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ESCLUSIVA IN – De Wilde: «Lukaku simile a CR7, all’Inter è leader. Da Conte a Inzaghi…»

De Wilde ha parlato in esclusiva per Inter-News.it del suo connazionale Lukaku, centrale nei piani dell’Inter anche dopo il passaggio di consegne in panchina da Conte a Inzaghi. E non manca il parallelo con Cristiano Ronaldo. L’ex portiere dell’Anderlecht e della Nazionale Belga si è espresso anche sul cammino dell’Italia a Euro 2020. Di seguito l’intervista esclusiva a Filip De Wilde curata dal corrispondente di Inter-News.it da Londra, Alessandro Schiavone

Buongiorno Filip De Wilde. La prima volta che ha visto Romelu Lukaku con la maglia del Anderlecht nel 2009, si aspettava che sarebbe diventato così forte? Alcuni gli rimproveravano ancora quel primo tocco così così e di non essere abbastanza freddo sotto porta…
Io penso che Lukaku sia uno dei migliori attaccanti al mondo. È una delle risorse della Nazionale Belga. Io l’ho visto crescere quando ero il preparatore dei portieri dell’Anderlecht (De Wilde lo è stato dal 2007 al 2012 e Lukaku ha giocato lì dal 2006 al 2011, ndr). E Romelu ha debuttato a 16 anni in Prima Squadra. A 16 anni! E iniziò a segnare fin da subito. Poi nel calcio, quando un giocatore ha così tanto talento, la gente all’inizio vede le tue qualità. Ma una volta che sei promosso in pianta stabile, inizia a vedere i tuoi difetti… Poi, quando un attaccante fa gol, la gente dice: «È normale che segni!». Ma poi, quando sbaglia, glielo rimproverano: «Com’è possibile che sbagli?» (ride, ndr). Romelu ha grande volontà e l’ambizione di essere il migliore attaccante del mondo. E forse per lui all’inizio era impossibile. Aveva le qualità che ho appena citato – gran forza e un bel piede sinistro – ma su cinque occasioni ne trasformava in rete una o due. Ma ha sempre continuato a lavorare. All’Anderlecht ha detto a se stesso: «Ho vinto il titolo, ma ora devo fare il prossimo passo!». Al Chelsea le cose non andarono bene per lui. Ha avuto sfortuna. Poi se ne andò anche dal Manchester United. È stato un passo importante andare all’Inter. Lì è finalmente riconosciuto come il giocatore più importante e leader della squadra. Questo gli dà autostima e lo rende fiero. Antonio Conte con la sua personalità l’ha migliorato molto attraverso il lavoro e la fiducia che aveva in lui. E Romelu vuole ancora migliorare. Non si accontenta mai! Vuole diventare sempre più forte. Un po’ come Cristiano Ronaldo. Hanno tanto in comune. Sono due giocatori diversi, ma anche lui come il portoghese ha grandi ambizioni: vuole sempre dimostrare di essere il migliore e vincere nuovi titoli.

De Wilde, secondo lei c’è il rischio che la partenza di Conte e l’arrivo di Simone Inzaghi possano avere risvolti negativi sulla crescita sportiva di Lukaku? È inutile negare che l’ex tecnico nerazzurro avesse la bacchetta magica per farlo rendere al meglio…
Non conosco bene la personalità di Simone Inzaghi, ma Lukaku è un giocatore molto esperto, che ha giù vissuto tante cose. E a mio avviso il cambio di allenatore non lo perturberà. Ma prima o poi – ed è normale che sia così – smetterà di migliorare. Anche Cristiano Ronaldo non è più il giocatore che era a Manchester. In Inghilterra era un’ala, mentre adesso è un finalizzatore.

Lukaku finirà la carriera all’Inter o potrebbe tornare in Premier League?
Non so. Ma dato che ha iniziato presto la sua carriera, io credo che non si ritirerà troppo tardi. E forse continuerà a giocare solo per divertimento. O magari dirà a sé stesso: «Ho vinto questo, questo e questo. Ora posso anche smettere».

Lei ha giocato in Belgio, Portogallo e Austria. Ma un’esperienza in Serie A a De Wilde sarebbe piaciuta?
Sì, mi sarebbe piaciuto giocare in Italia. Allora era “Il” Paese del calcio. Gli stadi erano sempre pieni. Oggi non è più così. E poi tanti stadi sono vecchi (ride, ndr). Lo stadio della Juventus è fenomenale e anche San Siro, dove ho giocato con l’Anderlecht contro il Milan (nel 1993, ndr), rimane magnifico. Ho giocato anche all’Olimpico, ma non è la stessa cosa. Per avere una bella atmosfera a Roma, lo stadio dev’essere pieno. Quando giochi contro la Roma e ci sono “solo” 30 mila persone sugli spalti, pensi che lo stadio sia vuoto. Detto questo, sarei potuto andare al Napoli, ma non ci andai per motivi familiari.

L’Italia potrà vincere Euro 2020 secondo lei, De Wilde?
L’Italia ha giocato benissimo le tre partite nella fase a gironi. E questo è pericoloso. Io diffido dalle squadre che partono con il botto. Preferisco, d’altronde, le squadre che – magari – iniziano meno bene, ma migliorano di partita in partita durante la competizione. Mi è piaciuto il gioco della Spagna e la vittoria per 5-0 sulla Slovacchia servirà a trasmettere fiducia ai giocatori. Amo il loro stile di gioco: è una squadra che domina e palleggia. Sarebbe bello se la Spagna vincesse la competizione giocando così bene.

Intervista del corrispondente di Inter-News.it da Londra, Alessandro Schiavone. Si ringrazia Filip De Wilde per la disponibilità mostrata nell’intervista.

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