Zanetti: “Triplete Inter? Ecco quale fu il segreto! Hodgson risolto, West…”

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28 Novembre 2020, 23:51
Javier Zanetti Javier Zanetti
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Zanetti ha partecipato a Resenha ESPN, sul canale brasiliano. Dopo le anticipazioni riguardanti Baggio (vedi articolo) e Adriano (vedi articolo) il vice president dell’Inter si è soffermato su diversi altri temi, incluso il Triplete.

IL RIMPIANTOJavier Zanetti parla di un compagno ceduto troppo presto dall’Inter: «Roberto Carlos l’ho visto pochi giorni fa, nella partita contro il Real Madrid. È un grande amico: siamo arrivati assieme all’Inter nel 1995, poi ci siamo affrontati tante volte perché lui giocava a sinistra e io a destra. Era un attaccante in più, sicuramente aver condiviso un anno con lui è stato molto bello. Mi ricordo che, quando siamo arrivati nel 1995, eravamo molto giovani e Ottavio Bianchi, l’allenatore dell’epoca, ci disse: “Tu giochi a destra, lui a sinistra”. Nelle prime cinque partite fece quattro gol, la gente diceva che era impressionante. È stato uno dei migliori terzini della storia del calcio, con lui ho passato momenti incredibili: averlo in squadra è fondamentale. C’è successo lo stesso con Douglas Maicon, che era un attaccante aggiunto dalla difesa ed era chiave per sbloccare le partite».

L’UNICO SCREZIO – Zanetti ricorda di quando se la prese con Roy Hodgson nella finale di Coppa UEFA contro lo Schalke 04 del 1997: «Era una finale, molto sentita da parte di tutti noi. C’era tanta tensione nel match, ricordo che si andò ai tempi supplementari e poi ai rigori. In quel momento mi ero sbagliato io, perché l’allenatore stava mettendo in campo Nicola Berti per battere un rigore. In quel momento non avevo capito il cambio, ero molto giovane, ma si risolse tutto subito con un abbraccio. Uno non vuole mai uscire, ora che ho lasciato il calcio ho capito quali errori ho commesso. Lì, con tutte le pulsazioni a 120, non mi sono reso conto di certe cose».

IL RISCATTO – Zanetti parla poi del gol l’anno dopo, nella finale vinta 3-0 contro la Lazio: «Incredibile! Per prima cosa perché, quando avevo tirato in porta, non potevo credere che la palla fosse entrata. Era una finale, anche questa molto importante: sul gol di Ronaldo ero tranquillo perché l’avevo già visto in allenamento. Era impressionante: per me, l’anno che arrivò all’Inter, era nel suo momento migliore della carriera. In allenamento era uguale che in partita, Luca Marchegiani in quell’azione non sapeva dove sarebbe andato. Sono giocatori differenti, come Lionel Messi».

COMPAGNO PARTICOLARE – Zanetti risponde a una domanda di Zé Elias, che gli chiede di raccontare quando Taribo West quasi andò addosso a Mircea Lucescu: «Taribo era un difensore di grande personalità. In una partita l’allenatore Lucescu lo cambia e lui dà di matto. Non lo abbraccia, come feci io con Hodgson, ma lo voleva prendere per il collo (ride, ndr). Al di là della sua personalità era un tipo molto divertente. Con lui ci siamo divertiti tanto, soprattutto grazie a lui».

TRIONFO – Zanetti racconta il Triplete dell’Inter: «È stato un anno importante per tutti noi. José Mourinho era un tecnico di grande capacità e personalità. Trovò, in aggiunta, un gruppo che aveva molta esperienza. Abbiamo avuto momenti difficili da superare, ma la grande esperienza di tutti noi ci ha permesso di ottenere quello che abbiamo conquistato. Mourinho era la nostra guida, poi c’era una rosa che arrivò a vincere tutto con grandi uomini, più che grandi giocatori. È questo il segreto del perché abbiamo vinto il Triplete. Col Barcellona avevamo vinto 3-1, tutti dicevano che eravamo una squadra difensiva, ma guardatevi i giocatori: altro che difensiva! A Barcellona era già difficile undici contro undici, poi in dieci non potevamo fare altrimenti. Dovevamo arrivare in finale».

ORGOGLIO – Zanetti conclude sulla sua esperienza all’Inter: «Per me è un piacere far parte della storia di questo club, molto gloriosa. Mi ricordo persone come Giacinto Facchetti, Ronaldo, Roberto Baggio: ho avuto la fortuna di giocare con questi giocatori, aver solo condiviso dei momenti con loro è stato importante. Ricordo benissimo le immagini del mio saluto nel 2014, tutto quello che ho vissuto nella mia carriera ha un valore».



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