Inter-Benevento: con Barella e Lautaro Martinez si gioca in 13, trame interessanti

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31 Gennaio 2021, 00:37
Lautaro Martinez - Perisic - Inter-Benevento - Copyright Inter-News.it, foto Tommaso Fimiano Lautaro Martinez – Perisic – Inter-Benevento – Copyright Inter-News.it, foto Tommaso Fimiano
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Inter-Benevento è la tipica partita che finisce prima ancora di iniziare. La superiorità tecnico-tattica della squadra di Conte – guidata da Stellini in panchina – non dà scampo agli ospiti. Nel 4-0 di San Siro finalmente ci sono le firme di entrambe le punte, Lautaro Martinez (1) e Lukaku (2), dopo l’autogol “causato” da Eriksen. Il danese brilla nel nuovo ruolo davanti alla difesa, anche grazie a un super Barella di fianco. Ecco l’analisi tattica di Inter-Benevento

PRESENTAZIONE PRE-PARTITA

FORMAZIONE – Ecco l’undici di partenza scelto da Conte per affrontare il Benevento in Serie A: Handanovic; Skriniar, Ranocchia, Bastoni; Hakimi, Barella, Eriksen, Gagliardini, Perisic; Lukaku, Lautaro Martinez.

Inter-Benevento

Inter-Benevento formazione iniziale

MODULO – Le modifiche apportate alla formazione iniziale non snaturano l’Inter, che perde i riferimenti agli estremi (de Vrij e Sanchez) e nel 3-5-2 affida il gioco al perno centrale Eriksen.

RESOCONTO PARTITA

PRIMO TEMPO – La partita viene indirizzata subito nel modo giusto. Al 7′ Eriksen su punizione da destra mette in crisi la difesa del Benevento con una semplice palla in mezzo, decisiva la deviazione di Improta che mette la firma sull’autogol. La palla è sempre nei piedi nerazzurri, nonostante il Benevento con i lanci lunghi riesca a creare un paio di spaventi al terzetto difensivo “guidato” da Ranocchia. Eriksen in cabina di regia detta i tempi in un centrocampo dominato da un Barella più presente e preciso del solito. Come sempre meglio a destra che a sinistra, ma Hakimi manca di precisione. E alla squadra manca come al solito l’ultima giocata, che sia il passaggio decisivo o la conclusione. Con Lukaku sottotono, gli errori sotto porta dell’ottimo Lautaro Martinez diventano ancora più pesanti rispetto al solito. Il primo tempo termina 1-0: poche sbavature ma purtroppo soliti errori in zona gol.

SECONDO TEMPO – La ripresa si apre senza modifiche e con lo stesso spartito. Al 48′ Eriksen dalla distanza colpisce l’incrocio dei pali “grazie” a una deviazione, il gol di Lautaro Martinez sulla ribattuta viene annullato giustamente per fuorigioco. L’Inter aumenta il ritmo e alza ulteriormente il baricentro, vedendo il Benevento impacciato in qualsiasi tipo di giocata. Al 57′ Lautaro Martinez segna con una conclusione chirurgica sul primo palo. Al 64′ primo cambio per l’Inter: fuori Barella, dentro Vidal. Il cileno si piazza proprio sul centro-destra, tra Eriksen e Hakimi. Al 66′ Lukaku di prepotenza pesca Hakimi solo in area di rigore ma il gol viene annullato per un altro fuorigioco punibile. Subito dopo follia di Montipò, che si fa intercettare dall’aggressivissimo Lautaro Martinez e permette a Lukaku di battere a rete con facilità al 67′. Al 73′ doppio cambio per Stellini: fuori Skriniar e Lautaro Martinez, dentro de Vrij e Sanchez. Doppia staffetta. Aumenta ulteriormente la qualità in campo. Al 78′ proprio Sanchez trova in verticale Lukaku, che si gira e buca nuovamente Montipò. La partita non ha davvero più nulla da dire. All’81’ ultimo doppio cambio per l’Inter: fuori Gagliardini e Lukaku, dentro Sensi e Pinamonti. L’Inter chiude dando spazio ai meno utilizzati ma senza cambiare assetto (come da immagine sotto allegata, ndr). Nel finale, gli schemi – sempre portati avanti da Eriksen – vengono rotti solo da Sensi, che agisce in libertà più alto rispetto agli altri centrocampisti. Il secondo tempo termina 4-0: Benevento mai in partita, Inter troppo dominante.

