tamponi: «Il numero di tamponi potrebbe essere alto, come dicevo il contagio si può avere anche il giorno dopo il tampone. In questo momento sono più preoccupato a far arrivare i tamponi agli infermieri che sono in prima linea, non possiamo aspettare i sintomi gravi, andrebbe fatto prima soprattutto al personale sanitario. Non accettiamo il tampone come segno di guarigione, a meno che non si abbia avuto e poi ci siano due tamponi negativi. Non è che se il tampone negativo significa che si può fare tutto. Non si può fare un tampone ogni due giorni, la tutela della salute passa attraverso altri test come quelli sierologici che possono essere d’ausilio».

PORTE CHIUSE E SPOSTAMENTO AL SUD – Infine si parla della possibilità di giocare le partite del campionato nelle regioni del sud meno colpite dal contagio: «Se si fa una partita a porte chiuse dove la fai, la fai. Il problema dello stadio è il movimento dei tifosi che si spostano, che presuppone non solo il contatto allo stadio ma anche nei mezzi di trasporti. Non considererei i più o meno contagi, se si fa in forma controllata non cambia molto. Io aspetterei a fare questa considerazione. Bisognerà aspettare un altro po’ per ripartire, auspicabile si riparta, inverosimile a porte aperta, ma è necessaria un po’di cautela e vediamo i numeri del contagio. Poi possiamo far ripartire bene l’Italia, con responsabilità e intelligenza, sapendo aspettare».


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