Zanetti: “Il legame coi tifosi dell’Inter sarà eterno. Tra Messi e Maradona…”

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4 Dicembre 2020, 19:39
Javier Zanetti Inter Javier Zanetti Inter
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Javier Zanetti, ex capitano e vicepresidente dell’Inter, ha rilasciato una lunghissima intervista ai microfoni di “Inter TV”. L’argentino ha affrontato diversi argomenti, a partire dal suo arrivo in nerazzurro fino ad arrivare al rapporto coi tifosi. QUI la prima parte delle dichiarazioni dell’argentino

CONNESSI – Il legame tra l’Inter e l’Argentina è profondamente radicato nella storia del club nerazzurro. Lo sa benissimo Javier Zanetti, che ha avuto modo di riscontrare la passione per la terra del Cono Sur anche in Roberto Baggio: «Anche lui è legato all’Argentina – sostiene il vicepresidente nerazzurro -. Dal primo momento che ci siamo conosciuti iniziò a parlarmi dell’amore per la mia terra e per il modo in cui viviamo il calcio noi. Ho conosciuto una persona fantastica, al di là di tutto quello che faceva in campo. Ha un’umiltà che ho visto in pochi. Questo ci ha legato molto, abbiamo un forte legame e il calcio ti dà l’opportunità di conoscere grandi campioni e allo stesso modo grandi persone. Non gli piaccioni i riflettori, somiglio più a lui. Siamo persone a cui piacciono poco i riflettori. Io lo faccio di più per il ruolo che ho, ma sinceramente se devo scegliere preferisco svolgere il mio compito e far parlare gli altri».

THROWBACK – Due flash sull’avversario più difficile, affrontato da Zanetti in Carriera, e sui due allenatori a cui è più legato: «Con Ryan Giggs ci siamo affrontati poche volte, ma entrambi andavamo su e giù per la fascia. Ho avuto la fortuna di affrontare grandi campioni. Un giorno Gigi Simoni mi disse ‘Oggi marcherai a uomo Zidane‘, che era uno difficile a cui togliere il pallone. Ma anche il primo Kakà del Milan. Per marcare questi giocatori devi avere la massima concentrazione. Allenatori migliori? Oltre Mourinho, dico Bielsa. L’ho conosciuto in un moomento importante della mia carriera, in nazionale, e ci ha trasmesso lo spirito materno del calcio, e ce lo chiedeva anche in nazionale. Sapevamo che rappresentare il paese è una delle cose più importanti. Lui oltre a essere bravo in campo, anche fuori ci lasciava tanti insegnamenti».

IL MIGLIORE – Chiosa finale sull’epopea del numero 4 e sull’eterno paragone tra Maradona e Messi: «Ho indossato pure il 22, però l’8 e il 4 sono i miei due numeri, che ho avuto anche nel Talleres e nel Banfield. Poi all’Inter c’era il 4, un numero importante ed era libero e me lo sono tenuto. Lionel Messi criticato in Argentina? Non capisco come mai possiamo criticare Messi. Faccio parte del fronte che lo difende, dobbiamo essere contenti di averlo. Ha numeri straordinari. Sul paragone con Diego Maradona, che è stato un grande, dico che Messi lo è ora. E tutti e due sono argentini, allora perché dovrei scegliere? Ci siamo goduti Diego, godiamoci Messi. Non deve per forza vincere un Mondiale per essere un grande. Si sbaglia a mettere prima i risultati. Anche io sono contento di ciò che ho vinto, ma sono più contento del percorso. Questa è la prima valutazione. I cori dei tifosi argentini? Hanno una fantasia e una passione che vivo da quando sono nato. Bastava poco per organizzare una partita in un campetto, noi la viviamo così,è un calcio vissuto a 360 gradi. Ma anche il legame coi tifosi dell’Inter durerà per sempre, me l’hanno fatto sentire da quando sono arrivato e non lo dimenticherò mai».



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