Suazo: “Io tifo sempre Inter. Triplete un po’ mio, Mourinho e Mancini…”

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20 Aprile 2020, 14:41
David Suazo
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David Suazo, ex attaccante dell’Inter, è stato l’ospite di oggi per “Casa Sky Sport”. L’ex attaccante honduregno ha ripercorso la sua carriera

L’ESPERIENZA ALL’INTER – Suazo parla del suo arrivo all’Inter dal Cagliari: «Quando ti trovi in una situazione come l’Inter sai che arrivi e la competizione è molto più alta. Ovviamente puoi permetterti meno errori che a Cagliari. All’Inter c’era un gruppo di attaccanti importanti e mi è mancata la costanza nel rendimento».

MANCINI E MOURINHO – Suazo all’Inter è stato allenato da Mancini e Mourinho: «Penso che un pregio di tutti e due è che sono dei vincenti a modo loro. Due allenatori che hanno saputo vincere ovunque siano andati. Un difetto di Mourinho è di non avermi fatto giocare di più (ride ndr). Di Mister Mancini non ne trovo, mi ha voluto a tutti i costi all’Inter. Magari si arrabbiava un po’, una delle cose che mi diceva è che dovevo capire che non ero più al Cagliari e questo mi ha fatto capire molto, mi ha sempre dato una mano nel modo di affrontare le competizioni perché non ero abituato a certi palcoscenici. Ho vinto lo scudetto e sono emozioni che porto sempre dentro di me, fare parte di quell’Inter è stato bellissimo. Lo abbiamo vinto all’ultima giornata a Parma ed è stata una festa fantastica per tutti».

SCUDETTO O PROMOZIONE – Suazo ha vissuto in carriera soddisfazioni come la promozione in A col Cagliari e lo scudetto con l’Inter: «Li metto alla pari perché il 2003/04 per Cagliari è stato come vincere uno scudetto, non andavamo in Serie A da 4 anni e sono gli anni che mi hanno permesso di crescere come calciatore. Poi vincere lo scudetto per un calciatore honduregno è stato fantastico».

I COMPAGNI – Suazo ha avuto grandi campioni come compagni di squadra: «Io ho imparato da tutti, ho avuto l’opportunità di trovare grandi giocatori come Zola, come Fabian O’Neill che è stato uno dei giocatori più forti mai passati da Cagliari. Mi ha impressionato Ibrahimovic che è stto il giocatore che realmente poteva vincere da solo la partita. Ho avuto grandissimi compagni come Eto’o, Milito, Figo, dei fuoriclasse e magari ne dimentico tanti».

IL TRIPLETE – Suazo ha fatto parte dell’Inter del Triplete, ma solo fino a gennaio 2010: «Penso che quando fai parte di una famiglia così lo senti, ho vissuto in prima persona sei mesi intensi e ho fatto una presenza a San Siro. Poi li ho sempre seguiti, sono andato al Genoa, ma ho sempre seguito e fatto il tifo. Un po’ lo sento mio perché sono sempre stato un tifoso dell’Inter anche quando sono andato via».

CHE INTER QUELLA DEL TRIPLETE – La forza dell’Inter del Triplete secondo Suazo: «Solo con un’attitudine positiva si potevano raggiungere questi obiettivi. L’Inter quell’anno aveva una forza, sapevi che anche stando fuori facevi parte di una storia. Mourinho è stato bravo a farci credere che tutto si poteva fare e alla fine ha avuto ragione lui perché tutti ci siamo messi a disposizione e l’esito che abbiamo avuto lo dimostra».

L’ADDIO AL CAGLIARI – Suazo torna sulla scelta di lasciare il Cagliari per trasferirsi all’Inter: «Dopo otto anni non era facile, Cagliari è parte della mia vita, una parte del mio cuore è qua, io vivo qua, la mia famiglia vive qua. Quando fai un percorso da calciatore arrivano aspettative importanti e anche la società fa parte di quello. Quando arrivano proposte importanti la società parla con te e decidi. Dopo otto anni era arrivato il tempo di provare altre realtà e meno male che è arrivata una realtà importante dove mi sono tolto tante soddisfazioni come il campionato, giocare la Champions, avere allenatori di grande qualità che lo sai che ti arricchiscono sempre».

CHE ALLENATORE VUOI ESSERE – Suazo ha intrapreso la carriera da allenatore, cosa ha imparato dai suoi allenatori del passato: «Tutti ti lasciano qualcosa, vorrei consolidarmi e arrivare ad esempi come D’Aversa o Juric che sono una realtà vera in un campionato importante, si sta vedendo il loro lavoro. Vorrei arrivare e fare un percorso del genere».

MOURINHO E MANCINI – Le differenze tra Mourinho e Mancini: «Mourinho sempre, quando arriva, dice che del mio gruppo fanno parte tot giocatori che con questi andrà avanti. Poi c’è la possibilità che il tuo avversario di ruolo si faccia male e lui ti può far giocare. Con Mancini era più facie, lui riusciva a tenerci tutti sulla corda tranquilli, ci faceva giocare qualcuno in campionato, qualcuno in Coppa Italia e in Champions, lui faceva più rotazioni di Mourinho».

MOURINHO CON POCHI CAMBI – Mourinho faceva ruotare poco la squadra: «Con Mourinho l’opportunità arrivava, ma quando il compagno non era pronto. Spero di avere una rosa come quella che ha avuto Mancini o Mourinho, con la difficoltà di poter scegliere. Quando uno può cerca di mettere la squadra migliore».

IL CASO MILAN-INTER – Al momento di trasferirsi all’Inter, Suazo fu oggetto di un braccio di ferro col Milan: «Quando sono andato via dal Cagliari mi ha contattato l’Inter per prima, ho parlato con Mancini, la mia testa era già all’Inter. Poi c’è stato un problemino che in una notte potevo andare al Milan prima di andare all’Inter, ma è stata una situazione un po’ strana. Mi telefonò il Presidente per dirmi che c’era la possibilità di andare al Milan, non ho potuto dormire, ma avevo già fatto una scelta».

LA SQUADRA ITALIANA DA BAMBINO – Suazo da bambino seguiva una squadra italiana: «Quando stavo in Honduras facevano vedere il Napoli di Maradona e mi piaceva, noi in America Latina eravamo tutti del Napoli. Quando ci ho giocato contro il Napoli è stato bello pensare ai ricordi dell’infanzia».


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