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Inter, il player trading può essere la soluzione? Scelta da ponderare

L’Inter deve necessariamente cambiare il suo approccio alle operazioni di mercato. Il player trading può rivelarsi una possibile soluzione. Tuttavia è una scelta che Giuseppe Marotta e tutta la dirigenza devono ponderare con estrema attenzione.

NUOVO APPROCCIO – Da molti anni nel calciomercato si parla sempre più spesso di player trading. Letteralmente, questa espressione significa “scambio di giocatori”. Ma il reale significato è ben più profondo: con “player trading” si intende la teoria che, per ogni calciatore, prova a dimostrare l’esistenza di un picco massimo di valutazione economica, in un determinato contesto calcistico e in uno specifico lasso di tempo. Sostanzialmente, questa teoria si prefigge di individuare il miglior momento per vendere un calciatore alle migliori condizioni possibili. E, analizzando la cessione di Romelu Lukaku da parte dell’Inter, viene lecito chiedersi se questa operazione non rientri in questo approccio.

Player trading: un approccio dai vantaggi conclamati

ESEMPIO TEUTONICO – Negli ultimi anni, una delle squadre che più di altre è ricorsa a questo approccio è il Borussia Dortmund. I gialloneri hanno un attivo di mercato complessivo di 119 milioni di euro nelle ultime cinque stagioni, pur rimanendo sempre ai massimi livelli della Bundesliga. Un risultato economico passato per la cessione del 28enne Pierre-Emerick Aubameyang per 64 milioni. Ma anche per quelle dei 20enni Ousmane Dembelé e Christian Pulisic per un totale di 199 milioni. Offerte decisamente irrinunciabili, ma ribadiamo che fare player trading non significa solo (saper) vendere bene.

SERVE SCOUTING – Contestualmente al vendere un calciatore al momento del suo massimo valore (tecnico, e quindi economico) è infatti necessario compensare l’uscita di un pezzo pregiato dalla rosa. Serve pertanto una strategia di visione molto più ampia (cosa non possibile al momento, all’Inter) che garantisca una soglia minima di competitività alla squadra, così da perpetuare il più a lungo possibile l’auto-sostenibilità del mercato. Ad esempio è necessario avere un’area di scouting che funzioni alla perfezione, e che consenta di individuare prima di altri i possibili talenti del futuro (come fatto dall’Inter con Lautaro Martinez), da acquisire a costo minimo.

L’Inter può fare player trading?

VALUTARE EX POST – Come dicevamo in precedenza, cedere Lukaku a 28 anni, da MVP in carica della Serie A, a 115 milioni, è un’operazione che rasenta economicamente la perfezione. E per certi versi lo si può dire anche di quella di Hakimi, che nelle casse dell’Inter porta oltre 60 milioni di euro. Ma solo il futuro prossimo potrà dirci se i nerazzurri hanno reinvestito bene questi ricavi, dato che il player trading non comporta solo l’incasso di cifre elevate. Sempre parlando solo bilancio alla mano, l’acquisto di Denzel Dumfries come sostituto del marocchino va sicuramente in questa direzione. Meno quello di Edin Dzeko come erede del 9 belga, vista soprattutto l’età del bosniaco (classe 1986).

RISCHI DA CALCOLARE – Il player trading è un approccio al mercato dai molteplici vantaggi (visti sopra) ma non certo privo di rischi. Per certi versi l’Arsenal fu pioniere di questa strategia di composizione della rosa, ma sulla lunga distanza abbiamo visto come il progetto sia naufragato. Pertanto è forse sbagliato invocare il player trading come unica possibile strategia di sopravvivenza. Ha invece più senso affermare che l’Inter dovrà muoversi in modo sempre più oculato nel mercato. Specie nel futuro prossimo, valutando attentamente sia le offerte in arrivo, sia quelle verso l’esterno. Perché la sostenibilità economica è fondamentale, ma in fondo, nel calcio, tutto passa per la competitività.

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