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Marotta: «Inter, dopo Istanbul c’è autostima! Leader? Imparo sempre»

Marotta durante l’evento “Leadership e Comunicazione nel mondo dello Sport”, dal palco dell’auditorium Giorgio Gaber di Palazzo Pirelli a Milano ha parlato dei temi attuali in casa Inter e non solo.

GRANDE LEADERBeppe Marotta parla del suo ruolo da leader e dirigente: «Il calcio ormai è un fenomeno sociale, di forte aggregazione. All’inizio, l’aspetto economico era poco considerato, c’erano i mecenati che miravano al risultato sportivo poi staccavano l’assegno. Oggi alla base di tutto c’è il termine “sostenibilità”. Quindi è normale che gli azionisti diano delle linee guida che dettano il percorso, che può piacere o meno. Poi bisogna creare obiettivi, creando dei team che abbiano degli obiettivi in vari ambiti. L’importante, però, è fare squadra. Se hai questo concetto ottieni i risultati. La costruzione di una squadra di collaboratori è il compito più difficile. Quando hai la delega della proprietà è più facile fare squadra. La squadra ha degli obiettivi, un regolamento da rispettare. Quando identifichi questi concetti come la cultura del lavoro e il senso di appartenenza. Le bandiere nel calcio come Sandro Mazzola o Gianni Rivera non ci sono più e questa mancanza di senso di appartenenza si riscontra molto e invece è importante nel raggiungimento degli obiettivi».

ESPERIENZA – Marotta parla ancora di leadership, grazie alla sua enorme esperienza: «La mia furbizia è sempre quella di ascoltare negli anni, e capire le cose buone e le cazzate. Poi ho avuto presidenti molto differenti negli anni, passando da un Maurizio Zamparini all’Inter, passando dagli Agnelli e dai Garrone. Le migliori qualità per un leader sono umiltà e coraggio. In carriera ho conosciuto tanti dirigenti talentuosi che però non erano accompagnati da attitudini caratteriali. Quando sei leader devi avere anche la qualità di imparare, e io lo faccio da 45 anni».

INTER DIVERSA DOPO LA FINALE: ANCORA MAROTTA

DOPO ISTANBUL – Marotta spiega sul come gestire lo stress dei giocatori: «Ho notato che l’Inter, dopo la sconfitta di Istanbul, è migliorata molto in autostima. Io leader? Imparo sempre. All’Inter e prima ancora alla Juventus ho avuto a che fare con tantissimi campioni che certe volte esprimevano delle lamentele per alcuni dettagli. Questo ci ha portato ad elaborare il fatto di non concedere alibi ai giocatori».

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