Giovanili

Chivu: «Inter, sempre grandi emozioni. Tanto da insegnare ai ragazzi»

Cristian Chivu – nuovo allenatore dell’Inter Primavera (vedi articolo) – ha parlato ai microfoni dei canali ufficiali della società. Una lunga intervista nella quale ha sottolineato quali siano i suoi obiettivi e i valori che ha intenzione di insegnare a quelli che non sono soltanto i suoi giocatori, ma anche dei ragazzi sul punto di iniziare la loro carriera nel mondo del calcio.

PERCORSO EMOZIONANTECristian Chivu ha parlato del percorso che lo ha portato, con la trafila delle giovanili, a diventare il nuovo allenatore dell’Inter Primavera: «Le emozioni sono le stesse del primo giorno. Ho iniziato da zero a fare questo percorso, ho dovuto capire se mi piacesse e appassionasse. Siccome è da tanto che sono sui campi da calcio, è una cosa che mi fa star bene. Voglio trasmettere tutto questo anche ai ragazzi. Sono motivato, i ragazzi mi insegnano tanto e io provo a dare loro consigli che non servano solo per la parte professionale, ma anche per la vita. Ho anche avuto la fortuna di avere colleghi che mi hanno trasmesso sempre qualcosa tra cui Bonacina, Annoni, Zanchetta e soprattutto negli ultimi anni Madonna che ha fatto un grande lavoro, per il quale vogliamo ringraziarlo».

NOVITÀ SEMPRE – Chivu ha poi descritto il suo approccio all’allenamento: «Io parto sempre da zero, bisogna farlo ogni anno per portare sempre qualcosa di nuovo. Quello che abbiamo fatto lo scorso anno non vale. Io faccio finta di non conoscere questi ragazzi perché ho imparato che ogni giorno mi stupiscono sia positivamente che negativamente. Bisogna cercare di responsabilizzarli perché non sono più bambini, sono maggiorenni e hanno degli obiettivi da raggiungere. Negli anni abbiamo cercato sempre di trasmettere la cultura del lavoro e di aver fatto bene sotto questo punto di vista».

VALORI E PRINCIPI – Chivu ha proseguito ricordando quali siano le cose che ha intenzione di insegnare ai suoi giocatori: «Io sono arrivato da esperienze che mi hanno trasmesso dei principi e dei valori da portare in campo. Penso anche ai miei inizi all’Ajax, dove eravamo tanti giovani in Prima Squadra. Io cerco sempre di trasmettere qualcosa ai ragazzi, perché ogni giorno devi avere un obiettivo. Altrimenti diventa una routine, qualcosa che poi ti fa perdere la motivazione. Bisogna insegnare sempre a questi ragazzi qual è l’obiettivo da raggiungere, il lavoro e il percorso che devono fare. Poi ovvio che deve venire qualcosa anche da dentro tramite l’autocritica. Piano piano riusciremo a trasmettere tutto ciò, come fatto anche in passato».

CRESCITA – Chivu ha proseguito poi parlando dell’importanza della cultura del lavoro: «Stare in un ambiente come questo, dove si cerca di trasmettere valori importanti, secondo me aiuta a crescere bene. Poi ovvio che c’è chi è più scollegato, chi impara all’inizio la cultura del lavoro, chi impara anche a stare in campo e chi è già più pronto. Mi stupiscono però tutti i giorni, io cerco di trasmettere qualcosa ma nello stesso tempo cerco di imparare da loro. Bisogna adattarsi a quella che è la realtà di oggi. L’aspetto mentale nel calcio fa la differenza, è fondamentale. Deve sempre essere curato ai massimi livelli. Io ci tengo all’intensità di gioco, alle letture che devono fare e con l’esperienza riesco a vedere cose che loro non vedono. La passione non manca, magari dovrei abbassare un po’ il volume della voce e alzarlo di più durante l’allenamento e insegnare qualcosa in più ai ragazzi».

INSEGNAMENTI – Chivu ha anche parlato della differenza tra l’essere un calciatore e l’essere un allenatore: «Fare il calciatore e fare l’allenatore sono due mestieri diversi. Vedo il calcio alla mia maniera. A me piace che i ragazzi si applichino a livello mentale e che siano sempre concentrati su quello che devono fare. Però è anche un divertimento, altrimenti diventa un dovere e ti pesa. Bisogna sempre mescolare concentrazione e divertimento nella maniera giusta. Ci si può divertire anche lavorando al cento per cento, con un obiettivo da raggiungere. Bisogna far capire questo ai ragazzi. Quando si raggiunge un obiettivo bisogna sempre cercarne un altro. Questo è quello che ti dà gli stimoli per andare avanti e migliorare».

MENTORI – Infine, Chivu ha parlato degli allenatori che ha avuto in carriera e di ciò che da loro ha appreso per diventare lui stesso un coach: «Io ho cercato sempre di imparare qualcosa da tutti gli allenatori con cui ho lavorato. Fisicamente non sono mai stato un fenomeno, ho avuto dei problemi che mi hanno portato a restare qualche partita fuori. La mia carriera l’ho costruita con la testa e di adattare il mio gioco a quello che riuscivo a fare. Ogni volta che provavo ad andare oltre ai limiti che avevo mi facevo male. Siccome avevo questo modo di pensare, ho cercato sempre di imparare da tutti gli allenatori che ho avuto in carriera. Ho imparato soprattutto da mio papà, che anche lui faceva l’allenatore anche se a livelli bassi. Lo vedevo tornare a casa e lavorare a tutti gli schemi. Ho visto tanta passione e quella o ce l’hai o non ce l’hai. Io mi comporto esattamente come lui allora, perché a volte passo più tempo a studiare che con i miei figli».

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