Mondo Inter

Berrettoni ricorda Inter-Pordenone: «Fu una festa! Spalletti e Ranocchia…»

L’Inter cinque anni fa affrontò il Pordenone negli ottavi di finale di Coppa Italia. Una serata speciale e unica per Emanuele Berrettoni, ex attaccante del club friulano che ai microfoni de lacasadic.com racconta le emozioni di quel match ma anche la grande umiltà dei nerazzurri e dell’allora tecnico Spalletti

EMOZIONI – L’Inter cinque anni fa ha affrontato il Pordenone negli ottavi di finale di Coppa Italia, sfida che si spinse incredibilmente ai calci di rigore. L’x attaccante del club friulano, Emanuele Berrettoni, ricorda le emozioni di quel match: «Per una squadra come il Pordenone giocare a San Siro contro l’Inter è l’apice della sua storia. Ma quella esperienza fu bellissima perché avevamo costruito un percorso. L’anno prima il Pordenone era retrocesso, poi era stato ripescato. Io arrivai a gennaio, la squadra inizialmente doveva salvarsi ma sfiorammo la promozione. Il Presidente Lovisa ci aveva sempre creduto, il “folle” è sempre stato lui, diceva sempre che il Pordenone sarebbe arrivato a certi livelli. La sera di San Siro non avevamo ansia, ce la siamo goduta perché era l’apice di una cavalcata».

FINO AI RIGORI – Berrettoni racconta le sensazioni di aver portato l’Inter fino ai supplementari: «Una volta arrivati ai supplementari volevamo tenere botta, ai rigori poteva succedere di tutto. Io tornavo da tanti mesi di inattività, mi ero operato al ginocchio per la terza volta e giocare prima a Cagliari poi a San Siro fu come un premio. Quando sei lì balli. Loro sbagliarono qualche occasione, noi prendemmo un palo, magari giocavano con il freno visto che affrontavano una squadra di Serie C. Però poi batter un rigore a San Siro ha avuto il suo peso. Chi si è presentato sul dischetto è stato sanamente incosciente, non si sa mai quando ricapita».

MOVIMENTO – Il Pordenone prima di affrontare l’Inter ha smosso molto i suoi social, come ben ricorderanno anche i tifosi nerazzurri: «I social? Incredibile. Il vero movimento Pordenone, il sogno, è nato lì, cresciuto con quella campagna elettorale (scherza, ndr). Il Pordenone naturalmente è stato conosciuto per i risultati sul campo, ma i ragazzi fuori hanno fatto un grande lavoro, riflettendo lo sviluppo della società in quel periodo. In quel momento mi fecero arrivare più preparato di Icardi, diciamo che sono riusciti a venderla bene. Avevamo mosso 4mila tifosi da Pordenone a Milano, anche per loro fu un evento storico. Mi ricordo che mi scrivevano tifosi anche di altre squadre o amici che mi avevano visto finire sulla Rai».

FESTA A PRESCINDERE – Per finire Berrettoni parla dell’umiltà di Luciano Spalletti e dei giocatori dell’Inter: «Negli spogliatoi alla fine fu una festa. Soltanto all’1% eravamo amareggiati, dopo avremmo dovuto affrontare il Milan tornando a San Siro, sarebbe diventata un’abitudine sennò. Mi ricordo che Ranocchia e Spalletti vennero negli spogliatoi a farci i complimenti. Ranocchia ci portò una scatola con una quantità enorme di magliette. Comunque avevamo tenuto testa all’Inter. Io presi due maglie: una di Borja Valero, l’altra di Skriniar, che l’ho regalata. I giocatori dell’Inter furono gentili e umili, dei grandi. Tutti avevamo vissuto un sogno, quell’Inter aveva Icardi, Cancelo, Perisic, era forte. Lo ritengo un privilegio aver giocato contro di loro».

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