Milan-Inter, Conte e Giampaolo dallo psichiatra. Tamorri: “Ecco le differenze”

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17 Settembre 2019, 09:50
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L’Inter, dopo il match di Champions contro lo Slavia Praga (QUI le probabili formazioni), avrà un altro importante appuntamento, vale a dire il derby contro il Milan valido per la quarta giornata di Serie A. L’edizione di Milano del “Corriere della Sera” analizza Antonio Conte e Marco Giampaolo con l’aiuto dello psichiatra Stefano Tamorri, responsabile del servizio di neuroscienze dell’Istituto di medicina e scienza dello sport del Coni. Di seguito la sua “diagnosi”

PERSONALITÀ DIVERSE – Nel calcio mediatico che dà da vivere (e da parlare) a troppa gente, Antonio Conte e Marco Giampaolo si sono ritrovati un posto sulle panchine di San Siro. E sabato avranno il primo appuntamento in un derby con stati d’animo diversi. A Conte, ex bandiera e poi allenatore della Juventus, sono bastate tre partite per pulire la fedina e diventare uno di quei timonieri con la faccia dura e le mani ferme. A Giampaolo, l’inizio di campionato al rallentatore sta costando la fama di non essere all’altezza del ruolo. Personalità opposte: uno martella il cervello dei suoi calciatori, l’altro ci parla come fossero seduti davanti al camino. Uno si sbraccia in panchina come fosse a un rave party, l’altro parla sottovoce e suda (tanto) solo davanti alle telecamere. Uno vince, l’altro meno (per ora).

ANALISI SCIENTIFICA – Lo psichiatra Stefano Tamorri prova ad analizzare i due allenatori dal suo punto di vista: «Ma non pensiate che questo significhi che Conte sia entrato nella testa dei giocatori e Giampaolo no: farlo richiede un lavoro costante. Il lavoro sulle teste è lunghissimo. Negli sport individuali, il rapporto allenatore-giocatore è diretto. In quelli di squadra i meccanismi sono più complessi. E scopro quanto in un calcio così mediatico sia difficile parlare a un gruppo formato da ragazzi diversi fra loro. Conte in questo è aiutato dalla fama che si porta dietro. Dal fatto di aver già conquistato il rispetto di calciatori importanti. Lavora con il suo prestigio ascendente. Giampaolo sa di dover convivere col limite di non aver ancora ottenuto risultati. Probabilmente ne sente il peso. Ma non deve sentirsi in un contesto più grosso di lui. Se non vuole trasmetterlo ai suoi giocatori».

DIFFERENZE CON IL PASSATO – Lo psichiatra parla poi delle differenze tra Luciano Spalletti e Conte: «Sulla panchina dell’Inter, Spalletti era troppo legato al personaggio elucubrante. A volte era difficile da capire. Più facile per Conte farsi capire dal gruppo. Lui è un allenatore verticale, meno leader e più capo. In questo senso il Milan arriva dall’era Gattuso, che era molto immediato. Ci vorrà tempo per apprezzare l’approccio più orizzontale e a bassa voce di Giampaolo».

Fonte: Corriere della Sera – Stefano Landi




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