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Caos Serie A, ancora una volta si pensa a tutti tranne che ai tifosi

La Serie A è tornata nel caos Coronavirus e anche Bologna-Inter non si giocherà. In tutto questo nessuno considera i problemi che questa situazione porta ai tifosi.

NUOVI PROBLEMI – All’improvviso la Serie A si trova di nuovo immersa nell’emergenza legata all’esplodere dei casi di Coronavirus. Praticamente tutte le squadre al ritrovarsi dopo la sosta invernale devono fare i conti con qualche giocatore positivo. Numeri variabili, che hanno messo in moto il notorio meccanismo delle Aziende Sanitarie Locali, in grado di scavalcare d’autorità la Lega Serie A e imporre uno stop alle singole squadre sotto la loro giurisdizione. Un meccanismo di scelta basato totalmente su considerazioni individuali, che infatti variano di caso in caso, di regione in regione, di giornata in giornata. Cui però la Serie A deve sottostare, in nome del bene comune e del contenimento dei contagi. Un meccanismo che agisce ignorando però totalmente un attore specifico del mondo calcio. Vale a dire i tifosi.

ATTORI IGNORATI – Qualcuno pensi ai tifosi, per fare il verso a una famosa scena dei Simpson. Le partite si possono anche non disputare da un giorno all’altro, ma questo comporta tutta una serie di disservizi verso chi quelle partite vuole vederle dagli spalti. E sono tante persone, a ogni giornata di campionato. Tra tifo in casa e in trasferta, i supporters non compaiono in loco per miracolo. Ci sono spostamenti più o meno lunghi, per alcuni veri viaggi. Aerei, treni, pullman prenotati. Alberghi, ristoranti. Giornate intere programmate. Specie in date di festa, come oggi. E pagate, a cominciare dal biglietto per lo stadio. Tutte cose rese ancora più complesse dalla situazione degli ultimi due anni. Cancellare le partite con gli stadi chiusi rappresentava un problema per la Lega Serie A e i calendari. A stadi aperti, pur con capienza limitata, è un problema che coinvolge anche molte altre persone. A cui, appunto, non pensa nessuno. Se non quando c’è da fare demagogia.

POCHE ORE – Per prendere un caso specifico, non c’era alcun dubbio sullo svolgimento di Bologna-Inter fino alle 18.30 di ieri. Vale a dire a 18 ore esatte dal fischio d’inizio. Poi è intervenuta l’AUSL di Bologna, bloccando tutto. Dopo ore di dubbi e dichiarazioni varie con conseguenti rimbalzi di responsabilità, in serata è arrivata l’ufficialità: la partita non si gioca. Unico “avviso” pervenuto per i tifosi? La notizia che lo stadio Dall’Ara rimarrà chiuso. Un modo per dire, non mettetevi in viaggio nemmeno per fare presenza. Un comunicato uscito quasi a mezzanotte. A una dozzina di ore dalla partita. Per i biglietti si troverà una soluzione. Ma tutte le altre spese?

TIFOSI PAGANTI, E SOLO QUELLO – Chiaro che in presenza di una scelta di un’autorità superiore c’è poco da fare se non adeguarsi. Lo stesso, tutto questo processo ignora totalmente i tifosi, il loro ruolo e le loro necessità. Nemmeno una scusa, un accenno a chi il calcio lo guarda dal vivo. Che, da bilanci, rappresenta ancora una buona fetta del fatturato dei club. O almeno così hanno detto tutti i club quando hanno chiuso gli stadi. Peccato poi che a stadi aperti, pur a capienza limitata, i tifosi tornino ad essere solo dei paganti. Dei numeri. Che appaiono e scompaiono, senza bisogno di spiegazioni, comprensione, rispetto. Da spremere. Per poi dimenticarli.

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