Inter-Benevento formazione finale

Inter-Benevento formazione finale

CONSIDERAZIONI POST-PARTITA

PROTAGONISTA – Quando sbaglia sotto porta viene – giustamente – massacrato ma nessuno gli dà atto del lavoro fatto in campo: Lautaro Martinez. Conte lo imposta come spalla di Lukaku e, pur avendo caratteristiche diverse da Sanchez, finalmente riesce a giocare da n.10 per via di una posizione in campo mai limitata all’area di rigore. Lì non è ancora freddissimo come dovrebbe essere un attaccante del suo livello, ma quando spazia lontano dalla porta fa paura. In ripiegamento difensivo recupera palla come se fosse un mediano. Rincorre gli avversari, si sbatte come se fosse la versione offensiva di Barella (disumano, ndr). E poi riesce pure a trovare il gol, bellissimo. Ma è solo la ciliegina sulla torta di una prestazione maiuscola, poi condita da un assist. Se tutte le punte pressassero gli avversari come fa l’argentino quando è in serata generosa, non esisterebbe la costruzione dal basso. Sta crescendo come calciatore. Indemoniato.

COMMENTO – La formazione scesa in campo contro il Benevento non è quella titolare. Ma nessuno se n’è accorto. Dal 1′ mancano de Vrij in difesa, Brozovic e Vidal a centrocampo, Young sulla sinistra. Quattro rotazioni importanti in vista della Juventus (in Coppa Italia mancheranno per squalifica Hakimi e Lukaku). Eppure la squadra di Conte gioca a memoria, cambiando spartito. La finta staticità di Eriksen (è quello che macina più chilometri, ndr) davanti alla difesa permette alle mezzali di attaccare il campo con maggiore libertà di movimento. Il danese arretra fino alla difesa per prendere palla e la smista come e dove vuole. Davanti alla difesa fa un altro tipo di lavoro rispetto a Brozovic, che è molto più dinamico ma anche monocorde. La giocata in verticale non viene esasperata, ma quando funziona è letale. Ciò che dà equilibrio all’intero reparto è il mostruoso lavoro di Barella, che a centrocampo fa davvero reparto da solo. Anche Eriksen ringrazia. L’aggressività dell’Inter di partita in partita inizia a essere più ragionata. E parte dall’attacco. Nonostante Lukaku non sembri in serata, Lautaro Martinez è ovunque e fa da collante tra i reparti. Si parla spesso di dominio del gioco e partita a senso unico, Inter-Benevento è esattamente l’esempio giusto. Ma questa superiorità tecnico-tattica da cosa dipende? Risposta semplice: proprio dal duo sopracitato. Con Barella e Lautaro Martinez sembra di giocare in 13, perché fanno lavoro per due (e forse anche per tre). In campo continuano a vedersi ottime cose anche dopo le sostituzioni, ottimo segnale per il prosieguo della stagione. L’Inter, sempre guidata a testa alta da Eriksen, non decelera mai. Il baricentro è alto per la spinta dei terzi di difesa, molto più convincenti degli esterni a tutta fascia. La manovra funziona, palla a terra e senza azioni caotiche, con cambi di gioco interessanti. Il lavoro fatto da Conte in queste settimane sta dando frutti cambiando gli interpreti ma senza mai snaturare una squadra che difficilmente viene messa sotto dagli avversari. E con tutto il rispetto del pur ottimo Benevento, a San Siro la partita non inizia mai. Handanovic non tocca palla, tiri non ne arrivano. L’impressione è che, con tutti i titolari a regime, questa squadra possa far male a chiunque in Italia. Con un Eriksen in più nel motore, ma soprattutto gli infaticabili Barella e Lautaro Martinez, che per il gioco di Conte fanno la differenza come pochi. E possono solo migliorare. In campionato il Milan è ancora in vetta e il mercato sta per chiudersi: da questo momento in poi testa alla Coppa Italia, poi bisognerà trovare la quadra per arrivare al prossimo Derby di Milano senza lasciare punti per strada. Il giusto modo per aggredire a distanza gli avversari, più di quanto fatto in campo.




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