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Atalanta-Inter (2-3): Dzeko che vince non si cambia per Inzaghi, gli altri magari sì

Atalanta-Inter permette solo alla squadra nerazzurra di Milano di chiudere bene l’anno solare. La doppietta di Dzeko, che “causa” anche l’autogol di Palomino, vale tre punti pesanti. Inzaghi può essere soddisfatto della reazione dopo lo svantaggio su rigore, meno per la gestione del doppio vantaggio. E qualche domanda bisogna farsela, soprattutto in questo periodo di pausa obbligata per i Mondiali di Qatar 2022. Di seguito l’analisi tattica di Atalanta-Inter in Serie A

Pre-Game Analysis: il modulo e le scelte di Inzaghi

FORMAZIONE – Ecco il 3-5-2 di partenza dell’Inter scelto da Simone Inzaghi per affrontare l’Atalanta in Serie A: 24 Onana; 37 Skriniar ©, 6 de Vrij, 95 A. Bastoni; 2 Dumfries, 23 Barella, 20 Calhanoglu, 22 Mkhitaryan, 32 F. Dimarco; 9 Dzeko, 10 Lautaro Martinez.

In-Game Analysis: sviluppo e lettura di Atalanta-Inter

HIGHLIGHTS – Nel primo tempo, al 25′ Lookman su rigore, assegnato perché Zapata va a terra in area dopo un contrasto con de Vrij, supera Onana che si tuffa anche bene nel lato giusto ma non riesce a raggiungere il pallone (1-0). Poi, al 36′ Dzeko di esterno destro trova la zampata decisiva sulla palla spizzata da Lautaro Martinez su cross di Calhanoglu da sinistra, beffando così Musso (1-1). Nel secondo tempo, al 56′ Dzeko raddoppia in qualche modo spingendo in rete il pallone, crossato da Dimarco dalla sinistra, con la “collaborazione” di Maehle (1-2). E al 61′ Palomino di testa anticipa Dzeko su corner battuto da Calhanoglu e batte il suo stesso portiere (1-3). Infine, al 77′ proprio Palomino fa di tutto per anticipare Skriniar di testa e prendere il tempo anche a Onana su corner battuto da Koopmeiners, trovando la rete anche nella porta giusta (2-3).

SOSTITUZIONI – Al 72′, sul risultato di 1-3, arriva il doppio cambio iniziale di Inzaghi: fuori Bastoni e Dumfries, dentro Acerbi e Bellanova. Staffetta incrociata tra terzi sinistri e quinti destri. All’80′, sul 2-3, altro doppio cambio per l’Inter: fuori Dimarco e Mkhitaryan, dentro Gosens e Brozovic. Si tratta a tutti gli effetti di una nuova staffetta sul lato sinistro del centrocampo perché Inzaghi non altera gli equilibri e i ruoli. Infine, all 84′, ecco il quinto e ultimo cambio nerazzurro: fuori Lautaro Martinez, dentro Correa. Cambia l’attaccante argentino intorno al perno Dzeko.

Player Analysis: focus sul singolo nerazzurro

TOP – Ed è proprio il perno su cui ruota l’attacco nerazzurro (e non solo…) a fare la differenza in questo periodo: Dzeko (vedi pagelle di Atalanta-Inter). Il centravanti bosniaco segna e non è un dettaglio. Perché l’Inter di Inzaghi non ha mai problemi a costruire occasioni da gol ma a finalizzarle sì. E il fatto che ad andare in gol sia l’attaccante più esperto a livello di età, nonché il titolare più “anziano” dopo la promozione di Onana in porta, non è una buona notizia per l’Inter. La buona notizia, però, è che Inzaghi ha ritrovato un leader nel momento più buio per tanti singoli ma soprattutto per il collettivo. Il leader meno atteso (fin dall’estate), forse. Infinito.

Post-Game Analysis: considerazioni finali su Atalanta-Inter

COMMENTO – Un’altra partita che si può dividere in più parti. Nel primo quarto l’Inter gioca ma con poca convinzione per concretizzare. Nel secondo, dopo aver regalato il vantaggio su rigore, avviene la reazione che porta al pareggio. Gasperini apporta una modifica nell’intervallo, Inzaghi no. E il terzo quarto è virtualmente chiuso con l’autogol atalantino. I primi cambi di Inzaghi e gli ultimi di Gasperini riportano i padroni di casa in partita, rendendo l’ultimo quarto interessante grazie all’ennesima dormita difensiva dell’Inter su calcio d’angolo. Nel passaggio dall’1-0 all’1-3 si vede l’Inter migliore, quella che sa sfruttare il gioco sulle fasce e le verticalizzazioni per arrivare in porta. In mezzo al campo, però, si notano fin troppe pecche: l’Atalanta sembra avere sempre un uomo in più. Il possesso palla sterile addormenta un po’ la partita ma serve più alla fine (Onana ne sa qualcosa…) che all’inizio. Saper cambiare spartito, cercando il lancio lungo (dalla porta!), è la più importante novità del calcio inzaghiano di questa stagione. L’Inter batte l’Atalanta a Bergamo meritatamente ma non senza soffrire: la scelta di non cambiare alla fine premia Inzaghi contro il “camaleontico” Gasperini. E proprio i cambi in corsa mettono a rischio tutto.

OSSERVAZIONE – Ormai è fastidioso anche solo farlo notare ma è un dato oggettivo: l’Inter non può sorprendere quando scende in campo. Formazione annunciata, sostituzioni prevedibili. Tutto troppo scontato. Gasperini si ritrova a cambiare formazione all’ultimo momento, modificando idee e moduli. Cambia nuovamente nell’intervallo. E poi nella ripresa, anche in base al risultato. Inzaghi no. L’Inter inizia a e finisce con il 3-5-2. Non avendo grandi opzioni in panchina, non cambiano nemmeno gli interpreti principali. Anzi, non cambiano proprio gli interpreti. Gioca chi può e dove serve. Entra chi può e dove serve. Sintesi massima di una situazione che non può reggere nel lungo periodo. A Inzaghi servono quei tre-quattro profili su cui non può ancora contare. Non solo un centravanti come Lukaku, quindi. Fino a quel momento ci sarà sempre un alibi per giutificare il fallimento. Fallimento che non arriva a Bergamo solo “grazie” a un autogol, perché anche un pareggio in rimonta sarebbe stato negativo. E allora ben venga non cambiare nulla. Come se l’Inter di Inzaghi avesse il pilota automatico pur non potendoselo permettere. Ma il pilota di questa Inter oggi si chiama Dzeko, rimessosi al centro del villaggio nerazzurro. E Inzaghi sa che non può farne a meno. Almeno finché Lukaku non tornerà dal Qatar con il corpo e la testa sull’Inter. Degli altri forse potrebbe farne anche a meno, se solo avesse i ricambi a disposizione… E purtroppo si è visto anche in Atalanta-Inter: i ricambi dell’Inter oggi non sono all’altezza né dal 1′ né a partita in corso. E allora Inzaghi va avanti con Dzeko più altri dieci.

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