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L’Inter ha voluto (s)vendere Hakimi: un’operazione che fa (s)contenti quasi tutti

Hakimi da qualche ora è ufficialmente un nuovo giocatore del PSG. Lascia l’Inter dopo una sola stagione e lo fa perché non c’erano reali alternative. La decisione non è stata facile ma comunque voluta. Così come il calciatore e i club, tutti i protagonisti coinvolti – dalla proprietà all’allenatore passando per la dirigenza – possono vedere il bicchiere sia mezzo pieno sia mezzo vuoto dell’operazione. Che fa relativamente felici un po’ tutti, esclusi i tifosi interisti

HAKIMI AL PSG – La cessione di Achraf Hakimi non era nell’aria. Era già confezionata e attendeva i tempi tecnici per andare in porto. Il fatto che l’Inter lo abbia ceduto dopo una sola stagione è sinonimo di necessità. Ma guai a pensare che sia una prova di forza perché è stato ceduto a peso d’oro “solo” un terzino. La necessità è frutto di una scelta tanto ponderata quanto dolorosa. L’Inter ha voluto vendere Hakimi e l’ha fatto senza tirare la corda sul prezzo. In tempi di crisi economica (esterna) non ha senso fare sconti ma in tempi di crisi finanziaria (interna) è la mossa più facile da adottare. L’Inter ha ceduto Hakimi perché era l’unico asset in rosa che nessun altro club poteva vantare. Tradotto: a certi livelli si trattava dell’unico investimento possibile per toglierti un fuoriclasse raro nel suo ruolo. Un lusso per l’Inter di oggi, che non poteva di certo trattenere un profilo simile dopo aver annunciato la nuova politica dei tagli (vedi focus). Il nuovo contratto firmato e le ambizioni della sua nuova squadra rendono Hakimi felice per l’operazione. Averlo (s)venduto proprio a un club “amico” come il Paris Saint-Germain non è un dettaglio secondario. I francesi si sono avvicinati il più possibile al prezzo fatto dall’Inter, senza – ovviamente – bisogno di dover soddisfare la cifra piena. Altri top club avrebbero preso volentieri Hakimi a metà prezzo per sfruttare le difficoltà nerazzurre in questo periodo. Mercato libero.

Hakimi dall’Inter al PSG: il lato finanziario dell’operazione

ZHANG – Dal punto di vista della proprietà Suning, la cessione di Hakimi è una perla a livello finanziario. Acquistato per circa 40 milioni di euro più 5 bonus con contratto quinquennale da 25 milioni netti complessivi, che non diventano 50 lordi solo grazie al Decreto Crescita. Un investimento totale che oscilla tra gli 80 e i 90 milioni. Ammortamento di un anno (circa 8 milioni) e un solo anno di stipendio (6.5 milioni lordi più la differenza per l’agevolazione fiscale annullata a causa della cessione dopo un solo anno, comunque spiccioli). Di fatti Suning in un anno ha speso 1/4 del previsto: 11 milioni sono andati al Real Madrid – che adesso riceverà la parte fissa restante (30 milioni) – e 5 ad Hakimi. Oltre ai 4 milioni di bonus che il Real non vedrà mai, Suning risparmierà anche i 20 milioni netti (25-30 lordi) del quadriennale terminato anzitempo. In tutto ciò, in un anno l’Inter registra una plusvalenza di circa 28 milioni. In attesa di maturare i famosi bonus, 8 considerati facili e 3 difficili. Operazione magistrale per le direttive annunciate dal Presidente Steven Zhang: liquidità e plusvalenza, oltre al taglio dei costi. Praticamente, l’ingaggio di Hakimi passa ad Hakan Calhanoglu, che è arrivato a parametro zero. E il bilancio sorride.

Suning chiede, l’Inter risponde: il lato strategico dell’operazione

MAROTTA – Dal punto di vista dell’Inter, intesa come dirigenza guidata lato sportivo da Beppe Marotta, la cessione di Hakimi è un passo falso obbligato per respirare a livello strategico. Rinunciare all’unico vero top player in rosa, perché in un ruolo con pochissima concorrenza, non era preventivato. Gli Under-23 sono la base su cui costruire l’Inter futura e Hakimi rappresentava parte fondamentale di quell’ossatura. Un quintetto oggi ridotto a quartetto e poi chissà. Anche perché la sua partenza “salva” solo relativamente Lautaro Martinez che, finché non rinnova, continuerà a essere una mina vagante nei piani nerazzurri. Marotta si è trovato obbligato ad accelerare la cessione di Hakimi, perché gli aspetti positivi sono relativamente nulli sia dal punto di vista economico sia tecnico. La plusvalenza è minima, il sostituto adeguato non può esserci. Sarebbe stato più logico sacrificarlo a giugno 2022, iscrivendo l’operazione nello stesso esercizio di bilancio, ma a cifre maggiori e dopo aver goduto delle prestazioni di Hakimi per un’altra stagione. Ma c’era fretta di risparmiare e tagliare i costi più che aumentare i ricavi. Pertanto non si tratta di una cessione strategica per rinforzare l’Inter ma di una cessione dovuta perché voluta dai vertici. Marotta ha fatto di necessità virtù e gliene va dato atto: da manager ha fatto il meglio per seguire le direttive aziendale, pur non potendo condividere la decisione presa. Hakimi era davvero l’ultimo calciatore da sacrificare per l’Inter, ma meglio via uno subito che tre tardivi.

L’Inter di Inzaghi post-Hakimi: il lato tecnico dell’operazione

INZAGHI – Dal punto vista dell’allenatore Simone Inzaghi, la cessione di Hakimi è un dramma a livello tecnico. L’esterno destro perfetto per il suo 3-5-2, soprattutto dopo il lavoro tattico fatto in un anno con Antonio Conte a Milano. Accettando l’Inter, Inzaghi sapeva già che non avrebbe potuto contare sul classe ’98 marocchino. Resta comunque un dispiacere incolmabile. Hakimi non è rimpiazzabile sul mercato. Ma meglio rinunciare a un solo titolare anziché altri tre in più reparti (poi chissà…). Ora si può prendere un quinto destro “funzionale” al gioco di Inzaghi, magari modificando gli equilibri impostati sulle fasce nell’ultima stagione. L’importante ora è ripartire con la convinzione di poter far bene anche senza avere Hakimi sulla destra. Il downgrade è scontato ma c’è un dettaglio che non deve essere dimenticato: l’ex numero 2 dell’Inter non va a rinforzare un’altra squadra in Serie A, dove è possibile limitare i danni puntando sul nome giusto per il post-Hakimi. L’Inter ha perso un esterno formato Champions League, ma oggi gli obiettivi sono altri. Ad Hakimi va il miglior in bocca al lupo per la sua nuova avventura al PSG. All’Inter di Inzaghi, che nasce ufficialmente oggi alle ore 13:00, anche. Alla fine sono quasi tutti (s)contenti.

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