Zenga: “Sono nato all’Inter, difficile da avversario! Stavo per tornare, ma…”

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28 Aprile 2020, 15:20
Walter Zenga
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Zenga – ex portiere dell’Inter e attuale allenatore del Cagliari -, intervenuto in collegamento durante “Casa Sky Sport” su Sky Sport 24, festeggia i suoi 60 anni odierni ricordando alcuni episodi della sua carriera calcistica. Tifoso e calciatore nerazzurro prima, allenatore avversario ma pur sempre tifoso oggi

GRANDE INTER – Oggi è “solo” tifoso, ma Walter Zenga ha iniziato come portiere nell’Inter, di cui non dimentica nulla: «Ai miei tempi posso dire che, partendo da molto indietro, Karl-Heinz Rummenigge era un giocatore di una professionalità super. “Kalle” è stato uno degli acquisti più importanti della storia dell’Inter. Come talento, assolutamente Lothar Matthaus. Un esempio banalissimo potrebbe essere Andreas Brehme, con cui mi allenavo. Tirava una volta con il sinistro e una volta con il destro, ho visto fare a pochissimi giocatori una cosa simile. Parlando di italiani, Beppe Bergomi, Riccardo Ferri, Gianfranco Matteoli e compagnia bella. Ma nella nostra Inter uno – non dico sottovalutato ma comunque preso meno in considerazione – era Alessandro Bianchi, che era un giocatore che ti dava un bilanciamento incredibile della squadra. Poi Nicolino Berti e mi fermo qui! Se noi poi mi chiamano e mi dicono: “E io no?” (ride, ndr). Ho giocato anche con Alessandro “Spillo” Altobelli ed Evaristo Beccalossi. Negli anni 80 in Serie A c’erano Michel Platini, Zico, Diego Armando Maradona, Ruud Gullit e Marco van Basten, giocatori di altissimo livello. Anche gli italiani stessi lo erano. Non dimentichiamo che la Sampdoria dava cinque giocatori alla Nazionale Italiana. E Giuseppe Giannini dove lo lasciamo in un contesto del genere?».

DA BERGOMI A PAGLIUCA – Zenga scherza sul suo compagno di stanza nonché capitano: «Quando abbiamo iniziato pensavo che lo “Zio” Bergomi fosse più grande di me, perché aveva i baffi e io non riuscivo a farmeli crescere (ride, ndr). Abbiamo passato tante serate insieme. Ora che ci penso, ha avuto una bella costanza a sopportarmi in camera! La sera prima della partita mi addormentavo presto perché non sentivo lo stress. Invece dopo la partita non dormivo mai! La differenza tra noi e Gianluca Pagliuca, o chiunque altro che ha giocato nell’Inter, è che io e Bergomi siamo nati nell’Inter, facendo tutta la trafila. Eravamo interisti prima di tutto e tutti. Siamo nati e cresciuti nell’Inter. Questa è una sottile differenza. I tifosi possono riconoscere un grande giocatore, ma un’icona fa la differenza, perché è una bandiera. Io stavo per tornare all’Inter a fare il secondo di Pagliuca, ma poi non se ne fece nulla. Ma se doveva sostituirmi qualcuno all’Inter, è stato giusto che a farlo sia stato proprio Pagliuca quando io sono andato al posto suo alla Sampdoria».

INTER DA AVVERSARIO – Giocare contro l’Inter è sempre stato “traumatico” per Zenga come allenatore: «La prima volta è stato difficile, perché era la prima partita di José Mourinho sulla panchina dell’Inter. È stato un Inter-Catania in cui sono riuscito a fare tre gol e a perdere la partita. Credo di essere stato l’unico allenatore ad aver fatto tre gol all’Inter a San Siro perdendo (ride, ndr). Siamo andati in vantaggio con Gianvito Plasmati e poi ci facciamo due autoreti, prima Christian Terlizzi e poi Giuseppe Mascara (in realtà la partita finì 2-1, ndr). Fu una partita di un’emozione unica. Anche perché Javier Zanetti prima dell’inizio mi regalò la maglia per le 473 presenze con l’Inter e ce l’ho ancora a casa. Mourinho quella sera fece una cosa simpatica, perché sulle palle inattive cambiò sempre il modo di difendere – a uomo e a zona – per metterci in difficoltà, perché noi eravamo già rodati. Anche con il Palermo è stata un’emozione forte, da 4-0 a 5-3 nella ripresa. Con il Crotone è stato devastante, dopo l’1-1 abbiamo anche rischiato di vincerla. Bergomi era venuto a vedere l’allenamento pre-partita, in cui gli ho fatto vedere esattamente quello che avremmo fatto e che poi è riuscito alla perfezione (sorride, ndr)».

ULTIMO RICORDO NERAZZURRO – In chiusura, Zenga risponde a una domanda sul momento più bello e più brutto in nerazzurro: «Inter-Salisburgo, risposta facile! Venivamo da un’annata allucinante. Continuavamo a guardarci perché prima o poi avremmo vinto una partita. E invece ci siamo ritrovati in fondo alla classifica di Serie A. In Europa stavamo facendo una cavalcata vincente, mentre in Italia andava male. Quindici giorni prima mi hanno chiamato da Genova per dirmi che sarei andato alla Sampdoria in cambio di Pagliuca. Avevo ancora la doppia finale da giocare. Ci hanno preso a pallate, ma alla fine riuscimmo a vincere la Coppa UEFA. Anche grazie a una mia parata su Marquinho, bellissima. Fu anche la mia ultima partita all’Inter, per questo dico che è stata sia la più bella sia la più brutta».


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