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Inter, plusvalenza non fa rima con seconda stella: il mercato auto-finanziato

Inter alle prese con una nuova missione pre-stagionale, ovvero far quadrare i conti nel bilancio senza perdere competitività in campo. Un input necessario per restare in piedi a livello aziendale, ma non sempre le parole seguono i fatti e viceversa. Fare plusvalenza è un obiettivo virtuoso solo se la finalità auto-finanziare un mercato ambizioso… da seconda stella

IL MERCATO FA PAURA – Terminata la stagione sportiva sul campo, in casa Inter il motivetto è sempre lo stesso da anni: cedere per acquistare. Accettabile ma solo con l’aggiunta degli aggettivi: cedere bene per acquistare meglio. Ad esempio, cedere il 22enne Achraf Hakimi – pagato 40 e ceduto a 60 milioni di euro, bonus esclusi – dopo un anno non è “cedere bene”. Sostituirlo con il 25enne Denzel Dumfries, reinvestendo circa il 50% della plusvalenza generata da Hakimi (poco più di 27 milioni, ndr), non è “acquistare meglio”. Significa limitare i danni in modo eccellente dopo aver “bruciato” il colpo marocchino, vista la resa dell’olandese. Però è sicuramente meglio avere Dumfries sulla fascia destra e poco meno di 15 milioni in cassa se possono servire a migliorare ulteriormente la squadra, completando la rosa. Così non è stato nell’estate 2021, così sarà nell’estate 2022? I tifosi nerazzurri sono giustamente preoccupati. Le voci insistenti su Alessandro Bastoni (vedi focus) danno conferma a certe preoccupazioni. Ed è meglio arrivare preparati a ogni tipo di epilogo.

Inter tra mercato obbligato e sogni tricolori

IL PLUS… VALORE – Il mercato auto-finanziato, più che una strategia, è un obbligo aziendale mirato alla sopravvivenza. Il tifoso deve accettarlo, proprio come i dirigenti. Ma serve anche chiarezza, da parte della proprietà. E le belle parole del Presidente Steven Zhang (vedi dichiarazioni) devono essere seguite dai fatti. Perché l’obiettivo Scudetto – quello della seconda stella, sfumato quest’anno – smette di essere tale se l’Inter cede di nuovo i migliori titolari per rimpiazzarli con occasioni di mercato. Magari a costo prossimo allo zero… Non è sempre la strada giusta. Anzi, spesso è la più rischiosa. Ci sono plusvalenze che si possono fare (Mauro Icardi), altre che si devono fare (Romelu Lukaku). E altre che è meglio evitarle, finché possibile. Con i 23enni forti è più facile arrivare alla seconda stella, facendo aumentare il loro valore di mercato per poi cederli a cifre da capogiro prima che sia troppo tardi. L’Inter ha ormai pochi asset su cui possono mettere gli occhi i top club esteri. Se sacrificio dovrà essere, non potendo sperare in un bis dell’avvicendamento Icardi-Lukaku, la speranza è replicare l’operazione Hakimi-Dumfries. Perché il mercato auto-finanziato si può intraprendere ma solo avendo le idee giuste. E le plusvalenze non sono idee, bensì cifre – spesso virtuali – che finiscono in cassa senza il saggio riutilizzo per creare nuovo plusvalore tecnico: Inter, qual è il tuo vero obiettivo?

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