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Pioli: “Chi toglierei all’Inter? Nessuno! No invidia per Conte. Ibrahimovic…”

Pioli ha parlato in conferenza stampa alla vigilia di Inter-Milan. Il tecnico rossonero ha risposto alle domande sulle differenze tra le due squadre, su Conte e sulle condizioni di Ibrahimovic

DIFFERENZEStefano Pioli parte dalla differenza tra Inter e Milan: «La verità è che l’Inter ha fatto molto meglio di noi fino a dicembre, adesso noi stiamo cercando di recuperare posizioni. Arriviamo bene a questo derby. Il derby non si gioca ma si vince? Condivido, tutte le partite si preparano per vincere. Ma se ci sono partite che valgono di più sono proprio queste. Per vincere bisogna giocare meglio degli avversari, sono partite che vanno vinte. Non so che distanza ci sia in questo momento tra noi e loro. Sicuramente non perdono da tantissimo tempo ma noi dobbiamo avere la faccia di Ibra domani. Carica, entusiasmo e giocare al massimo delle nostre possibilità. La squadra sta bene, abbiamo grande rispetto per i nostri avversari che si stanno dimostrando forti. Ci saranno grandi difficoltà da superare ma dobbiamo avere convinzione e fiducia nei nostri mezzi. Qualcosa che abbiamo in più di loro? Stiamo creando tanto e costruendo tanto, dobbiamo mantenere questo atteggiamento. Se dobbiamo migliorare in qualcosa è che non possiamo permetterci di non essere compatti, non dobbiamo allungarci e concedere spazi. Sappiamo cosa fare e dobbiamo farlo bene».

IL LEADER – Pioli fa chiarezza sulle condizioni di Zlatan Ibrahimovic: «Ha svolto un lavoro programmato e individualizzato che lo doveva vedere arrivare a oggi per l’allenamento con la squadra. Se lo supererà sarà a disposizione. Abbiamo fatto tutto quello che era giusto fare per permettergli di recuperare sia dall’influenza che dall’affaticamento al polpaccio. Manca lo step principale dell’allenamento completo con la squadra».

CONTE – Pioli sulle rispettive strategie della vigilia con il rivale Antonio Conte: «La parte più bella è fare la strategia per la partita, studiare le caratteristiche tenendo in considerazione quelle degli avversari. Abbiamo preparato una strategia, vedremo domani se sarà quella giusta. Se invidio qualcosa al tecnico nerazzurro? Per dare giudizi dovrei conoscerlo in modo più approfondito. La cosa importante è entrare nella testa dei giocatori con il proprio carattere. Non invidio assolutamente nulla a Conte perché sono contento di essere al Milan».

MODULO – A Pioli viene chiesto se un eventuale cambio di modulo nerazzurro con Christian Eriksen dietro a un’unica punta possa cambiare qualcosa: «Non preoccupa e non credo cambi gli atteggiamenti o le posizione dei nostri avversari. L’Inter è riconoscibile nelle sue situazioni tattiche. Ci stiamo preparando per essere pericolosi e compatti, dobbiamo essere bravi a cogliere le possibilità».

SPALLETTI – Un commento sulle parole di Luciano Spalletti: «Non ho tempo per perdere tempo, chi pensa al passato o al futuro si gode poco il presente. Sono molto concentrato sulle sfide che abbiamo da vincere».

CHI IN ATTACCO – Pioli mischia le carte sulle scelte in attacco. Perché Ante Rebic o Rafael Leao?: «Magari tutti e due insieme. Vediamo. Cercherò di scegliere le caratteristiche più adatte tenendomi quelle per poterla cambiare».

CARICA ROSSONERA – Pioli risponde in maniera secca a chi gli chiede un motivo per cui i rossoneri possano avere la meglio sui nerazzurri: «Il Milan può vincere perché è una squadra forte, che sta bene ed è in salute. Vorrebbe dire una crescita di autostima, fiducia e positività in tutto l’ambiente. Dobbiamo affrontarla col piglio giusto. L’Europa passa da domani? Passa dalle prossime sedici partite di campionato. Il fatto che siano tanti anni che non si vince un derby è uno stimolo. Abbiamo le qualità, dobbiamo dimostrarlo. Stiamo bene e ce la vogliamo giocare».

INFERMERIA – Pioli fa il punto sull’infermeria: «Sono tutti recuperabili. L’unico giocatore con dei problemi è Rade Krunic.

LA SFIDA DI PIOLI – Infine la classica domanda sugli avversari più temibili: «Non toglierei nessuno all’Inter, giocheranno in undici ma siamo in undici anche noi. Quindi avanti».

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