Zanetti: “Inter e asado, quanti ricordi! Il migliore con cui ho giocato…”

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18 Aprile 2020, 19:45
Javier Zanetti
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Javier Zanetti, ex capitano dell’Inter e attuale Vicepresidente del club nerazzurro, ha parlato in diretta “Instagram” con Esteban Cambiasso, dove ha raccontato la sua passione per il calcio e alcuni retroscena della sua carriera.

CARRIERA E PASSIONE – Javier Zanetti, ex capitano dell’Inter, ha parlato delle difficoltà vissute nella sua carriera: «Quando giocavo a calcetto, in un campo di terra battuta, è lì che il mio sogno è iniziato. Io ho iniziato a giocare in Argentina, dopo due stagioni al Banfield pensavo di andare in un’altra squadra forte in Argentina. Poi mi capita di fare un salto enorme venendo in Italia, all’Inter. Un Paese che ringrazierò per sempre per quanto mi ha dato e mi sta dando. Credo che senza avere la famiglia a fianco sarebbe stata molto molto dura. Bisogna saper anche convivere con le proprie delusioni, perché in una lunga carriera è normale ci siano anche le sconfitte. La cosa più importante è saper reagire. Sul momento è difficile, ma bisogna sempre trovare la forza di rialzarsi. Con l’Inter ho il 5 maggio, la semifinale di Champions League con il Milan. In quei momenti è sempre la famiglia a sostenerti».

PASSIONI – Non solo calcio, Zanetti ha infatti parlato anche delle sue passioni: «Cantare è la mia passione, ma in casa è una guerra perché anche a Sol (la figlia, ndr) piace cantare, quindi dobbiamo sempre contenderci il microfono. Mi piace molto anche il tennis, mi è sempre piaciuto. Ho seguito parecchio anche la nazionale argentina di pallavolo. Lasciando da parte il canto, mi piace tantissimo guardare e praticare diversi tipi di sport. Anche ballare mi piace, inizio sempre quando la pista da ballo apre e sono l’ultimo ad andarmene quando la pista da ballo chiude».

MIGLIOR COMPAGNO –  Tra tanti giocatori con cui ha giocato in carriera tra Argentina e Inter, ecco il migliore con cui ha avuto il piacere di condividere il campo da calcio: «Ho avuto la fortuna di giocare con grandi giocatori. Quando arrivò Ronaldo in Italia credo che fosse un giocatore impressionante. Se però devo dire il migliore con cui ho giocato, dico Roberto Baggio. Oltre a ciò che significa a livello mondiale per la sua qualità, era un giocatore che si impegnava in maniera assurda. Doveva sempre prepararsi prima dell’allenamento, si allenava tantissimo e aveva una grande passione. È un giocatore amato da tutti. Non solo per ciò che ha fatto in campo, ma anche fuori».

RITIRO – Zanetti ha anche parlato poi con Cambiasso del momento del loro ritiro: «La cosa a cui tenevo di più era poter decidere di smettere quando giocare. Non volevo vivere quel momento in cui qualcuno mi avesse detto che non ce l’avrei fatta più. Decidere di poter smettere essendo ancora integro, dopo una carriera così, è una cosa bellissima. Dopo essermi rotto il tendine d’Achille, io volevo tornare almeno a giocare una partita. Quando sono entrato in campo con il Livorno mi sono sentito bene e nello spogliatoio eravate felici che stessi bene, lì mi sono reso conto che era arrivato il momento di fermarmi e pensare al dopo».

CLAN DELL’ASADO – Una delle tradizioni più conosciute nello spogliatoio nerazzurro ai tempi della “colonia argentina” è quella dell’asado, preparato ad Appiano Gentile. Ecco i ricordi di Zanetti a riguardo: «Quando facevamo l’asado io avevo il compito più difficile: ordinare la carne. Poi Walter Samuel era quello con la fascia di capitano quando si trattava di grigliare, tu come in campo volevi che tutto fosse ordinato, mentre Diego Milito si sedeva soltanto per mangiare. Ricordo anche Julio (Cruz) che mentre Walter faceva la grigliata dopo l’allenamento se ne andava nello spogliatoio, si faceva la doccia, faceva il massaggio, poi usciva e chiedeva pure “quanto manca?”. Una cosa vergognosa. La cosa più bella però era il dopo-Asado. Ricordo pomeriggi passati con Julio Cesar, con Deki, con te e parlare fino alle otto di sera. Era una cosa bella perché potevamo parlare di tutto. Erano momenti molto belli che portano grandi ricordi, grazie a una tradizione argentina portata qui in Italia».


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